Mercoledì la Corte d’Assise parigina emetterà la sua sentenza. Per l’unico superstite degli attacchi è stato chiesto l’ergastolo
Mercoledì la Corte d’Assise di Parigi esprimerà il suo verdetto sugli attentati che hanno sconvolto la Capitale francese il 13 novembre 2015 fra lo Stade de France, il Bataclan e i locali del centro. Oggi nell’aula bunker dell’Ile-de-la-Cité saranno ascoltati i 14 imputati cui è stata concessa un’ultima occasione per esprimersi prima della sentenza.
È la stessa legge a prevedere che ciascun imputato sia chiamato a prendere la parola e l’occasione non è stata sprecata da Salah Abdeslam, unico protagonista ancora in vita del commando terroristico responsabile della morte di 130 persone, fra le quali anche la ricercatrice Valeria Solesin.
Il 32enne Abdeslam si è mostrato ambivalente nel corso del processo. Se inizialmente si era mostrato molto convinto delle sue posizioni, proclamandosi orgogliosamente “combattente dello Stato islamico“, sul finire del procedimento il terrorista aveva avanzato le sue condoglianze e scuse “a tutte le vittime“.
Nella sua difesa, Abdeslam ha anche ribadito di aver rinunciato ad azionare la sua cintura esplosiva, che avrebbe dovuto farlo deflagrare in un bar del 18esimo arrondissement alle pendici di Montmartre. Una decisione presa “per umanità” come rivendicato da lui stesso.
La Procura antiterrorismo, accusandolo di “minimizzare i fatti”, ha invece chiesto l’ergastolo senza possibilità di ricorso per Salah Abdeslam.
di: Marianna MANCINI