Mentre Letta commenta le rivelazioni sui presunti legami tra il responsabile esteri del Carroccio e il funzionario russo in Italia, Conte apre al dialogo ma indica il PD responsabile della crisi

Giuseppe Conte ha dichiarato che non è escluso “un dialogo con il Pd“, ma ha sottolineato che “se saranno le premesse solo se il Pd vorrà schierarsi a favore dei più deboli, del lavoro, dei più giovani, delle donne“. Il leader 5 stelle ha anche aggiunto che “il rischio di una vittoria netta del centrodestra non mi lascia affatto indifferente, ma le politiche di destra vanno contrastate con politiche più efficaci e adeguate non opponendo una democrazia ingessata in cui viene impedita aprioristicamente l’alternanza“. A proposito delle polemiche per la crisi di governo ha spiegato: «se la fiducia nel Governo Draghi fosse venuta meno prima? Avremmo anticipato la crisi e forse questo sì che sarebbe stato un male, soprattutto se fosse intervenuta nella fase iniziale del conflitto ucraino. La crisi di oggi invece avviene solo pochi mesi prima della fine naturale della legislatura. Il quadro è grave ma non dobbiamo prendere in giro gli italiani: votare ora o a febbraio-marzo non cambia molto, avremmo comunque avuto a che fare con l’emergenza energetica, una guerra ancora in corso, la pandemia e un Pnrr incompleto».

Sempre in merito alla genesi della crisi di governo, secondo Conte “al di là del colpo di pistola sparato dal Pd che ha dato avvio alla crisi, cioè l’inceneritore di Roma, a questa crisi di governo si è arrivati dopo che un governo nato per due emergenze (pandemia e Pnrr) ha invece preteso di andare avanti di fronte a nuove emergenze – come la guerra in Ucraina e la crisi energetica – senza voler condividere un’agenda di lavoro con le forze di maggioranza e senza mostrarsi disponibile a un confronto con il Parlamento, che rimane centrale e che, a differenza di ciò che ha dichiarato Draghi, non può limitarsi ad accompagnare l’azione di governo“.

LETTA: LEGAMI LEGA E RUSSIA INQUIETANTI

«Le rivelazioni di oggi su La Stampa sui legami tra Salvini e la Russia di Putin sono inquietanti, la campagna elettorale inizia nel modo peggiore, con una grandissima macchia su questa vicenda. Vogliamo sapere se è stato Putin a far cadere il Governo Draghi. Se così fosse sarebbe una cosa di una gravità senza fine. Salvini non è riuscito neanche a smentire con una dichiarazione che conferma tutti i suoi legami oscuri». Non fa sconti il segretario del Pd Enrico Letta su quanto apparso oggi su La Stampa.

A margine dell’assemblea di Coldiretti, il segretario dem ha annunciato che porterà il tema al Copasir e preparerà delle interrogazioni parlamentari.

Il quotidiano torinese, infatti, riporta un pesante interessamento di Mosca alle vicende del Governo italiano e alla sua possibile destabilizzazione, oltre a presunti contatti tra il consigliere per i rapporti internazionali del leader della Lega Salvini, Antonio Capuano, con Oleg Kostyukov, “importante funzionario dell’ambasciata russa” in Italia. «Il diplomatico, facendo trasparire il possibile interesse russo a destabilizzare gli equilibri del Governo italiano con questa operazione avrebbe chiesto se i ministri della Lega fossero intenzionati a rassegnare le dimissioni dal Governo» – scrivono, citando fonti dell’intelligence.

L’Autorità delegata alla sicurezza della Repubblica, l’ex Capo della Polizia Franco Gabrielli, ha tuttavia affermato che quanto riportato non può essere attribuito a fonti dei servizi segreti italiani. «Circa l’attribuzione all’intelligence nazionale di asserite interlocuzioni tra l’avvocato Capuano e rappresentanti dell’ambasciata della Federazione Russa in Italia, per far cadere il governo Draghi, sono prive di ogni fondamento, come già riferito al Copasir, in occasione di analoghi articoli, apparsi nei mesi scorsi» – spiega.

In una nota dei capigruppo di Camera e Senato della Lega, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, si legge: «il governo è caduto per la scelta del Movimento 5 stelle e non per fantomatici motivi privi di qualsiasi fondamento. Ringraziamo il sottosegretario Gabrielli che con le sue parole ha messo a tacere l’odio, gli insulti e le falsità di Letta, Di Maio e di tutta la sinistra che in mancanza di argomenti concreti si aggrappa a squallide fake news». Secondo il senatore del Carroccio Alberto Bagnai «il Pd è veramente senza vergogna: dopo aver fatto cadere il governo Draghi, preferendo il campo largo alla stabilità del Paese, in maniera del tutto ingiustificata, oggi sfiducia anche il sottosegretario Gabrielli che ha già chiarito l’infondatezza della ricostruzione giornalistica sul presunto Russia-gate. Basta fango su di noi da parte di un centrosinistra che è chiaramente disperato perché consapevole che perderà le prossime elezioni».

