In Piazza Alimonda a Genova, durante il G8, veniva ucciso Carlo Giuliani. Numerosi i progetti per ricordare e costruire una memoria collettiva
Il 20 luglio da ormai 21 anni è un anniversario ben impresso nella memoria collettiva di gran parte d’Italia. Era il 20 luglio del 2001 quando veniva ucciso Carlo Giuliani in Piazza Alimonda a Genova, durante il G8, da un agente di polizia.
Dal 2019 è iniziato il progetto di Giulia Paoli e di Genova Venti ZeroUno – Il mondo che verrà. Paoli, che ha 31 anni, non ha vissuto direttamente le vicende dell’estate del 2001, ma ha recepito attivamente le esperienze dei compagni di lotta che hanno partecipato alle manifestazioni e ai soprusi delle forse dell’ordine di quei giorni.
Giulia Paoli è un’educatrice e si è resa conto che i ragazzi non conoscono la storia del G8 di Genova e ha così deciso di “costruire un racconto di quei momenti, che interpelli la generazione precedente, che reinterroghi la sua generazione sulla propria memoria di Genova, che trasmetta consapevolezza alle nuove generazioni, su cosa è stato Genova, sulle realtà e tematiche politiche che hanno attraversato Genova grazie al movimento altermondialista che, per quanto il mondo sia completamente cambiato in vent’anni“. Le istanze portate sulle strade nel 2001 sono, per altro, ancora brutalmente attuali “e non risolte: le questioni legate al lavoro, all’ambiente, alle migrazioni, al diritto alla cura, ai diritti delle donne“.
E così l’obiettivo di Genova Venti ZeroUno è stato chiaro: divenire un ponte tra le generazioni, costruendo una memoria collettiva e condivisa che possa smuovere le coscienze dei più giovani e riaccendere la scintilla necessaria per chiedere e lavorare per un cambiamento. «Avere consapevolezza ti fa capire meglio in che contesto vivi e ti può dare spunti sul tuo modo di vivere il presente e capire che tutto è politica, e che quindi la voce del singolo conta eccome» ha spiegato Paoli.
La passione guida il lavoro di Giulia Paoli e riconosce che “le giovani generazioni arrivano da un momento storico in cui abbiamo vissuto tanti fallimenti, dove anche la capacità di incidere in una protesta di piazza è diminuita e c’è tanta disillusione” e che “anche l’atteggiamento della politica nei confronti dei movimenti è cambiato, passando dalla repressione pura di Genova a una fase di totale indifferenza e non ascolto nei confronti di chi scende in piazza, iniziata nel 2004 e proseguita nel 2010 con le lotte all’austerità e la questione del debito“, per questo “il linguaggio artistico può aiutare a stimolare nuovi impulsi creativi, anche politicamente, fornendo un quadro che non sia piatto o superficiale, ma che riesca a tenere dentro le contraddizioni che la realtà ha“. Il progetto parte da numerosi materiali scritti e orali elaborati da quanti fossero presenti a Genova nel 2001, molti ricostruiti in occasione del ventennale della morte di Giuliani, avvenuto l’anno scorso. Quando l’anno scorso il progetto è arrivato a Genova è stato “accolto con cura, entusiasmo e gratitudine. Hanno considerato che il nostro non essere stati a Genova vent’anni fa fosse un motivo ulteriore per aprirsi con noi. Siamo proprio entrati in intimità con quelle persone, sembrava di conoscerle da sempre“. Il documentario da settembre sarà trasmesso nelle scuole e la prima presentazione avverrà proprio a Genova, il 22 luglio, con la proiezione al centro sociale Buridda, organizzata dal comitato Carlo Giuliani. Entro il luglio del 2023 tra i progetti c’è anche quello di portare in giro per l’Italia anche lo spettacolo teatrale.
di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: ANSA/LUCA ZENNARO