Nei documenti per le persone straniere è stata inserita l’opzione “genere indeterminato”, oltre a “uomo” e “donna”. L’aggiunta, però, non riguarda i cittadini e le cittadine spagnole
Novità in Spagna: i cittadini stranieri potranno scegliere l’opzione “genere indeterminato”, con la dicitura “X”, sui documenti e nei formulari, oltre a “uomo” e “donna”. La decisione dei ministeri dell’Inclusione sociale e degli Interni, come riporta ElDiario.es, arriva dopo la vittoria giudiziaria dell’attivista Andrea Speck, prima persona non binaria iscritta al Registro centrale dei cittadini stranieri con “genere indeterminato”. La sentenza era stata emessa nel maggio 2023 dal Tribunale di Giustizia Superiore dell’Andalusia (TSJA), dopo una battaglia legale di Speck, di origine tedesca, durata cinque anni.
Ora l’opzione sarà presente anche nei documenti di identità per le persone straniere (ad esempio nel NIE, assegnato a ogni residente straniero in Spagna), a patto che l’identificazione sia già stata riconosciuta nei Paesi d’origine. Non sarà possibile, invece, scegliere l’opzione nei documenti d’identità dei cittadini spagnoli (il DNI), perché il Codice civile non lo permette.
Una decisione storica, che porterà anche al cambio dei 24 formulari ufficiali per le persone straniere. Le specifiche, ha spiegato il ministero dell’Inclusione sociale – citato da ElDiario.es – verranno discusse nell’ambito del progetto di riforma in merito. Si tratta di una trasformazione a livello amministrativo che riguarda l’intero Paese.
La storia di Andrea Speck
Ad Andrea Speck, di origine tedesca e residente a Siviglia, il diritto era già stato riconosciuto dalla Germania: nel suo passaporto, infatti, era riportata la dicitura “genere indeterminato”. Quella di Speck è stata, però, una battaglia lunga, approdata in tribunale nel 2019, con il modello EX18 che serve per l’iscrizione nel Registro delle persone straniere nell’Ue, che prevede solo le opzioni “uomo” o “donna”. Il TSJA ha, infine, dato ragione a Speck, e la sua registrazione è diventata effettiva con il “genere indefinito”.
Un tribunale di Siviglia aveva respinto il ricorso in prima istanza di Speck nel luglio del 2019 a causa della mancata regolamentazione a livello statale. Il TSJA, infine, ha dato ragione all’attivista, ritenendo la richiesta di Speck di apparire come “genere indeterminato” nel Registro Centrale degli Stranieri fosse “legittima” e “pienamente accettabile”. Questo perché l’opzione “genere indeterminato” appariva sia sul passaporto tedesco di Speck, sia sul registro del Servizio Sanitario andaluso dal 2019, come prevede la legge andalusa sui diritti delle persone transgender, approvata nel 2014.
«Questo non è mai stato solo merito mio. Con questo passo, per la prima volta un Ministero riconosce che noi, persone non binarie, esistiamo e abbiamo il diritto di essere riconosciute legalmente» ha dichiarato Speck, che ha affermato che il suo caso è servito a “rompere il sistema binario di genere”. Ma, ricorda l’attivista, “la lotta continua” e “sarà una lunga strada per rompere il binarismo di tutte le amministrazioni”.
Insieme all’avvocata Olga Burgos, Speck proverà a chiedere alle altre amministrazioni pubbliche di rettificare i dati relativi alla sua identità di genere. Nell’Agencia tributaria (l’agenzia delle entrate spagnola) e nel Registro degli abitanti di Siviglia appare la dicitura “uomo”, mentre nella Previdenza sociale, nella SEPE (Servizio Nazionale Spagnolo per l’Impiego) e nel Servizio Andaluso per l’impiego quella di “donna”.
«Adesso ci troviamo nella situazione assurda che io esisto legalmente nello Stato spagnolo come persona non binaria – ha spiegato l’attivista a ElDiario.es – ma tutte le altre amministrazioni statali mi costringono a identificarmi come ‘uomo’ o ‘donna’, quindi mi obbligano di fornire informazioni giuridicamente errate».
