La zona è ricca di petrolio ed è attualmente amministrata della Guyana
Erano più di 20,6 milioni i venezuelani chiamati alle urne dal Governo del presidente Nicolás Maduro per rispondere alle cinque domande del referendum consultivo sull’Esequibo, regione ricca di petrolio e minerali la cui sovranità è contesa alla Guyana che la amministra. Con l’approvazione di circa 10,5 milioni di “sì”, la proposta è passata e nel territorio conteso verrà creato uno Stato di giurisdizione venezuelana.
L’appuntamento elettorale si è svolto in un clima teso dopo che Venezuela e Guyana non sono riusciti a trovare un accordo per risolvere un contenzioso molto vecchio. Stando al referendum, agli attuali e futuri residenti dell’area sarà concessa la cittadinanza. Il presidente Maduro ha parlato di un “successo totale per il no stro Paese, per la nostra democrazia“.
Due giorni fa la Corte internazionale di giustizia (Icj) dell’Aja aveva pubblicato una risoluzione letta come una vittoria da entrambe le parti. La Guyana ha esaltato l’avvertenza formulata dalla Icj a Caracas di “astenersi da iniziative che dovessero modificare la situazione prevalente nel territorio in litigio”. Il Venezuela si era invece rallegrato perché la Corta non aveva deciso limitazioni al referendum, neppure per il quinto quesito in cui si chiede se “si è d’accordo con la nascita della Guyana Esequiba come futuro Stato del Venezuela“.
Anche leader oppositori, come Henrique Capriles, avevano annunciato la loro partecipazione al referendum, mentre Maria Corina Machado, vincitrice delle primarie dell’opposizione in vista delle presidenziali del 2024, aveva chiesto la sua sospensione ritenendo che potrebbe “danneggiare” la difesa venezuelana.
Per decenni il contenzioso ha dormito nei cassetti della diplomazia, ma è stato ravvivato nel 2015 quando la statunitense ExxonMobil ha rilevato nell’area importanti riserve di petrolio.
di: Alice GEMMA
aggiornamento di: Marianna MANCINI
FOTO: EPA/Miguel Gutierrez