ANSA/Matteo Bazzi

L’influencer attacca il partito accusandolo di aver ostacolato il diritto all’aborto nelle Marche. Losacco: “grazie Ferragni, impossibile aborto nelle Marche di FdI”

Chiara Ferragni si scaglia contro Fdl sul tema aborto, pubblicando una foto dove si nota una donna invitata a sedersi per sottoporsi ai controlli necessari prima di abortire e, in basso, una scritta verso il partito: “Fdi ha reso praticamente impossibile abortire nelle Marche, che governa. Una politica che rischia di diventare nazionale se la destra vince le elezioni“, per poi ricondividere la storia aggiungendo che “ora è il nostro tempo di agire e far sì che queste cose non accadano“.

Già l’anno precedente l’imprenditrice prese posizione: era il caso del Ddl Zan, quando sottolineò che gli italiani sono “governati da pagliacci senza palle“.

Da parte del deputato dem e Commissario regionale del Pd, Alberto Losacco, “Chiara Ferragni ha ragione da vendere: è questo il tempo di agire per evitare che tutto questo accada all’intero Paese“.

In riferimento alle Marche, Losacco sottolinea come “la Giunta regionale ha scelto di non recepire le direttive nazionali del 2020 sulla pillola abortiva, dicendo che qui nascono pochi bambini e che la natalità viene prima del diritto di scelta delle donne“.

Non tarda ad arrivare la risposta da Fdl, con Isabella Rauti, responsabile del dipartimento famiglia di FdI ed Eugenia Roccella, candidata nelle liste di Fratelli d’Italia, che affermano: “se la stampa e le influencer vogliono occuparsi seriamente dell’aborto nella regione Marche, dovrebbero informarsi sulla base dei dati e consultare le relazioni annuali al Parlamento sulla legge 194. Per esempio, leggendo l’ultima firmata dal ministro Speranza si evince che nelle Marche l’offerta del cosiddetto servizio di Ivg e’ di gran lunga superiore a quella nazionale: le interruzioni volontarie di gravidanza, possono essere effettuate nel 92,9% delle strutture sanitarie mentre la media italiana è del 62%. Per quanto riguarda gli obiettori, il numero di aborti a carico dei medici non obiettori e’ 0,8 aborti a settimana, non sembra quindi che l’obiezione di coscienza, diritto civile previsto dalla legge 194, sia un ostacolo. Per quanto riguarda il cosiddetto ‘aborto chimico’ (pillola RU486), invece, va ricordato che le linee guida del Ministero non sono vincolanti (infatti l’Emilia Romagna ne ha sempre avute di proprie, diverse da quelle nazionali); e soprattutto che quelle attuali, emanate dal ministro Speranza, non rispettano la stessa legge 194, quando prevedono che l’aborto possa essere effettuato nei consultori ovvero fuori dalle strutture ospedaliere. E’ doveroso ricordare anche che la pillola Ru486 è un aborto più economico per il servizio sanitario ma più pericoloso per la salute delle donne, considerati i numerosi effetti collaterali e una mortalità più alta, come emerge dalla letteratura scientifica in materia“.

di: Federico ANTONOPULO

FOTO: ANSA/Matteo Bazzi