7 nascite e 12 decessi ogni 1.000 abitanti, la popolazione residente cala del 3% ma la popolazione di cittadinanza straniera cresce del 3,9%
L’Italia è a corto di neonati: gli indicatori demografici Istat relativi al 2022 indicano che lo scorso anno ogni 1.000 abitanti sono state registrate 7 nuove nascite e oltre 12 decessi. La natalità segna i minimi storici mentre la mortalità resta ancora elevata, un trend che spiegherebbe il calo della popolazione residente in quanto “frutto di una dinamica demografica sfavorevole che vede un eccesso dei decessi sulle nascite, non compensato dai movimenti migratori con l’estero. I decessi sono stati 713 mila, le nascite 393mila, toccando un nuovo minimo storico, con un saldo naturale quindi di -320mila unità”.
A commentare la notizia è anche Elon Musk che su Twitter replica ad un utente e cinguetta: «Italy is disappearing!».
Popolazione residente
“Alla luce dei primi risultati provvisori“, afferma gli esperti dell’Istituto di statistica nazionale, al 1° gennaio 2023 risultano 50 milioni e 851 mila residenti italiani, con un calo di 179 mila unità rispetto all’anno precedente, pari al 3%. Un dato che rallenta rispetto al 2021 e al 2020 (quando il calo era stato del 3,5% e del 6,7%) ma che preoccupa.
Il saldo demografico negativo interesserebbe in particolar modo il Mezzogiorno (-6,3%) – perdono la Basilicata, il Molise, la Sardegna e la Calabria -, seguono il Centro con il -2,6% e il Nord con il -0,9%. Aumentano invece i residenti in Trentino-Alto Adige (+1,6%), in Lombardia (+0,8%) e in Emilia-Romagna (+0,4%).
L’Italia che attrae gli stranieri
A compensare, anche se solo in parte, la perdita di popolazione residente è un saldo migratorio netto in crescita che nel 2022 si attesta con 229 mila unità in più (con 361 mila iscrizioni dall’estero e 132 mila cancellazioni per l’estero) mentre nel 2020 erano 88 mila e nel 2021 160 mila.
Al 1° gennaio 2023 la popolazione di cittadinanza straniera in Italia è di cinque milioni e 50 mila unità con un 3,9% in più rispetto al 2021. Quasi il 60% degli stranieri, pari a due milioni e 989 mila unità, risiede al Nord, per un’incidenza dell’11%, la più alta del Paese. Risulta attrattivo per gli stranieri anche il Centro, dove risiede un milione e 238 mila individui (25% del totale) con un’incidenza del 10,6%, al di sopra della media nazionale. Il Mezzogiorno ha invece meno presenza straniera, 824 mila unità (16%), per un’incidenza del 4,2%.
Cresce la speranza di vita
Secondo le rilevazioni Istat la speranza di vita alla nascita nel 2022 è stimata in 80,5 anni per gli uomini (con una crescita di circa due mesi e mezzo rispetto al 2021) e in 84,8 anni per le donne (stabile rispetto all’anno precedente).
I livelli di sopravvivenza del 2022 risultano ancora sotto quelli del periodo pre-pandemico, registrando valori di 6 mesi inferiori nei confronti del 2019, sia tra gli uomini che tra le donne. Proprio la pandemia potrebbe aver influito sul dato immutato della speranza di vita per le donne: l’impatto della crisi sul sistema sanitario, e la conseguente difficoltà nella programmazione di visite e controlli medici, potrebbero esser state particolarmente forti per le donne, più inclini degli uomini a fare prevenzione.
di: Alessia MALCAUS
FOTO: ANSA/MATTEO CORNER