Intanto la stampa estera parla già di un “italian job”, Tajani: “distinguere istituzioni dai singoli”. Perquisite le abitazioni di Panzeri a Milano
Continuano i guai giudiziari per Eva Kaili, l’ex vicepresidente del Parlamento europeo coinvolta nello scandalo sui mondiali in Qatar e arrestata su richiesta della Procura belga insieme all’ex eurodeputato di Pd e di Articolo 1 Antonio Panzeri, al suo compagno Francesco Giorgi (assistente del parlamentare europeo Andrea Cozzolino) e al responsabile della ong Fight impunity Niccolò Figà-Talamanca.
Oggi infatti l’autorità ellenica per l’antiriciclaggio ha reso noto di aver congelato tutti i beni di Eva Kaili. Nell’abituazione dell’ex vicepresidente del PE e nelle borse che suo padre trasportava mentre cercava di fuggire sono stati trovati centinaia di migliaia di euro in contanti. Secondo il quotidiano belga L’Echo si tratterebbe di oltre 750mila euro in tagli da 20 e 50 euro, di cui 600mila nella valigia del padre di Kaili e il resto nella sua abitazione.
Fra ieri sera e oggi sono state effettuate anche delle perquisizioni in alcune abitazioni riconducibili ad Antonio Panzeri e alla sua famiglia fra Milano e provincia. L’ordine di investigazione europea eseguito dagli agenti italiani è riconducibile alle accuse di associazione per delinquere, corruzione e riciclaggio. Ricordiamo che oltre a Panzeri sono state arrestate anche la figlia e la moglie dell’ex eurodeputato. A quanto si apprende le perquisizioni avrebbero riguardato supporti informatici e documenti, oltre a una somma in contanti non significativa.
Nel frattempo sulla stampa estera la notizia rimbalza come un “italian job”, uno scandalo tutto all’italiana come ha dichiarato anche un portavoce francese di un gruppo parlamentare al PE. La Procura federale belga aveva avviato le indagini a luglio di quest’anno ma il caso è esploso sui giornali solo in questi giorni.
La politica italiana commenta
Dalle colonne del Corriere della sera commenta la vicenda anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, un fatto “allarmante“. Anche se “da autentico garantista attendo l’esito delle indagini“, certo “la flagranza del reato e il possesso di fondi enormi ingiustificati, affievolisce il caposaldo della presunzione di innocenza“.
Se il coinvolgimento del Parlamento dovesse essere confermato, “occorrerà una riflessione sul modo in cui vengono approvati i provvedimenti. Per capire se è stata un’eccezione o ci sono precedenti nascosti. E far sì che non accada più“. Per fare questo occorrerà “semplificare le procedure e individuare singole competenze e responsabilità. Il groviglio consente a intermediari di intervenire nell’ombra“.
Anche il ministro degli esteri Antonio Tajani commenta l’inchiesta sulle presunte tangenti pagate dal Qatar che ha investito Bruxelles. Secondo il responsabile della Farnesina, il Parlamento Europeo è vittima dei comportamenti dei colpevoli e bisogna separare le istituzioni dalla responsabilità penale dei singoli, che è appunto individuale. Tajani è intervenuto così a margine del Consiglio Affari Esteri a Bruxelles: «Spero che le indagini si fermino alle persone coinvolte, che già hanno arrecato abbastanza danno al Parlamento Europeo, che è l’unica istituzione democratica dell’Unione Europea».
Von der Leyen: “stiamo valutando ogni dettaglio del caso”
In relazione ai rapporti di Bruxelles con il Qatar, Ursula Von der Leyen assicura che: «stiamo controllando ogni dettaglio sul Registro per la trasparenza della Commissione. Se dovessero emergere informazioni nuove, agiremo di conseguenza». La presidente della Commissione europea lo ha dichiarato in una conferenza stampa a Bruxelles dedicata al piano per la sicurezza energetica dell’Europa. Incalzata dai giornalisti, Von der Leyen è stata costretta però a rispondere anche a domande sul recente scandalo: «la Commissione lavora con il Qatar su questioni globali come il clima, sulla politica, per quanto riguarda la pace in Afghanistan e in Medio Oriente, sulla diversificazione delle fonti energetiche dalla Russia e dai combustibili fossili. E dà voce alle questioni su cui vede problemi». Le accuse di violazioni dei diritti umani secondo la presidente della Commissione: «sono state discusse ad alto livello lo scorso settembre e abbiamo lavorato in stretto coordinamento con l’Ilo sulle violazioni nel mercato del lavoro. Il lavoro che dobbiamo fare quindi è a vari livelli. È importante controllare il Registro per la trasparenza – ha aggiunto indicando nell’esperienza della Commissione un modello da trasferire – a tutte le altre istituzioni dell’Unione europea».
di: Marianna MANCINI
aggiornamento di: Caterina MAGGI
FOTO: ANSA/TWITTER/EVA KAILI