Questa sera tornano al vaglio della commissione Bilancio alla Camera gli emendamenti dell’Esecutivo su pensioni, intercettazioni, pos e opzione donna
«Una nuova settimana densa di incontri e di impegni. Giornate decisive per la manovra economica, sulla quale continuiamo a lavorare incessantemente per dare risposte immediate e concrete a cittadini e imprese». Così Giorgia Meloni inaugura la settimana che sarà cruciale per il destino della legge di Bilancio, che oggi affronta alla commissione Bilancio della Camera il quinto pacchetto di emendamenti.
Non tutte le modifiche proposte saranno passate al vaglio: sembra infatti che il “fondino” da 400 milioni potrebbe essere già esaurito. «Il governo sta facendo tutto il possibile con i tempi ristretti che ha – spiega il sottosegretario all’Economia Federico Freni. – Se avessimo avuto 25 miliardi in meno da dare all’energia certamente avremmo fatto una manovra diversa e avremmo potuto dare molto spazio a tante istanze. Abbiamo avuto molto poco tempo e tanti problemi derivano anche dall’assenza di risorse».
Le opposizioni sono inclementi con le tempistiche del Governo: «il testo non verrà approvato in Aula alla Camera prima di Natale» spiegano fonti della minoranza, mentre Debora Serracchiani attacca il Governo accusandolo di “usare i tempi della commissione per farsi i fatti loro“. «La verità – accusa Marco Grimaldi di Avs – è che la manovra non è pronta».
Proprio oggi le tempistiche hanno infatti subito un ulteriore rallentamento dopo la fumata nera della conferenza dei capigruppo che avrebbe dovuto decidere le date di approdo della legge di Bilancio in Aula. La riunione è stata rimandata alle prossime ore, con il monito a chiudere la discussione a Montecitorio al massimo nella notte tra il 23 e il 24 dicembre.
Fortemente critico anche Matteo Renzi: «per un mese hanno parlato solo del POS e oggi fanno marcia indietro. Neppure sulle pensioni hanno mantenuto la parola: i soldi che avevano promesso ai pensionati finiranno ai presidenti di Serie A. Spero che i parlamentari di maggioranza abbiano un sussulto di dignità: questa legge di bilancio è davvero imbarazzante».
Vediamo intanto i nodi in discussione: pensioni, opzione donna, cuneo fiscale, reddito di cittadinanza, intercettazioni e pos, ma anche giochi pubblici e scuole paritarie.
Pensioni
Quanto alle pensioni, per ora è valido solo per il 2023 l’innalzamento a 600 euro delle pensioni minime per gli over 75. Rivisti anche gli scaglioni pensionistici, con la rivalutazione per gli assegni tra quattro e cinque volte il minimo (circa 2000-2500 euro) portata dall’80 all’85%. Viceversa, per le pensioni più alte gli scaglioni saranno rivisti al ribasso.
Opzione donna
Rimane per ora intatta Opzione donna: nel 2023 sarà prevista la possibilità di anticipare la pensione a 60 anni (con riduzione di un anno per ogni figlio nel limite massimo di due anni) per tre categorie di lavoratrici, ossia caregiver, invalide almeno al 74% licenziate o dipendenti da aziende con tavolo di crisi. Su questo, il Pd insiste sulla rimozione del vincolo dei figli.
Taglio del cuneo fiscale
Il taglio del cuneo fiscale del 3% sarà applicato a redditi con limite massimo di 25mila euro (anziché 20mila). Dai 25mila ai 30mila il taglio è confermato al 2%.
Reddito di cittadinanza
Sul reddito di cittadinanza si persegue la strada dei 7 mesi massimi versati ai percettori abili al lavoro anziché 8, un taglio proposto dal Governo che porterà un aumento dei risparmi da 743 milioni di euro a 958 milioni, quasi un miliardo.
Intercettazioni
Il Governo presenta un emendamento anche sulla scia delle recenti dichiarazioni di Nordio sulle intercettazioni, oggetto di non poche polemiche con l’Anm. Si tratta nello specifico di regole ad hoc per le intercettazioni preventive connesse alle attività di intelligence. La proposta trasferisce le spese per queste intercettazioni al sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica (in precedenza spettava al Ministero della Giustizia rendicontare tali esborsi). Sarà il procuratore generale della Procura di Roma ad autorizzare le intercettazioni che avranno una durata prorogabile di 40 giorni. Si richiederà inoltre la stesura di un “verbale sintetico” da depositare; infine, la proposta del Guardasigilli vuole che le intercettazioni siano distrutte subito dopo le comunicazioni del premier al Copasir.
Giochi pubblici
Fra gli emendamenti avanzati dal Governo c’è anche la proroga di un ulteriore anno, quindi fino al 31 dicembre 224, delle concessioni per la raccolta a distanza dei giochi pubblici. Si prevede che per le casse dello Stato arriveranno da gioco a distanza, bingo, apparecchi da intrattenimento e scommesse oltre 275 milioni di euro in due anni, precisamente 98,67 milioni nel 2023 e 176,68 milioni nel 2024.
Scuole paritarie
Spunta anche un incremento di 30 milioni, a decorrere dal 2023, del contributo per le scuole paritarie
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI