La scrittrice cresciuta nella Superba dei caruggi torna con un nuovo romanzo che sarà trasposto in versione cinematografica
Le sue storie germogliano nella Genova dei vicoli, del mare e delle vite che si intrecciano lungo il profilo del golfo ligure. Dopo 8 successi come scrittrice di romanzi, ora Emma Thompson, che ha la Superba nelle ossa e nel sangue, sta per portare la sua ultima fatica anche sul grande schermo. Sua la sceneggiatura, sua la narrazione di due vite agli antipodi che si incontrano e si supportano in un percorso difficile e accidentato, quello della vita. Ce ne racconta di più proprio l’autrice.
Si definisce una scrittrice “non professionista”, ma dopo 8 successi è difficile crederlo
«Come carattere cerco sempre di “tenermi bassa” – ride – come tante persone ho una parte più energetica e forte, e un’altra più insicura».
Questo progetto su un nuovo medium, il film, come nasce?
«È partito tutto da questo mio ultimo libro edito da De Ferrari. Da qui è nato il progetto a livello regionale con il regista Marino Carmelo, che ha già diretto il film “L’impegno in un abbraccio”. Così da “Tengo a dirlo” nascerà un vero e proprio film, da quello che all’inizio era concepito per essere un cortometraggio. Questo anche all’affetto delle botteghe che hanno accolto il set e ci hanno ospitato con entusiasmo, e all’impegno dei ragazzi che si sono impegnati molto e sono professionisti del settore: uno lavora per TeleGenova, un altro ha fatto alcuni provini, Angelo di Grumo che mi ha scoperto l’anno scorso vedendo alcune mie foto per “L’impegno in un abbraccio”, grazie al quale siamo diventati amici e cho conosciuto Carmelo. Angelo secondo me rappresenta in pieno il personaggio di Federico, un personaggio che si appassiona all’arte ligure. In Francesco invece, che sarà interpretato dal musicista Simone Alessio in arte Garibaldi, c’è tanto di me, di quella Emma che è cresciuta nei vicoli».

Che tipo di romanzo è quello che sta per portare sullo schermo?
«Il libro più importante che ho scritto, non lo dico spesso, è “Leggenda di Evelyn”; questo è stato più facile forse perché parlando di un progetto ligure, parlando di Caruggi, parlando di Genova per noi che siamo cresciuti qui, beh alle persone prende il cuore. Non parlo solo dei caruggi ma anche di Arenzano, dal ponente al levante menziono diversi posti della Liguria a cui siamo tutti affezionati. E in più c’è questa grande storia di affetto di questi due bambini, con una grande disparità sociale. Uno ha avuto la vita facile all’inizio ma poi cadrà nel baratro delle droghe, un argomento che ha toccato molti genovesi negli anni ‘70 e ‘80 (ricordo quando chi abitava in centro scavalcava le siringhe). Però il bambino, Federico, si salva grazie all’amico più povero, Francesco. E quindi c’è questa grande promessa da bambini, davanti a Palazzo Rosso, di realizzarsi nella vita. E il grande sogno sui banchi di scuola realizzato da due adulti felici, che con tante difficoltà arrivano dove vogliono arrivare».
Di solito nei suoi romanzi compaiono figure chiave di donna. Ce ne saranno in questo film?
«Mia figlia, che ha già recitato da giovane ma ora con gli studi da avvocato in corso non riesce a portare avanti questo interesse, farà Alfia, questa bambina dell’infanzia dei due protagonisti. Per Alfia adulta avrei voluto scegliere un’altra persona, perché ho recitato in “L’impegno in un abbraccio” ma in un piccolo ruolo. Vedendo poi però le prime scene e scoprendo che ero in grado di memorizzare tutto ho detto: “Va bene, farò io Alfia”. E dunque sarò lei, la figura femminile; anche se mi sento molto più simile a Francesco».
Una cosa di cui è orgogliosa e un desiderio da realizzare?
«Ciò di cui sono orgogliosa è vedere la soddisfazione dei miei figli, quando la gente mi ferma per strada perché mi riconosce. Un desiderio da realizzare».
di: Caterina Maggi