Un altro morto nelle manifestazioni aggiorna la lista di sangue del Perù, la piazza accusa Boluarte
“Non un altro morto, Dina assassina!”, “Vogliamo dignità, Dina dimettiti”. Sono i cartelli che sventolano la voce del dissenso più rumorosa, dopo i cori e le urla delle manifestazioni di centinaia di persone, di cui alcuni incappucciati e muniti di scudi, che si sono scontrate con la polizia nei pressi del Parlamento peruviano a Lima.
Si tratta dell’ennesimo episodio di violenza dopo il rifiuto dei parlamentari di dare il via libera alle elezioni anticipate, a seguito della destituzione di Pedro Castillo che aveva tentato di impedire il terzo procedimento di impeachment destituendo a sua volta il Parlamento. I sostenitori di Castillo sono in larga parte contadini e minoranze delle regioni rurali e del Sud, che si sentivano rappresentati per una volta dal governo di Castillo (ex insegnante di scuola in un villaggio) e che invece rivedono in Dina Boluarte, la presidente insediatasi dopo l’arresto del predecessore, il volto dell’establishment e di quella borghesia e industria che spesso non ha prestato ascolto ai loro bisogni.
Eppure il sangue, come chiamato, arriva. È morto infatti a causa delle gravi ferite riportate durante le manifestazioni un rivoltoso, il primo a soccombere nella capitale Lima: fino ad oggi la maggior parte delle proteste (e quindi delle vittime) si era concentrata a Puno e nelle regioni andine del Sud, dove tra l’altro i manifestanti accusano il governo e la polizia di prendere di mira esponenti politici locali dissidenti.
La piazza chiede l’anticipo delle elezioni al 2023, richiesta formulata anche dalla presidente ad interim Dina Boluarte ma respinta dal Parlamento. Secondo un sondaggio realizzato dall’Istituto di studi peruviani (Isp) il 93% degli intervistati vorrebbe andare alle urne prima del 2026 e il 73% è convinto sia necessario entro il 2023. In merito alla presidente solo il 17% degli intervistati approva a le gestione politica contro a 76% che giudica negativamente Boluarte. Anche il primo ministro Alberto Otárola non gode del favore degli intervistati, il 71% disapprova il suo operato, mentre il Parlamento è contestato dall’89% dei peruviani intervistati.
di: Caterina MAGGI
FOTO: EPA/PAOLO AGUILAR