Nell’hotspot di Lampedusa 2200 persone

«Non permetterò che l’Italia diventi il campo profughi d’Europa»: così Giorgia Meloni, arrivata a New York per l’Assemblea Generale dell’Onu, ai cronisti statunitensi.

La premier parla del “problema libico, che finora è stato tenuto sotto controllo” ma complicatosi a causa delle gravi inondazioni che hanno paralizzato il Paese. Su cosa puntare? «Bisogna dichiarare guerra ai trafficanti di uomini», mentre “il problema non si risolve con i ricollocamenti“, ma fermando le partenze illegali.

«Finché in Europa pretendiamo di discutere sulla distribuzione delle persone non ne verremo a capo: l’unico modo serio per risolvere la questione è lavorare insieme sulla difesa dei confini esterni». Meloni ha avuto un colloquio anche con Erdogan, che “ha dato dei segnali di attenzione, ad esempio con i visti ma credo che si possa fare di più, credo anche sul fronte mediterraneo e in particolare sulla Libia“.

La linea rimane dunque la stessa: «avanti con il Memorandum di Tunisi», dopodiché lo stesso modello, come indicato dalla Commissione, potrebbe essere utilizzato anche con altre nazioni. A margine dell’assemblea generale dell’Onu, la presidente del Consiglio ha anche avuto dei bilaterali a focus migranti con gli omologhi della Guinea Bissau, del Kenya e del Senegal.

A proposito delle nuove missioni navali come “Sophia” il portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri, Peter Stano, ha ricordato che “in linea di principio le nostre missioni sono strumento della politica di sicurezza e difesa comune dell’Unione europea e come tali vengono concordate e decise dagli Stati membri“. Quindi la decisione “è nelle mani degli Stati membri decidere di lanciare una missione, di eliminare gradualmente una missione, di adattare una missione, di definire o ridefinire il mandato della missione“. Stano ha poi aggiunto che “si tratta di una decisione nelle mani degli Stati membri e presa all’unanimità. Quindi non sta a noi commentare le idee nazionali di questi dibattiti. Per noi è importante che i membri lo decidano insieme e in un’atmosfera di riservatezza e consenso, il che significa che ogni decisione viene presa all’unanimità da 27 Stati membri“.

Polemica sui Cpr

Si accende anche il dibattito sui Cpr, i Centri di permanenza per i rimpatri. L’apertura di nuove strutture sul territorio ha già destato la preoccupazione di diversi presidenti di Regione. Mentre Zaia dice di “non saperne nulla“, frenano anche Toscana e Alto Adige.

Critico Bonaccini che parla di “parole al vento” da parte de Governo: «se vogliono discutere di qualsiasi cosa ci chiamano e discutiamo insieme, soprattutto capiamo qual è la ridistribuzione in Italia, per me in questo momento di Cpr non se ne parla assolutamente» dichiara, ricordando che l’Emilia Romagna è la Regione che accoglie più persone al momento.

Secondo quanto previsto dal dl Sud pubblicato oggi in Gazzetta i Cpr sono “opere destinate alla difesa e sicurezza nazionale” ed è previsto un fondo da 20 milioni di euro, per il 2023, per la loro realizzazione. Sarà il Ministero della Difesa a progettare e realizzare “delle strutture individuate dal piano, dislocate sul territorio nazionale“, “mediante le proprie competenti articolazioni del Genio militare, l’impiego delle Forze armate e avvalendosi di Difesa Servizi spa“.

Sarà possibile prorogare fino a 18 mesi la permanenza nel Cpr di un migrante destinato all’espulsione se “l’operazione di allontanamento sia durata più a lungo a causa della mancata cooperazione da parte dello straniero o dei ritardi nell’ottenimento della necessaria documentazione dai Paesi terzi“.

Polemiche a Genova: minori nei container

Intanto la polemica scoppia anche a Genova, dove l’amministrazione comunale ha individuato quale soluzione abitativa per minori stranieri un container. «Un container. È questo il luogo scelto dal Comune di Genova per ospitare, nel quartiere di Rivarolo, i minorenni stranieri giunti in città. Un mezzo pensato per contenere e trasportare merci utilizzato per alloggiare delle persone, in questo caso bambini e ragazzi migranti» denuncia Defence for Children che attacca “anni di progressivo smantellamento del sistema di accoglienza riservato alle persone minorenni“.

Ancora sbarchi nella notte a Lampedusa

171 persone sono sbarcate nella notte a Lampedusa, salpati da Zwara in Libia o dalla Tunisia. Al momento nell’hotspot ci sono 2.200 persone.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI/FILIPPO ATTILI