È l’allarme lanciato da un report del Fao che mostra una preoccupante tendenza al deterioramento. Tra le cause conflitti, eventi meteorologici estremi e pandemia
258 milioni di persone hanno vissuto nel 2022 in condizioni di estrema insicurezza alimentare, termine con il quale si indica l’impossibilità di consumare cibo adeguato tanto da essere in pericolo di vita. A riportare il dato è il Rapporto globale sulle crisi alimentari pubblicato dal Global Network Against Food Crises (GNAFC), la rete di agenzie internazionali lanciate nel 2016 da Fao, Programma Alimentare Mondiale e Unione Europea per debellare la fame nel mondo entro il 2030.
Lo scorso anno il fenomeno avrebbe interessato ben 58 Paesi, tra le maggiori cause individuate – e commentate dal direttore delle emergenze e della resilienza della Fao, Rein Paulsen – ci sono conflitti, cambiamenti climatici, pandemia di Covid-19 e la guerra in Ucraina. A soffrire di più sono i Paesi con un’elevata dipendenza delle importazioni di prodotti alimentari, di conseguenza più sensibili alle oscillazioni dei prezzi.
In alcuni dei Paesi colpiti, Somalia, Afghanistan, Burkina Faso, Haiti, Nigeria, Sud Sudan e Yemen, la popolazione ha affrontato il rischio di morte per fame, soprattutto in Somalia (57%), schiacciata dal peso della siccità. Nel 2021 il fenomeno dell’insicurezza alimentare riguardava 193 milioni di persone in 53 Paesi: un aumento causato in parte da un campione più ampio di popolazione analizzato per il report ma che comunque evidenzia una “preoccupante tendenza al deterioramento“.
In 30 dei 42 principali contesti di crisi alimentare analizzati nel rapporto, oltre 35 milioni di bambini sotto i cinque anni hanno sofferto di deperimento o malnutrizione acuta, di cui 9,2 milioni con grave deperimento, la forma di denutrizione più pericolosa per la vita.
di: Alessia MALCAUS
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