I Paesi che riconoscono le identità non binarie nei documenti
Come spiega l’Ilga (l’Associazione internazionale per le persone gay, lesbiche e transgender), sono 14 i Paesi nel mondo che riconoscono le identità non binarie nei documenti, ma solo in quattro di questi sono riconosciute le persone intersex. Si tratta di Paesi bassi, Germania, Austria, Danimarca, Islanda e Malta nell’Unione europea; di Argentina, India, Canada, Pakistan, Bangladesh, Nuova Zelanda e Kenya fuori dall’Ue.
Intersex è un termine ombrello usato per descrivere le persone i cui caratteri sessuali primari e/o secondari non rientrano esclusivamente nelle descrizioni binarie di “maschile” e “femminile”.
La situazione in Spagna
Come evidenziato in precedenza, in Spagna non è ancora prevista una legge che aggiunga un’ulteriore opzione sui documenti per le persone non binarie. Nel febbraio 2023 il Parlamento spagnolo ha approvato la cosiddetta “Ley Trans”, dalla quale, però, è rimasto fuori il pieno riconoscimento delle identità non binarie.
La legge, proposta da Podemos e successivamente sostenuta anche dal PSOE, consente a tutte le persone dai 16 anni ad autodeterminare la propria identità di genere. È possibile, quindi, cambiare la propria identità di genere sul documento di identità senza l’obbligo di presentare certificati medici che attestino la disforia di genere o di sottoporsi a trattamenti ormonali per almeno due anni. Ora è, quindi, sufficiente presentare una dichiarazione amministrativa.
Tra i 14 e i 16 anni è necessario il consenso dei genitori, mentre tra i 12 e i 14 anni, invece, è obbligatoria l’approvazione giudiziaria.
La legge rappresenta un passo significativo ma non sono mancate le criticità. Isabel Pozueta di Eh Bildu ha sottolineato come non sia previsto nulla “sulle persone non binarie, sui minori di età inferiore ai 12 anni o sugli immigrati che arrivano perché in fuga dalla discriminazione nei loro Paesi d’origine”.
L’ex ministra per l’Uguaglianza Irene Montero (Podemos) ha dichiarato: «Abbiamo fatto un enorme passo avanti. Tuttavia, sono consapevole che la strada non finisce qui, che non siamo riusciti a incorporare le realtà non binarie, le persone trans immigrate e altre che scopriremo andando avanti».
La legge prevede,inoltre, una riforma alla legge sull’aborto e l’introduzione del congedo mestruale.
Glossario
Prima di spiegare cosa si intende per non-binary è bene specificare che l’identità di genere è distinta e separata dall’orientamento sessuale.
Una persona non binaria (o non-binary) non si riconosce nella costruzione binaria del genere, quindi nella dicotomia “uomo” o “donna”. Le persone non-binary non si identificano nel genere maschile o in quello femminile, o non solamente: possono, infatti, identificarsi in entrambi o in nessuno dei due. Esiste, quindi, una pluralità di identità non binarie e non una sola.
L’identità di genere si declina in diversi modi. Una persona può identificarsi come bigender (ossia in due generi), agender (ossia in nessun genere) o genderfluid (l’identità può variare nello spettro del genere).
Alcune persone non binarie si identificano anche come transgender, ma non tutte (e non tutte le persone transgender si identificano come non binarie).
Transgender è un termine che indica le persone la cui identità di genere non corrisponde al genere che è stato assegnato loro alla nascita. Non tutte le persone transgender intraprendono la terapia ormonale sostitutiva (TOS) o decidono di sottoporsi all’operazione per la riassegnazione di genere. Le persone transgender possono identificarsi come uomo, donna, nessuno dei due o entrambi.
Con il termine cisgender, invece, si fa riferimento a una persona la cui identità di genere e il genere assegnato alla nascita coincidono.
Nella lingua inglese molte persone non binarie usano il pronome neutro they/them (essi/loro) anche al singolare (si parla in questo caso di “singular they”). In italiano, però, al singolare non si traduce come “loro”. Per questo sono state avanzate diverse proposte, che riguardano anche il genere di sostantivi e aggettivi: prima l’asterisco (*) poi la schwa, un suono vocalico intermedio – presente in diverse lingue – che nell’Alfabeto fonetico internazionale (IPA) viene rappresentato con il simbolo “ə”.
di: Francesca LASI
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