Massimiliano è affetto da sclerosi multipla da 6 anni e con un video postato insieme all’Associazione Coscioni invoca il sostegno dello Stato

«Mi chiamo Mib, e a 44 anni vorrei essere aiutato a morire a casa mia». È ad un video poi postato dall’Associazione Coscioni che Massimiliano, detto Mib, affida il suo grido di dolore.

L’uomo, toscano, racconta di essere affetto da sclerosi multipla da 6 anni e nel video dà voce alle sue ragioni che lo spingono a voler richiedere l’eutanasia. Non un accompagnamento verso una clinica, come il tesoriere dell’Associazione Marco Cappato ha di recente fatto prima di autodenunciarsi, ma il diritto di porre fine alle sue sofferenze in Italia e senza dover per forza andare all’estero.

Si tratta dell’ennesimo grido di dolore che, ad oggi, non ha ancora trovato una risposta certa nell’impianto normativo italiano, in lungo stallo sul tema.

A differenza di altri casi già saliti agli onori delle cronache, Massimiliano non è infatti “tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale” e dunque non rientra nei casi previsti dalla sentenza della Corte costituzionale sul caso Cappato\Dj Fabo, di fatto uno dei pochi appigli normativi quando si parla di eutanasia in Italia.

Di seguito, parte del racconto di Massimiliano.

«Da 6 anni soffro di una sclerosi multipla che mi ha già paralizzato.  Posso muovermi solo in sedia a rotelle con l’aiuto di qualcuno. Non sono più autonomo in niente, non posso più alzarmi dal letto o andare in bagno da solo. La malattia progredisce e peggiora giorno dopo giorno. Riesco ancora a muovere il braccio destro, ma mi sta abbandonando pure lui, non ha più presa. Mi sento intrappolato in un corpo che non funziona più, una macchina rotta. Se non avessi paura del dolore, anche di una semplice puntura, avrei già provato a togliermi la vita più di un anno fa. Per questo vorrei essere aiutato a morire senza soffrire in Italia, ma non posso, perché non dipendo da trattamenti vitali. Sto pensando di andare in un altro Paese. Tutte le persone che mi vogliono bene rispettano questa scelta. I miei amici, le mie sorelle… anche mio padre. Fratelli di questa Italia, io non credo più in questo Stato. Se voi ci credete, fate qualcosa».

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/LUCA ZENNARO