Entro il 2030 il Governo vuole coprire l’80% del fabbisogno con le rinnovabili
La Germania ha detto ufficialmente basta al nucleare, spegnendo le ultime tre centrali rimaste in funzione sul territorio: Isar 2 (sud-est), Neckarwestheim(sud-ovest) ed Emsland (nord-ovest) hanno cessato così il loro lavoro.
Dopo il disastro di Fukushima del 2011 Angela Merkel aveva voluto lo stop e questi tre reattori erano gli unici rimasti in funzione dopo il ridimensionamento.
La tappa storica (definita “la fine di un’era” dalla società energetica Rwe) è stata posticipata a causa del conflitto in Ucraina e della crisi energetica che ne ha fatto seguito.
Berlino ora guarda al futuro. entro il 2030 l’obiettivo del Governo è di coprire l’80% del fabbisogno di elettricità tramite le energie rinnovabili.
I tedeschi non sembrano però condividere la decisione del Governo: in un recente sondaggio per il canale televisivo pubblico ARD, il 59% degli intervistati giudica infatti una cattiva idea privarsi del nucleare oggi, con la situazione geopolitica che è andata profilandosi.
Gli ambientalisti si sono detti inoltre fortemente contrari. Greta Thunberg era intervenuta nel dibattito definendo “un grosso errore” la scelta di spegnere i reattori soprattutto perché la Germania è ancora lo stato stato che produce la maggior quantità di CO2 dell’Unione Europea. Qui, il carbone rappresenta ancora un terzo della produzione di elettricità, con un aumento dell’8% lo scorso anno per far fronte all’assenza del gas russo.
di: Micaela FERRARO
FOTO: PIXABAY