SOFIA CASTELLI COLOGNO MONZESE

La decisione della gip di Monza dopo l’interrogatorio del 23enne

Non è stato convalidato ilf ermo per Zakaria Atqaoui, reo confesso del femminicidio dell’ex fidanzata Sofia Castelli. La decisione è stata presa dalla gip del tribunale di Monza Elena Sechi perché non ci sono ulteriori elementi “a fondamento del pericolo di fuga”. Per il giovane è stata comunque disposta la custodia cautelare in carcere. La gip ha riconosciuto la premeditazione.

Nell’ordinanza di custodia cautelare la gip Sechi ha scritto che gli elementi raccolti finora “consentono di ritenere la sussistenza della gravità indiziaria” anche in relazione all’aggravante della premeditazione perché gli “intenti omicidi” “non sono affatto ‘improvvisi’”.

Nell’ordinanza si legge ancora che il 23enne ha confessato di essersi nascosto nell’armadio della camera da letto di Castelli “perché volevo cogliere sul fatto Riccardo e Sofia”. Il pomeriggio precedente Atqaoui si era presentato a sorpresa nell’abitazione della giovane, – dove lui stesso aveva vissuto e dove ha rubato un mazzo di chiavi– per parlare con l’ex fidanzata e, avrebbe dichiarato, “avevo visto nella lavagna attaccata sul frigorifero che il giorno dopo le ragazze (Castelli e l’amica che la notte dell’omicidio ha dormito in casa sua) si sarebbero incontrate con due ragazzi a me noti”.

Dall’ordinanza emerge che Castelli è stata uccisa “con almeno tre coltellate al viso e al collo”. «Sofia dormiva – avrebbe dichiarato il 23enne agli investigatori – Mi sono scagliato contro di lei, ho sferrato il primo colpo al collo e poi altre due volte. Quando ho preso coscienza di ciò che era successo ero zuppo di sangue fuori dalla stanza. Mi sono tolto i vestiti. Tremavo. Non mi sentivo bene. Sono andato in sala, ho messo dei vestiti, credo che fossero del padre. Ho messo le scarpe di Sofia».

Nella serata di mercoledì 2 agosto a Cologno Monzese si è tenuta una fiaccolata per ricordare la giovane.

L’1 agosto il 23enne è stato interrogato per quasi cinque ore dalla gip Sechi nel carcere di Monza. Stando a quanto riferito dalla legale di Atqaoui Marie Louise Mozzarini, il giovane “continua a collaborare”. Il 23enne è accusato di omicidio con l’aggravante della premeditazione.

«Vogliamo sapere quanto accaduto negli ultimi attimi di vita di Sofia». È questa la volontà della famiglia Castelli, riferita dall’avvocato Giuseppe Policastro, che ha chiesto “rispetto per il dolore della famiglia”, sostenendo che ora è “il momento del silenzio”. Policastro, ha spiegato, è in attesa degli esiti degli accertamenti sul cellulare di Castelli e nel suo appartamento “per avere un quadro completo di quanto accaduto”.

di: Francesca LASI

FOTO: ANSA/LAUDADIO