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Le proteste e il numero di asintomatici stanno facendo cambiare la rotta al governo

La battaglia tra Covid e Cina sta prendendo un nuovo ritmo. Dopo le proteste che hanno incendiato i giorni scorsi le città cinesi il governo sta valutando la possibilità di declassare la malattia e andare incontro a un atteggiamento meno inflessibile.

Da oggi chi dovrà prendere un mezzo pubblico nelle grandi città cinesi (tra cui Pechino, Shanghai e Guangzhou) non sarà più obbligato a mostrare l’esito negativo di un tampone, cosa che rimane in obbligo invece per entrare in luoghi pubblici a Shanghai.

Un gestione più rilassata dei contagi si è vista a Chongqing, Tianjin, Chengdu, l’hub tecnologico di Shenzhen, Wuhan, e Zhengzhou, dove ha sede lo stabilimento della Foxconn, che produce il maggiore numero di iPhone al mondo. A seguito delle porteste sono infatti stati evitati i lockdown ritenuti non necessari, rilassando la frequenza dei tamponi e permettendo la quarantena domiciliare ai contatti stretti dei contagiati.

Secondo il magazine Yicai da mercoledì prossimo il Covid, malattia categorizzata come B (al pari della Sars, dell’Aids e dell’antrace), ma con i protocolli di categoria A (quelli utilizzati per la peste bubbonica e il colera), dovrebbe passare a una gestione più morbida. A far cambiare idea al governo, oltre alle proteste, anche il tasso di mortalità, molto basso, e la percentuale di asintomatici o con sintomi lievi (95%). Oggi la Commissione Nazionale per la Sanità cinese ha annunciato che i nuovi contagi accertati sono 4.318 a cui si aggiungono 25.696 casi asintomatici, mentre il numero di decessi rimane fermo a quota 5.235 dall’inizio della pandemia.

di: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: ANSA/EPA/WU HAO