La Procura di Bergamo chiude l’inchiesta. Procuratore Bergamo: “zona rossa era prevista”
Si chiude l’inchiesta della Procura di Bergamo sulla gestione della prima ondata di Covid. Tra gli indagati ci sono anche Giuseppe Conte, allora presidente del Consiglio, l’ex ministro della Salute Roberto Speranza, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e l’ex assessore al Welfare lombardo Giulio Gallera.
Nel registro degli indagati comparirebbero anche il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss) Silvio Brusaferro, il coordinatore del primo Comitato tecnico scientifico Agostino Miozzo, l’allora capo della Protezione Civile Angelo Borrelli e il presidente del Consiglio superiore di Sanità, Franco Locatelli.
Le verifiche, svolte con la consulenza di Andrea Crisanti, senatore Pd e microbiologo dell’Università di Padova, sono state svolte a livello locale, regionale e nazionale.
Nel mirino degli inquirenti la gestione dell’emergenza nelle Rse della Val Seriana e nell’ospedale di Alzano, chiuso e riaperto a distanza di poche ore. Ma anche la mancata istituzione di una zona rossa e gli aggiornamenti del piano pandemico, fermo al 2006.
Secondo la Procura di Bergamo “il disastro si sarebbe potuto evitare”.
Il procuratore di Bergamo Antonio Chiappani ha dichiarato che con un “decreto” del “23 febbraio 2020 era stata richiamata la legislazione sanitaria precedente, per cui nel caso di urgenza c’era la possibilità sia a livello regionale sia anche a livello locale di fare atti contingibili e urgenti in termine tecnico, cioè di chiudere determinate zone, c’era questa possibilità e poteva essere fatto proprio in virtù di questo diretto richiamo, fatto in un decreto di emergenza del 23 febbraio”. Il problema, dunque, è che c’è stata una “insufficiente valutazione di rischio”. «Il nostro scopo era quello di ricostruire cosa è successo e di dare una risposta alla popolazione bergamasca che è stata colpita in un modo incredibile, questa è stata la nostra finalità, valutare se un’accusa può essere mantenuta come noi valutiamo di fare proprio per questa insufficiente valutazione di rischio», ha concluso Chiappani.
Conte: “sono tranquillo, ho operato con impegno”
«Apprendo dalle agenzie di stampa notizie riguardanti l’inchiesta di Bergamo. Anticipo subito la mia massima disponibilità e collaborazione con la magistratura. Sono tranquillo di fronte al Paese e ai cittadini italiani – ha dichiarato il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte – per aver operato con il massimo impegno e con pieno senso di responsabilità durante uno dei momenti più duri vissuti dalla nostra Repubblica».
Speranza: “piena fiducia nella magistratura”
L’ex ministro della Salute Roberto Speranza si è detto “molto sereno e sicuro di aver sempre agito con disciplina e onore nell’esclusivo interesse del Paese. Ho piena fiducia come sempre nella magistratura”.
«Ho sempre pensato – ha proseguito Speranza – che chiunque abbia avuto responsabilità nella gestione della pandemia debba essere pronto a renderne conto».
Fontana: “so di essere indagato dai giornali, vergogna”
«È vergognoso che una persona che è stata sentita a inizio indagine come persona a conoscenza dei fatti scopra dai giornali di essere stato trasformato in indagato. È una vergogna sulla quale non so se qualche magistrato di questo Paese ritiene di indagare. Sicuramente non succederà niente», è il commento del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana.
Gallera: “sono sereno, collaborerò con la magistratura”
L’ex assessore al Welfare della Regione Lombardia ha dichiarato di non aver ricevuto alcun atto ufficiale ma di voler collaborare con la magistratura.
«Non ho ancora ricevuto alcun atto ufficiale. Ma sono sereno e garantirò, come ho sempre fatto, la massima collaborazione alla magistratura – ha affermato Gallera – Abbiamo affrontato il Covid a mani nude e, sulla base delle pochissime informazioni delle quali potevamo disporre, abbiamo messo in campo le decisioni più opportune per affrontare l’emergenza. Ho sempre garantito ogni forma di collaborazione con la Procura di Bergamo come persona informata sui fatti, e continuerò a farlo. Come afferma la stessa Procura, l’avviso della conclusione delle indagini preliminari non è un atto di accusa bensì un’atto di garanzia per l’indagato, che viene messo a conoscenza degli atti di indagine e posto nelle condizioni di esercitare la propria difesa chiedendo l’archiviazione. Un’indagine così lunga e complessa è composta da migliaia di pagine di atti processuali, molti dei quali di natura tecnica. Se le notizie fossero confermate, chiederemo tutto il tempo necessario per esaminare gli atti e predisporre il contraddittorio affinché possa essere accertata la correttezza delle azioni messe in campo durante l’emergenza».
I familiari delle vittime: “si riscrive storia della strage”
L’associazione dei familiari delle vittime #Sereniesempreuniti scrive: «Da oggi si riscrive la storia della strage bergamasca e lombarda, la storia delle nostre famiglie, delle responsabilità che hanno portato alle nostre perdite. La storia di un’Italia che ha dimenticato quanto accaduto nella primavera 2020, non a causa del Covid19, ma per delle precise decisioni o mancate decisioni».
«Da sempre ci siamo battuti per la verità per i nostri cari – ha affermato il direttivo dell’associazione – nonostante l’omertà che ha sempre contraddistinto questa storia. Siamo andati avanti senza mai scoraggiarci nel percorso di memoria e di giustizia, confidando nella magistratura, e oggi non possiamo fare altro che ringraziare la dottoressa Rota, il suo team, e il Procuratore di Bergamo Antonio Chiappani. Questa decisione non ci restituisce i nostri cari e non cancella le lacrime che abbiamo versato, ma onora la memoria di chi ha pagato in prima persona»
L’associazione ha, poi, ringraziato gli avvocati “Consuelo Locati, Alessandro Pedone, Luca Berni, Giovanni Benedetto e Piero Pasini, vicini a noi in questa battaglia con professionalità e impegno costante”.
Secondo il team di legali dell’associazione “ora si sa che quelle persone hanno pagato il prezzo della inefficienza e della incompetenza istituzionale, ad ogni livello, e oggi finalmente qualcuno sarà chiamato a rispondere delle sue responsabilità”.
di: Francesca LASI
FOTO: ANSA/FILIPPO VENEZIA