EPA/DIEGO AZUBEL Myanmar sangue proteste manifestazioni golpe

Oggi il secondo anniversario del golpe che ha rovesciato il governo democratico e imposto una dittatura militare

Oggi sono due anni di sangue innocente versato e dimenticato in Myanmar, dove un golpe militare ha rovesciato il governo democraticamente eletto di Aung San Suu Kyi e instaurato una dittatura militare. In due anni purtroppo la sanguinosa repressione della giunta militare guidata dal generale Min Aung Hlaing sembra ben lontana dal mitigarsi.  Molti leader politici sono stati estromessi o incarcerati, come la stessa Aung San Suu Kyi e il presidente Win Myint. A Bangkok, Capitale della Thailandia e a Manila, Capitale delle Filippine, centinaia di persone sono scese in strada oggi,1 febbraio, per protestare e chiedere l’immediato rilascio dei prigionieri politici e il ritorno alla democrazia nel Paese asiatico.

Dopo una prima fase di embargo internazionale, i traffici più o meno leciti con la giunta militare sono stati per molti versi ripristinati. Secondo un rapporto dello Special advisory council for Myanmar (Sac-M) ci sono almeno 45 aziende che hanno garantito le forniture necessarie al regime per mantenere in piedi la sua macchina bellica. Queste aziende conniventi avrebbero sede in Austria, Cina, Corea del Sud , Francia, Germania, Giappone, India, Israele, Russia, Singapore, Stati Uniti, Taiwan, Ucraina e altri paesi (anche l’Italia). Continua inoltre anche la persecuzione delle popolazioni indigene e delle minoranze. Tra queste quella dei Rohingya, i cittadini birmani di fede musulmana già perseguitati dalle forze armate sotto il governo democratico.

di: Caterina MAGGI

FOTO: EPA/DIEGO AZUBEL