Le critiche delle opposizioni
Elisabetta Casellati, ministra per le Riforme costituzionali, ha comunicato che molto presto arriverà sul tavolo del Governo, in uno dei prossimi Cdm, il “premierato all’italiana”.
Il testo, infatti, necessita ancora di qualche piccolo aggiustamento. Giorgia Meloni aveva annunciato che la modifica della Costituzione che prevede l’elezione diretta del presidente del Consiglio sarà “uno dei primi provvedimenti” che l’esecutivo approverà. La riforma ha il duplice obiettivo di “dare stabilità ai governi e far decidere ai cittadini chi debba governare”.
Successivamente si sentirà il Parlamento. «Mi auguro che si possa trovare con le altre forze politiche un punto di caduta e quindi un largo consenso in Commissione così come in Aula. Sono fiduciosa sulla collaborazione di tutti i partiti», dice.
Gran parte delle opposizioni però non sono d’accordo soprattutto sul fatto che l’elezione diretta del presidente del Consiglio finirebbe di fatto per indebolire la figura del presidente della Repubblica e il suo ruolo di garante della Carta e svuotare i poteri che la Costituzione affida al Parlamento.
Pd: “questa riforma svuota i poteri del Parlamento”
«La proposta peggiore che si potesse mettere in campo è l’elezione diretta del premier. Indebolisce la figura del presidente della Repubblica, che diventa residuale. E svuota di poteri il Parlamento, perché mette in campo un presidente del Consiglio da cui dipende il destino della legislatura – ha detto Alessandro Alfieri, responsabile Riforme nella segreteria di Schlein -. Dobbiamo superare i listini bloccati. Quindi siamo più che disponibili a confrontarci».
Anche Matteo Renzi non dà credito alla riforma del governo: «mia previsione: la destra non avrà il coraggio di andare avanti. Sono troppo divisi. E l’elefante nella stanza si chiama Roberto Calderoli che sul disegno di legge sull’autonomia si sta giocando la partita della vita. A trovare un punto di caduta sull’elezione diretta del premier potrebbero pure riuscire, anche se hanno già perso un anno. Ma sull’autonomia li vedo ancora molto in panne. Sintesi: resterà tutto com’è, anche se spero di sbagliarmi».
Carlo Calenda invece si difende dall’accusa di aver fatto retromarcia dopo la rottura con il leader di Iv: «Giusto spiegare. Non ho cambiato idea. Ho messo nel programma del terzo polo il Sindaco d’Italia perché era un cavallo di battaglia di Matteo, per lui non negoziabile. E quando si fanno alleanze è normale fare compromessi. Prendete le dichiarazioni precedenti all’alleanza. Sempre parlato di ‘indicazione del Presidente del Consiglio».
di: Alice GEMMA
FOTO: ANSA/ANGELO CARCONI