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I membri della guardia presidenziale si sono ammutinati. Destituito il presidente Bazoum

Golpe in Niger.

Il presidente Mohamed Bazoum è stato destituito dal suo incarico con un colpo di Stato messo a segno dai membri della guardia presidenziale. I militari si sono ammutinati, agendo per conto del Consiglio nazionale per la salvaguardia della patria, e hanno sciolto la Costituzione. Inoltre è stata annunciata la chiusura dei confini del Paese ed è stato imposto un coprifuoco a livello nazionale.

Il colonnello Amadou Abdramane ha annunciato in televisione l’accaduto, con 9 soldati in divisa dietro di lui: «noi, le forze di difesa e di sicurezza abbiamo deciso di porre fine al regime che conoscete. Ciò segue il continuo deterioramento della situazione della sicurezza e la scarsa governance economica e sociale». Abdramane ha invitato i partner esterni a “non interferire”.

Il golpe è iniziato quando i membri della guardia presidenziale hanno circondato il palazzo presidenziale nella capitale Niamey bloccando l’ufficio e la residenza del presidente Mohamed Bazoum, alleato chiave dell’Occidente nella lotta contro la militanza islamista in Africa occidentale. Sembra che la motivazione sarebbe stata l’intenzione di Bazoum di destituire il comandante della Guardia Presidenziale, il generale Omar Tchiani.

Intanto il dipartimento di Stato americano aveva fatto sapere che il segretario Antony Blinken in giornata aveva parlato con il presidente del Niger, assicurando il sostegno degli Stati uniti mentre si infittivano le voci di un tentativo di colpo di Stato. “Il Segretario ha trasmesso il fermo sostegno degli Stati Uniti al Presidente Mohamed Bazoum e alla democrazia del Niger”, era stato comunicato.

Il vicepremier italiano Antonio Tajani ha spiegato al termine del Consiglio dei ministri ieri sera, 26 luglio, che i “circa 170 italiani” che vivono in Niger “sono stati tutti contattati dall’Unità di crisi della Farnesina, e tutti sono stati invitati a rimanere nelle loro abitazioni”. «Per quanto riguarda i nostri connazionali ci sono notizie positive e sono al sicuro. Alcuni spari hanno avuto luogo attorno al palazzo presidenziale tra le guardie presidenziali e l’esercito. Vedremo come evolve la situazione. Il Niger è un paese strategico per la stabilità dell’area del Sahel, e seguiamo con la presidente del Consiglio minuto per minuto l’evolversi della situazione».

Secondo l’esperto di intelligence Andrea Silvestri, intervistato da LaPresseil Niger è un Paese fondamentale per la regione del Sahel, sia per quanto riguarda la tratta dei migranti che nell’ambito della lotta al terrorismo. Inoltre è ricco di uranio. Ci sono diversi interessi in ballo“. In caso di guerra civile i problemi potrebbero acuirsi, ma in ogni caso “il Niger è una sorta di hub di raccolta ma la maggioranza dei migranti non sono nigerini ci sarebbero rischi legati al controllo ma, qualora molte persone dovessero decidere di lasciare il Niger, il loro approdo principale sarebbero i Paesi africani limitrofi. Ancora di più dopo la condanna del golpe da parte dell’Unione africana che si è detta pronta a sostenere la cittadinanza“.

L’Onu ha sospeso le operazioni umanitarie nel Paese. Lo ha dichiarato il portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric. «l segretario generale Antonio Guterres segue da vicino la situazione in Niger – ha dichiarato Dujarric – Condanna con la massima fermezza qualsiasi tentativo di prendere il potere con la forza e di minare il governo democratico, la pace e la stabilità in Niger».

In base ai dati dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha), le persone che necessitano di assistenza umanitaria in Niger sono aumentate da 1,9 milioni nel 2017 a 4,3 milioni nel 2023. Il numero di persone colpite da grave insicurezza alimentare potrebbe raggiungere i 3 milioni prima del prossimo raccolto.

Secondo la Francia quello avvenuto non sarebbe un golpe “definitivo” e la situazione nel Paese è considerata “fluida” e si intravede una “via d’uscita”. Intanto la ministra degli Esteri di Parigi ha chiesto il rilascio del presidente Bazoum e della sua famiglia, indicandolo un “prerequisito per il ritorno all’ordine costituzionale“.

di: Micaela FERRARO

aggiornamenti di: Francesca LASI

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