La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per tentato omicidio
Oggi, 30 agosto, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per tentato omicidio a carico di Sergio Del Prete, il bielorusso arrestato ieri sera per aver provato ad investire, con uno scooter, il prete antimafia da sempre impegnato nella lotta allo spaccio di droga e alla mafia, don Coluccia a Tor Bella Monaca, in via dell’Archeologia.
La scorta ha messo in sicurezza Coluccia, chiamato il “prete anti spaccio”. Un agente è rimasto lievemente ferito. L’aggressore, colpito a un braccio da una pallottola della polizia, è ora in stato di fermo: si tratterebbe di un 28enne di origine bielorussa con precedenti penali. Sia il poliziotto, sia l’aggressore sono stati trasportati in ospedale. Il 28enne è stato arrestato.
Nel suo zaino sarebbe stati ritrovati un martello e una mannaia e quindi adesso si sta valutando se contestare anche l’accusa di porto d’armi abusivo. Prossimamente il pm chiederà la convalida dell’arresto e l’uomo comparirà davanti al gip.
«Desidero rivolgere a don Antonio Coluccia e ai componenti della sua scorta le espressioni della più sentita solidarietà e vicinanza per quanto avvenuto ieri sera a Tor Bella Monaca. La sua missione dedicata al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti nelle periferie e a coloro, spesso di giovane età, che convivono con la piaga della tossicodipendenza, va sostenuta e incoraggiata», ha detto il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana.
«L’opera che da molto tempo svolge don Antonio Coluccia nelle periferie di Roma sia a favore di coloro che vivono il dramma della dipendenza dalle droghe che nel quotidiano contrasto agli spacciatori di morte, è tanto difficile quanto preziosa. Sono certo che quanto avvenuto ieri sera a Tor Bella Monaca non fermeranno le sue battaglie a favore della legalità e della vita. A lui e agli uomini della sua scorta giunga la mia piena e convinta solidarietà», ha detto Ignazio La Russa, presidente del Senato.
L’incontro con Meloni a Palazzo Chigi
Nella serata di mercoledì 30 agosto Don Coluccia è stato ricevuto dalla premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi.
«Ho raccontato le criticità del crimine sulla città (e) del welfare criminale» ha dichiarato il sacerdote, affermando che Meloni “ha promesso che farà un giro nelle periferie, quando e come non lo so ma ha promesso che verrà: l’ho vista molto convinta e credo che i cittadini di questi territori hanno bisogno di vedere uno Stato di prossimità”.
In una nota di Palazzo Chigi si legge che Meloni “ha espresso al presbitero il pieno sostegno e la massima solidarietà del governo e lo ha ringraziato per il suo infaticabile impegno contro la criminalità organizzata, lo spaccio di droghe e l’illegalità. Il Presidente del Consiglio si è informato sulla situazione nel territorio dove opera il parroco e ha ribadito l’impegno dell’Esecutivo per combattere la criminalità organizzata e per sostenere il recupero sociale ed economico. Inoltre, il Presidente Meloni si è informato anche sulle condizioni cliniche dell’agente di polizia di scorta del sacerdote, rimasto ferito nel corso dell’aggressione”.
Don Coluccia: “l’aggressione non mi fermerà”
Il ministro dell’interno Matteo Piantedosi e il capo della polizia Vittorio Pisani hanno contattato telefonicamente don Coluccia per sincerarsi delle sue condizioni.
«Sto bene, sono rimasto illeso. L’aggressione non mi fermerà. Continuerò la mia battaglia che sto portando avanti contro la criminalità che controlla le piazze di spaccio a San Basilio, Quarticciolo e Tor Bella Monaca» ha dichiarato il sacerdote.
E poi racconta il fatto: «si è fermato e dopodiché io stavo attraversando le strisce pedonali, io gli ho fatto un cenno, lui ha detto qualcosa che non ho capito e poi ha accelerato per prendermi. Sono stato coperto dall’agente di scorta che è stato anche trascinato sulle macchine in sosta. La mia attività pastorale in quel territorio dà fastidio, nelle crack house ci sono ancora messaggi contro la polizia. Qui forse è anche peggio di Caivano, dove è mancato forse il coraggio di occupare quel parco. Non ci sono zone impenetrabili nelle città. Ci sono persone di coraggio che ogni giorno pagano con la propria vita. Pensate a quante persone oggi in questi territori viene rubata la speranza».
di: Francesca LASI
Aggiornamento di: Alice GEMMA
FOTO: ANSA/MASSIMO PERCOSSI