MELONI RAMA

Il documento sulla gestione dei flussi migratori è composto da 14 articoli. Nell’intesa viene specificato che sarà garantito il diritto alla difesa

Il protocollo d’intesa sulla gestione dei flussi migratori siglato dalla premier Giorgia Meloni e il primo ministro albanese Edi Rama è composto da 14 articoli e 9 pagine. Lo ha riferito l‘ANSA.

Il Protocollo resterà in vigore per cinque anni. LaPresse riporta che all’articolo 13 si legge: «il presente Protocollo entra in vigore alla data concordata tra le Parti con successivo scambio di note. Il Protocollo resta in vigore per 5 anni. Salvo che una delle due Parti comunichi, con preavviso di almeno sei mesi rispetto alla scadenza, la propria intenzione di non rinnovare il presente Protocollo, questo è rinnovato tacitamente per un ulteriore periodo di 5 anni».

«Ciascuna delle Parti – si legge – può, in qualsiasi momento, denunciare il presente Protocollo, con un preavviso scritto di sei mesi. La denuncia dà notizia delle motivazioni alla controparte. Il Protocollo può essere denunciato non prima di un anno dalla sua entrata in vigore».

L’intesa, si legge, è stata siglata “in osservanza degli accordi internazionali nell’ambito della tutela dei diritti dell’uomo e, in particolare, nell’ambito della migrazione”. Italia e Albania ritengono “necessario intensificare la collaborazione nell’ambito della gestione dei flussi migratori, anche in considerazione della vicinanza geografica e della comunanza di interessi e di aspirazioni” e si dicono “certi delle azioni da intraprendere per la prevenzione dei flussi migratori illeciti e della tratta degli esseri umani e, nel contempo, per garantire la tutela dei diritti dell’uomo”.

Nel protocollo vien spiegato che nei centri per le persone migranti sarà assicurato il diritto alla difesa e all’assistenza legale, e che sarà permesso l’accesso alle strutture di avvocati e ausiliari, organizzazioni internazionali e agenzie Ue che forniscono consulenza e assistenza ai richiedenti protezione internazionale, nei limiti della legislazione italiana, europea ed albanese. Le persone potranno restare non oltre il periodo massimo di trattenimento consentito dalla vigente normativa italiana e a fine procedure le autorità italiane provvedono all’allontanamento, con spese a carico dell’Italia.

Le strutture per “le procedure di frontiera o di rimpatrio” in Albania saranno “gestite dalla competente autorità della parte italiana secondo la pertinente normativa italiana ed europea” e anche le eventuali contese “sono sottoposte esclusivamente alla giurisdizione italiana”. I costi di costruzione e gestione delle strutture, il trasferimento delle persone migranti e i servizi sanitari, saranno “totalmente a carico della parte italiana”.

L’accordo è stato comunicato alla Commissione Ue.

di: Francesca LASI

FOTO: ANSA/GIUSEPPE LAMI