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È l’avvocatessa e nipote di Messina Denaro a riferirlo

«Le sue condizioni sono molto gravi. Non credo che la cella possa essere paragonata ad un ambulatorio medico. Non so se lo stanno curando bene», dice per la prima volta a RaiNews24 l’avvocatessa Lorenza Guttadauro, legale e nipote di Matteo Messina Denaro. Si riferisce al primo interrogatorio avvenuto nel carcere de L’Aquila due giorni fa, il 13 febbraio. tra il capo mafioso, il procuratore Maurizio De Lucia e l’aggiunto Paolo Guido che avevano trovato il detenuto “lucido, sereno e con tutte le cure necessarie“.

Li Gotti: “La mia opinione è che ci siano zero possibilità che Matteo Messina Denaro stia collaborando o inizi a collaborare con la giustizia, perché non ha convenienza”

«La mia opinione è che ci siano zero possibilità che Matteo Messina Denaro stia collaborando o inizi a collaborare con la giustizia, perché non ha convenienza, lui deve difendere il suo patrimonio e pensare alla sua salute, il suo problema principale. Che interesse ha, dunque, ad avviare una collaborazione, che significa anche disvelare tutti i beni posseduti? Perché la prima cosa che viene chiesta è questa» sono le parole dello storico difensore dei pentiti di Cosa nostra, Luigi Li Gotti.

Sostiene inoltre Li Gotti: «Messina Denaro è già stato condannato definitivamente a più ergastoli, dunque, qualora collaborasse, per poter accedere a chiedere dei benefici alternativi ci vogliono dieci anni dal momento in cui viene arrestato. Prima di dieci anni, anche se collabora, non può nemmeno chiedere i benefici. Un collaboratore di giustizia, infatti, prima di poter accedere ai benefici deve superare una certa soglia di espiazione di condanna, non è che inizia a collaborare e il giorno dopo accede ai benefici, no, la legge impone dei tetti».

Secondo l’avvocato «ciò significa che la malattia è uno stimolo a non collaborare, perché se è vero, com’è vero, che per ottenere benefici devono trascorrere dieci anni, uno che ha una malattia grave, almeno così hanno detto, non ci arriva a vivere altri dieci anni. Dunque, che benefici avrebbe Messina Denaro? Zero, e zero, a mio parere, sono le possibilità che collabori. Poi tutto può essere, però francamente…».

Ingroia: escludo che Messina Denaro collabori

L’ex pm antimafia Antonio Ingroia in merito al boss latitante ha le idee chiare: «escludo che un personaggio della caratura di Matteo Messina Denaro, fresco di arresto, inizi a collaborare. Poi, certo, lo sanno i magistrati, ma dall’esterno mi pare estremamente improbabile che ciò possa avvenire».

Secondo Ingroia: «ho letto che ha risposto alle domande, e questo è un dato positivo. Non c’è stata una chiusura totale, ma bisognerebbe sapere cosa ha detto rispondendo alle domande. Però, ribadisco, ritengo improbabile che Messina Denaro, uno della sua caratura, possa iniziare a collaborare a un mese dall’arresto. Ahimè – aggiunge, – siccome i collaboratori di giustizia decidono, in linea di massima, e tranne improbabili ‘pentimenti morali’, di collaborare per recuperare una speranza di vita diversa, anche fuori dal carcere, se è vero che l’aspettativa di vita di Messina Denaro è limitata, mi pare che militi contro qualsiasi possibilità di una sua effettiva collaborazione».

di: Flavia DELL’ERTOLE

Aggiornamenti di: Alice GEMMA

FOTO: ANSA