Non commenta, invece, l’ambasciata russa in Italia che sottolinea “su Salvini detto tutto” riferendosi ai presunti biglietti pagati per una visita a Mosca.

Lia Quartapelle del Pd e Gennaro Migliore di Iv, intanto, hanno chiesto nell’Aula della Camera un’informativa urgente in merito. «Le questioni di carattere internazionale vanno chiarite e approfondite. Noi non siamo imbarazzati rispetto a nulla, l’Italia è dalla parte dell’Occidente. Noi siamo al fianco dei nostri alleati» – ha, invece, dichiarato il capogruppo di FdI alla Camera, Francesco Lollobrigida.

Intanto il senatore del Pd Dario Parrini e il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo si scontrano in Aula al Senato. «Pretendiamo chiarezza. Abbiamo il diritto di sapere se forze che aspirano al governo stanno con l’Occidente o no, se stanno con o contro le scelte politiche della Ue, se nella destra c’è la volontà di non avere alcuna subalternità verso un regime come quello di Putin che ha portato sul suolo europeo la guerra. Presenteremo iniziative ed interrogazioni perché il Parlamento italiano deve sapere la verità. Il Pd sta con l’Occidente e con l’Europa» – afferma Parrini. Un’affermazione che il vice presidente di turno Ignazio La Russa ha definito un “comizio elettorale”.

Secondo Letta, infine, Salvini e Berlusconi si sarebbero arresi a Meloni. «La loro decisione è stata semplice ed è arrivata presto, anche perché Salvini e Berlusconi si sono arresi a Meloni. La nostra discussione è tra chi vuole fare le scelte migliori nei tempi giusti» – ha detto.

TAJANI: “CAMPAGNA DENIGRATORIA, BUON SEGNO”

Non rilascia commenti il coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani: «non dovete chiedere a me. Ma mi pare che ci sia una campagna denigratoria verso il centrodestra, e questo è buon segno perché significa che il centrosinistra è in difficoltà. Letta e il Pd sono in grave difficoltà. Il governo Draghi è caduto per responsabilità del Pd e del Movimento 5 stelle».

CALENDA: “DESTRA CHE DI CENTRO NON HA NULLA”

Anche il leader di Azione, Carlo Calenda, ha commentato la questione: «è chiarissimo già da tempo che Salvini è filo-Putin, e non è un caso che il Governo Draghi sia stato fatto cadere da tre forze filo-Putin. Questa destra, che di centro non ha più nulla, è filorussa e anti-europea e trascinerebbe l’Italia in alleanze periferiche con Orban, con tutti i catastrofici riflessi economici che questo comporterebbe» – ha detto a margine dell’evento di Coldiretti.

DI MAIO VS SALVINI

«Credo che Salvini debba spiegare le sue relazioni con la Russia e che occorra fare attenzione alle influenze russe sulla campagna elettorale» – ha dichiarato il ministro degli Esteri e fondatore di Insieme per il Futuro, Luigi Di Maio, a Morning News su Canale 5.

“NESSUNO METTA IN DUBBIO AZIONI DEL M5S”

Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, torna invece a parlare degli scontri con Beppe Grillo sul secondo mancato: «stiamo discutendo in queste ore e risolveremo entro questa settimana sulle modalità anche per valorizzare esperienze e competenze – ha detto a margine dell’assemblea Coldiretti. – La trasparenza per me è sempre stato un principio. Se ci sono questioni da chiarire la Lega dovrà farlo nelle sedi opportune» – ha poi commentato le ultime notizie sui presunti legami tra Salvini e Mosca.

«Le dichiarazioni di Di Maio? Io non rispondo di affermazioni che non ho letto. Io non so che corbellerie possano dire altri. Il sottoscritto non è andato in alcuna ambasciata russa, non ha avuto nessun contatto con esponenti del governo russo, perché noi queste cose non le facciamo. Noi siamo patrioti che tutelano l’interesse nazionale. Nessuno abbia la miserabile idea di gettare ombre sul comportamento del sottoscritto e del M5s» – ha poi avvertito.

IL PD SI È “FATTO DUE CONTI” SU RENZI

Il leader di Italia Viva Matteo Renzi interviene sul cambio di direzione dei dem sul veto. Ad Agorà, su Rai Tre, ha dichiarato: «è un tema che affascina gli addetti ai lavori. Nell’ultima settimana tutti i giorni il Pd ha detto ‘Renzi ci fa perde i voti e non lo vogliamo’. Forse hanno fatto due conti e la pensano diversamente. Letta mi ha telefonato sabato e mi ha detto: ‘quello che leggi sui giornali, guardiamo, ci sentiremo».

