La prossima udienza del processo in capo all’attivista è prevista per il 29 novembre
Il colloquio fra Giorgia Meloni e il generale Abdel Fattah al-Sisi avvenuto ieri in occasione della giornata di apertura di Cop27, ha riaperto le ferite italiane legate ai due ricercatori Giulio Regeni e Patrick Zaki. «So che c’è stata la richiesta di una risoluzione positiva: la mia speranza è che ci sia stata la richiesta da parte del governo italiano di porre fine al mio ‘travel ban’ (il divieto di espatrio)». Così lo studente egiziano, intervistato dal Corriere della Sera, ha commentato la notizia.
Una richiesta valida “per me“, ma anche “ma anche per gli attivisti della mia ong, la Eipr, tra cui Hossam Bahgat, il direttore, anche lui accusato di diffusione di notizie false“, prosegue Zaki che invoca un cambio di marcia per tutti gli attivisti egiziani ancora in carcere.
Il sostegno dell’Italia non è mai venuto meno nei confronti del ricercatore dottorando presso l’Università di Bologna: «mi pare un ottimo segno che diversi governi a Roma mi abbiano sostenuto: significa che tutti gli italiani sono con me» commenta ancora Zaki, che auspica al rientro in Italia, “una speranza, non una certezza“.
Un sostegno prezioso: «è stato davvero importante per me mentre ero in carcere sapere che fuori c’erano così tante persone che si stavano impegnando per me. Anche l’Università di Bologna è stata di enorme sostegno, gli attivisti, tutti».
«Mi piacerebbe poter discutere la mia tesi a Bologna, nella città dove frequentavo il Master Gemma in studi di genere prima di essere arrestato e che sto continuando a frequentare».
La prossima udienza è fissata per il 29 novembre a Mansoura: «non so davvero cosa aspettarmi».
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA