“Il più grande insulto per un anarchico è quello di essere accusato di dare o ricevere ordini” scrive dal carcere Cospito
Alfredo Cospito ha scritto una lettera che il suo legale, Flavio Rossi Albertini, ha letto durante la conferenza stampa in Senato.
«Il più grande insulto per un anarchico è quello di essere accusato di dare o ricevere ordini. Quando ero al regime di alta sorveglianza avevo comunque la censura e non ho mai spedito pizzini, ma articoli per riviste anarchiche, mi era permesso di leggere, di evolvere. Oggi sono pronto a morire per far capire al mondo cosa sia veramente 41 bis, mentre 750 persone lo subiscono nel silenzio» sono le parole dell’anarchico al 41bis.
«La mia lotta contro il 41bis è una lotta individuale da anarchico. Porterò avanti la mia lotta fino alle estreme conseguenze, non per un ricatto ma perché questa non è vita. Se l’obiettivo dello Stato italiano è quello di farmi dissociare dalle azioni degli anarchici fuori, sappia che io ricatti non ne subisco. Sono pronto a morire per far conoscere al mondo cosa è veramente il 41 bis. Da buon anarchico credo che ognuno è responsabile delle proprie azioni. Da anarchico coerente non prendo le distanze da altri anarchici per opportunismo e convenienza. Ho sempre rivendicato con orgoglio le mie azioni (anche nei Tribunali e per questo mi ritrovo qui) e mai criticato quelle degli altri compagni.
Non posso vivere in un regime disumano come quello del 41bis, dove non posso leggere quello che voglio, libri, giornali, periodici anarchici, riviste d’arte e scientifiche, di letteratura e di storia. Un regime dove non posso aver alcun contatto umano, dove non posso più vedere o accarezzare un filo d’erba o abbracciare una persona cara. Un regime dove le foto dei tuoi genitori vengono sequestrate».
Presenti alla conferenza stampa anche il professor Luigi Manconi, presidente dell’associazione A buon diritto, e la parlamentare Ilaria Cucchi.
L’avvocato ha poi espresso l’intenzione di fare ricorso alla Cedu (Corte europea per i diritti umani). «Riteniamo vi siano diversi profili che possano essere oggetto di ricorso alla Corte europea dei diritti umani. È una strada da intraprendere doverosamente – ha dichiarato Flavio Rossi Albertini – Cospito è stato fatto diventare un simbolo e probabilmente se questa storia continuerà lo diventerà ancora di più. Lunedì prossimo rivedrò Alfredo Cospito anche se ci sono colleghi milanesi che vanno a trovarlo ogni giorno. Stiamo valutando un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Lo stiamo facendo con una collega molto valida e competente nel campo dei ricorsi internazionali che si chiama Antonella Mascia. Potrebbe essere una chance per risolvere la vicenda perché gli strumenti in Italia non sono più adottabili».
Sulla vicenda si è espresso anche l’Onu: lo riportano il difensore dell’anarchico e Manconi, che citano una richiesta inoltrata il primo marzo dall’Alto Commissariato per i diritti umani allo Stato italiano per “l’applicazione di misure temporanee cautelative relative la detenzione al 41bis“. Un appello rimasto inascoltato due giorni dopo, quando “nessuna iniziativa è stata assunta dal ministro della Giustizia per revocare o quantomeno migliorare la condizione detentiva di Alfredo Cospito“.
di: Flavia DELL’ERTOLE
aggiornamenti di: Francesca LASI, Micaela FERRARO e Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/CIRO FUSCO