Su altri esponenti politici discussi in queste ore dice: «Sala è un bravo sindaco, sono orgoglioso di averlo indicato, mai dimenticherò lo sforzo comune che abbiamo fatto per l’Expo. Di Maio ha lasciato i 5 stelle, ma è quanto di più lontano da me. Sui gilet gialli la pensa come allora? Sulla tap, sul giustizialismo, sulle olimpiadi, sul lavoro». È netto su Meloni premier: «io spero di no, lavorerò perché non lo sia. Ma se sarà Giorgia Meloni rispetterò il voto del Parlamento. Non si vince mettendosi contro qualcuno, ma facendo proposte diverse. Io vorrei sconfiggere la Meloni non con i fantasmi ma con i contenuti».

Infine ha dichiarato: «sono rimasto colpito perché al tavolo del consiglio europeo vanno i primi ministri e con alcuni ci scriviamo. Quando arrivò Draghi un premier mi disse: ‘quando parla Draghi noi prendiamo appunti, quando parlava Conte andavamo a prendere il caffè’. Ecco, io vorrei ripartire da Draghi. Vorrei fare un appello a tutti i partiti: qui c’è una situazione serissima, sono molto preoccupato. C’è un problema d’inflazione, il costo della bolletta è sempre più alto, la campagna elettorale deve continuare sui battibecchi, le discussioni, o su quello da fare? Prima si deve decidere cosa fare. La politica oggi sembra impazzita, forse è il caldo. Io partirei prima dai contenuti per fare la coalizione, però se mi chiedono un nome dico che ripartirei da Draghi. Se ci sarà una situazione di pareggio, è chiaro che se la destra stravince vorrà decidere lei. Il mio sogno e il mio dolore è che il punto di ripartenza doveva e dovrà essere Draghi. Io vorrei l’elezione diretta del presidente del Consiglio».

TRE FORZE DAL CENTRODESTRA

«Il centrodestra esce unito, non sui posti ma sulle idee, sul programma, sui progetti per l’Italia e anche sui criteri per indicare il candidato premier». Così Silvio Berlusconi commenta il vertice avvenuto ieri sera in un’intervista a Qn.

Alla domanda se ci sono veti su Giorgia Meloni nel ruolo di premier risponde: «Giorgia Meloni, come Matteo Salvini, come tanti esponenti di Forza Italia e degli altri partiti della coalizione, ha tutte le carte in regola e l’autorevolezza per guidare un governo di alto profilo, credibile nel mondo, saldamente legato all’Europa e all’Occidente. Le tre grandi forze politiche del centrodestra sono tutte necessarie numericamente per vincere e politicamente per governare – sottolinea il Cavaliere. – Quindi non ha senso valutarle sulla base di sondaggi. Esiste la parte proporzionale perché siano gli elettori a misurare il peso dei singoli partiti».

Il leader di Forza Italia si è poi detto “amareggiato” per le fuoriuscite dal partito, “sia per la scelta che per il metodo che hanno voluto seguire”. «Ho continuato ad illudermi fino all’ultimo che prevalessero le ragioni della coerenza ed anche della convenienza. Hanno rinnegato non me, ma i loro elettori, la loro storia, la loro vita – ha detto riferendosi a Brunetta, Gelmini e Carfagna. – L’idea di un centro disancorato dal centro-destra porta ovviamente a creare un finto centro, alleato alla sinistra. Il contrario di quello che accade in Europa, di quello che chiede il Ppe. L’idea di una coalizione che vada da Calenda e dalla Bonino all’estrema sinistra di Speranza certamente mi preoccupa ma al tempo stesso mi fa sorridere».

Infine dice: «il futuro Governo di centro-destra avrebbe bisogno di un’opposizione seria e qualificata, non di un confuso agglomerato di sigle e di leader senza seguito. Il fatto che Enrico Letta sia pronto a seguire questa strada non mi stupisce ma mi preoccupa. Quello che mi lascia esterrefatto è che persone con la nostra storia e i nostri valori pensino di poter stare in quel progetto, in quel Campo Largo sempre più simile ad un Campo Santo».

La leader di Fratelli d’Italia, durante la Direzione nazionale del partito, ha spiegato che “agli alleati abbiamo ribadito che per avere un governo forte e duraturo è necessaria una alleanza solida. Si vince e si perde insieme. Sono contenta che alla fine abbia prevalso per tutti il buonsenso. E mi diverte vedere oggi la profonda delusione della sinistra di fronte alla capacità del centrodestra di trovare immediatamente la sintesi e dimostrarsi unito e compatto“.

