pannelli solari ucraina

Per Mosca gli attacchi a Bryansk sono stati commessi con armi Nato: “crimine non resterà impunito”

Dopo diverse settimane di tentennamenti, Berlino mette l’acceleratore e, complici anche le crescenti preoccupazioni per un ruolo della Cina nel conflitto, da un lato aumentano le esercitazioni militari e dall’altro si intensificano le tappe diplomatiche. Venerdì 3 marzo il cancelliere tedesco Olaf Scholz è atteso alla Casa Bianca dove avrà un incontro privato con il presidente Biden. L’appuntamento avrà come oggetto anche e soprattutto il ruolo della Cina, la cui fornitura di armi a Putin potrebbe radicalmente cambiare le sorti del conflitto ma che, allo stesso tempo, rimane il primo partner commerciale della Germania.

Più o meno nelle stesse ore, Putin convoca anche un Consiglio di Sicurezza straordinario. Oggetto della riunione sarà l’attacco rivendicato da un gruppo filo-ucraino di estrema destra avvenuto a Bryansk dove hanno perso la vita due civili. Secondo il Ministero degli Esteri di Mosca “gli assassinii avvenuti ieri nella regione russa di Bryansk sono stati commessi con armi della Nato“. Un crimine che “non resterà impunito” e che legittimerebbe Mosca a chiedersi se i Paesi dell’Alleanza siano “complici in questi crimini e sponsor del terrorismo“.

Ieri il segretario di Stato americano Anthony Blinken ha avuto un breve colloquio con l’omologo russo Sergei Lavrov. In occasione di questo incontro i due non avrebbero parlato della liberazione del cittadino americano detenuto in Russia Paul Whelan. Blinken «non ha nemmeno balbettato su questo punto. Tutto ciò che il Dipartimento di Stato ha detto ieri sul fatto che Blinken ha espresso preoccupazione sulla situazione del cittadino americano è una bugia. Comportamento incredibile dell’amministrazione americana» ha dichiarato la portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova smentendo quanto precedentemente annunciato.

Il ministro Lavrov, dal canto suo, dichiara che “la guerra che stiamo cercando di terminare, e che è stata iniziata dall’Occidente contro di noi usando gli ucraini, ha influenzato la politica russa, compresa quella energetica. Ciò che è cambiato è che non faremo più affidamento su alcun partner occidentale“.

L’Alto rappresentante per la Politica estera Borrell intanto prova a diffondere un po’ di ottimismo, valutando positivamente la permanenza di Lavrov al G20 di ieri. «Questo G20 è stato un passo avanti – ha dichiarato Borrell. – A Bali Lavrov non era rimasto: ha parlato e se ne è andato. Qui è rimasto e ha ascoltato gli altri. È importante avere forum dove almeno ci ascoltiamo se non proprio parliamo. Non c’è stata una grande interazione – aggiunge – ma almeno ci ha ascoltato».

Intanto la Germania ha ospitato una serie di simulazioni di guerra condotte da generali degli eserciti Usa e ucraino. Lo scopo è quello di preparare le forze armate di Kiev all’offensiva primaverile che dovrebbe liberare i territori occupati dalla Russia.

Oltre alla conduzione di esercitazioni congiunte e all’addestramento militare, Washington annuncerà proprio oggi anche un nuovo pacchetto di aiuti che, come ha riferito il portavoce per il Consiglio della sicurezza nazionale americana John Kirby comprenderà soprattutto “artiglieria e munizioni per i sistemi che le forze di Kiev hanno già“. Reuters ha stimato il pacchetto sui 400 milioni di dollari.

Pannelli solari in arrivo

Nel frattempo si diversificano gli aiuti in arrivo da Bruxelles. La presidente della Commissione Von der Leyen ha annunciato l’invio in Ucraina di un primo lotto di 5.700 pannelli solari. «Ho promesso di lavorare con l’Ucraina sulle fonti di energia rinnovabili, importanti per la sua sicurezza energetica – spiega von der Leyen ringraziando la commissaria per l’Energia Kadri Simson. – Sono sicura che arriveranno altre donazioni».

L’invio è stato approvato nel corso dell’incontro fra Simson, l’ad di Enel Francesco Starace e il ministro dell’Energia ucraino German Galushchenko in cui è stato siglato l’impegno della compagnia italiana a donare i pannelli.

Guerra sul campo

Nella notte i russi hanno fatto saltare in aria un ponte chiave a Bakhmut, l’ultimo rimasto a collegare la città assediata al vicino villaggio di Khromove ma anche l’ultima via di rifornimento dalla città di Chasiv Yar. Nella regione permane un ordine di evacuazione. Al momento nella città sarebbero rimasti ancora circa cinquemila civili.

Che la situazione sia critica in città lo conferma anche il fondatore del gruppo di mercenari russi Wagner Evgeny Prigozhin, secondo cui le forze di Mosca avrebbero circondato Bakhmut. Prigozhin ha invitato Zelensky ad accelerare sull’evacuazione di anziani e bambini.

Guerra economica

Il Dipartimento del Commercio americano, che sovrintende ai controlli sulle esportazioni, ha aggiunto altre 37 aziende alla sua lista nera. Tra queste, ce ne sono 28 cinesi accusate di appresentare un “rischio significativo” per la sicurezza nazionale e di contribuire ai programmi di sorveglianza di Pechino.

Immediata la reazione da Oriente. La portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning ha dichiarato: “esprimiamo forte insoddisfazione ed esortiamo gli Stati Uniti a smettere di abusare di varie scuse per sopprimere irragionevolmente le nostre aziende”.

Non solo Bakhmut: a causa di una “situazione di sicurezza instabile” il comando militare di Kharkiv ha esortato le famiglie e le persone con problemi di mobilità a lasciare Kupiansk, città nell’Ucraina orientale liberata cinque mesi fa e da allora sottoposta a costanti bombardamenti da parte dell’esercito russo. Si tratta infatti di uno snodo stategico per l’approvvigionamento delle truppe russe.

di: Marianna MANCINI

aggiornamenti: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA/EPA/OLEG PETRASYUK