VEZZALI IN FORZA ITALIA

La campionessa di scherma, già Sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega allo sport nel Governo Draghi, Valentina Vezzali, si unisce a Forza Italia. «Lo sport unisce e non divide. Forza Italia si è sempre impegnata, con generosità, per affrontare questo difficile momento, segnato prima dalla pandemia e dopo dalla guerra in Ucraina» – annuncia l’ex schermitrice, spiegando che Forza Italiacon responsabilità, ha partecipato alla costruzione di un esecutivo di emergenza nazionale e adesso lavora per essere il pilastro moderato di un governo politico forte, in grado di rispondere ai bisogni di famiglie e imprese, messe a dura prova“. – Sono a disposizione di un partito che sa dare spazio alle donne e ai giovani, investendo risorse ed energie nelle pari opportunità, nella istruzione e nella formazione. Forza Italia sa declinare i principi del liberismo, dell’europeismo e dell’atlantismo e sono orgogliosa e pronta a contribuire con la mia esperienza sportiva, di esponente politico, di rappresentante delle istituzioni, ma soprattutto di madre e di donna».

SALVINI: “PREVALSA LINEA DEL BUONSENSO”

Il leader della Lega, Matteo Salvini, commenta il vertice di centrodestra tenutosi ieri. Ha sottolineato che in tre ore di incontro la coalizione si è accordata su quale linea tenere, quella del “buon senso”. Ha poi detto che saranno gli italiani a decidere se in caso di vittoria sarà Giorgia Meloni a ricoprire il ruolo di primo ministro. Salvini ha detto di “non avere nulla in contrario”.

Intervenendo a Radio 24 ha, infatti, dichiarato: «è passata la linea del buon senso, in tre ore abbiamo trovato un accordo su tutto il programma. Non è la linea di Meloni, Salvini o Berlusconi non è di uno, ma chi prende un voto in più ha l’onere e l’onore di indicare il premier. Si chiama democrazia, buon senso, matematica. Mentre a sinistra non si è ancora capito nulla noi siamo alla fase programma».

Sul fronte estero, Salvini ha sottolineato che sono “con la Nato ma per buoni rapporti con Putin“. Commentando quanto rivelato dalla Stampa, infatti, dice: «sono fesserie. Io ho lavorato e lavoro per la pace e per cercare di fermare questa maledetta guerra. Figurati se vado a parlare di ministri e viceministri, mi sembra la solita fantasia su cui c’é Putin, c’è il fascismo, il razzismo, il nazismo, il sovranismo. Non penso che Putin stia dietro al termovalorizzatore di Roma».

DE MAGISTRIS PER UNIONE POPOLARE

L’ex sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, si rivolge a Giuseppe Conte: «caro Giuseppe, vuoi un reale cambiamento? Bene, lavoriamo a un programma radicale e sociale che parta dal no all’invio di armi, dal salario minimo, dalle misure per le piccole e medie imprese, dal reddito di cittadinanza. Lavoriamo insieme al terzo polo che può arrivare al 15-20%» – dice nelle interviste a Qn e Il Fatto Quotidiano, non negando dunque che ci siano interlocuzioni in corso con il Movimento 5 Stelle e dicendosi pronto a creare un polo alternativo con Unione Popolare.

«Conte deve sapere che questa sarebbe una svolta radicale, che per loro sarebbe anche un ritorno alle origini, e che rappresenterebbe l’unica novità politica sulla scheda elettorale. Noi siamo pronti. Certo non eravamo pronti a votare a settembre, ma stiamo già facendo la raccolta delle firme e io mi candiderò sicuramente – aggiunge. – È un campo aperto fatto da associazioni, movimenti, reti civiche, amministratori, intellettuali, studenti, operai. Intendo parlare a quel mondo che non è rappresentato dai partiti tradizionali. Poi con me ci sono anche movimenti politici, che hanno un ruolo fondamentale in questa fase di raccolta di firme e mobilitazione, come Potere al Popolo e Rifondazione comunista. Il simbolo sarà Unione Popolare che sottende alla costruzione di un cantiere».

LETTA: “NESSUN VETO SU ALLEANZE”

Ieri, a margine della festa dell’Unità a San Miniato, Pisa, è intervenuto il segretario nazionale del Pd, Enrico Letta: «l’ho già detto, noi non mettiamo veti nei confronti di nessuno – ha sottolineato, riferendosi a Matteo Renzi. – La discussione sulle alleanze è basata su tre criteri fondamentali: costruiremo alleanze con chi porta valore aggiunto, chi arriva con spirito costruttivo e chi si approccia senza porre veti».

di: Alessia MALCAUS

Aggiornamento: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: ANSA/ALESSANDRO DI MEO