Il ceo di Macronix: “mondo nel caos se Cina attacca Taiwan”

Di Marinellys Tremamunno / Inviata speciale a Taipei

Negli ultimi mesi, la Repubblica di Cina (Taiwan) ha fatto notizia per le continue tensioni militari con la Cina comunista. Infatti, al momento della stesura di questo articolo, 21 bombardieri con capacità nucleare provenienti da Pechino hanno fatto irruzione nella zona di difesa aerea di Taipei (nelle ultime 24 ore).

Secondo il database di AFP, si tratta di un record che conferma ancora una volta la pericolosa escalation della minaccia militare cinese contro l’isola ribelle (da 380 incursioni di aerei da guerra cinesi nel 2020 a più di 1.500 quest’anno). Su un lato dello stretto, Xi Jinping guida una Cina comunista di 1,3 miliardi di persone, sotto un governo a partito unico che afferma che Taiwan fa parte della Cina, mentre sull’altro Tsai Ing-weg gestisce una democrazia autonoma con 23 milioni di persone. Una disputa che va avanti dal 1949, quando i comunisti fondarono la Repubblica Popolare Cinese. Intanto Taipei si mostra ai suoi visitatori come una città prospera, cosmopolita, moderna, dinamica e sicura, con grandi magazzini e centri commerciali in stile occidentale, degna di un Paese che produce il 64% delle vendite globali di chip semiconduttori, secondo la società di consulenza TrendForce, e fino al 90% dei microchip più avanzati del mondo, che misurano 5 nanomillimetri (nm).

Il mondo potrebbe essere nel caos se la Cina attacca Taiwan”, ha affermato Miin Chyou Wu, CEO di Macronix, un produttore taiwanese leader mondiale di chip di memoria, specializzati per l’industria dell’elettronica di consumo, fornitore di grandi marchi come Nintendo e Samsung. Questa azienda offre una gamma completa di prodotti NOR Flash, NAND Flash e ROM, presenti nella maggior parte dei dispositivi che utilizziamo ogni giorno, come telefoni cellulari, computer, automobili e persino in dispositivi medici e militari. “Se queste tecnologie sono così importanti per tutti, spero che tutti manterranno Taiwan al sicuro. Se Taiwan viene distrutta, sarà un problema per il mondo intero” ha avvertito Miin Wu, osservando che le potenti fabbriche di produzione di microchip dell’isola potrebbero essere lo scudo di protezione per prevenire un attacco militare cinese, in quanto un attacco provocherebbe gravi ripercussioni sulla catena di produzione globale. Sarebbe il cosiddetto “scudo di silicio”, termine coniato dal giornalista inglese Craig Addison nel suo libro “Silicon Shield: Taiwan’s Protection Against Chinese Attack”. La teoria dice che se il mondo dipende dai semiconduttori taiwanesi, allora forse il mondo potrebbe impedire alla Cina di invadere Taiwan. Inoltre la Cina dipende anche dai semiconduttori taiwanesi, perché ad esempio le esportazioni da Taiwan verso la Cina continentale e Hong Kong hanno battuto i record nel 2021. Secondo i dati ufficiali citati dal quotidiano di Hong Kong South China Morning Post, solo lo scorso anno le esportazioni taiwanesi in Cina sono state di 166.527 milioni di euro (188.900 milioni di dollari) e hanno rappresentato un aumento del 24,8 per cento rispetto all’anno precedente, data la forte domanda di semiconduttori in un contesto di carenze internazionali e le sanzioni imposte dagli Stati Uniti ad alcune aziende tecnologiche cinesi. “Un bombardamento della nostra fabbrica è l’ultima cosa che ho in mente. Taiwan è in una posizione di leadership. Se la Cina e il governo degli Stati Uniti vogliono la nostra tecnologia, allora spero che nessuno ci bombardi” ha detto Miin Wu, confermando anche che l’isola ribelle è uno dei maggiori fornitori di droni della Cina, che vengono poi utilizzati dalla Russia nell’invasione dell’Ucraina. “Non credo che vengano a bombardare qui” ha sottolineato. La verità è che Taiwan ha qualcosa che la Cina non ha: l’attrezzatura per la produzione di semiconduttori più avanzata al mondo. E la perla del “miracolo taiwanese”, come è noto il grande sviluppo economico e tecnologico dell’isola negli ultimi tempi, è una società chiamata “Taiwan Semiconductor Manufacturing Company”, la famosa TSMC, che rappresenta il 54% dell’industria dei semiconduttori a livello globale. È anche la sesta azienda più preziosa al mondo, con una capitalizzazione di mercato di oltre 600 miliardi di dollari e che fornisce chip ad Apple, Intel e Nvidia.

Il leader delle memorie

L’ingegnere Miin Wu ha fondato Macronix nel 1989 nel cuore del parco scientifico di Hsinchu, nella Silicon Valley di Taiwan, dove espone con orgoglio i risultati del suo impegno: “Quando ho iniziato non avevo un dollaro, oggi il patrimonio dell’azienda è probabilmente di 20 miliardi di dollari”, ha detto sorridendo mentre, vestito in modo impeccabile, mostrava lo showroom dell’azienda. Nello showroom il volto di Miin Wu è presente sulle copertine di importanti media come Forbes e Business Week, oltre ai vari prodotti che contengono componenti Macronix, che già nel 2016 era considerato il più grande fornitore di ROM al mondo. “Ora siamo l’unica azienda – a Taiwan- che lavora dalla progettazione alla produzione e che non ha ricevuto sovvenzioni dal governo”, ha evidenziato per mostrare la differenza con il suo più grande rivale, TSMC. Tra le tensioni con la Cina di Xi Jinping, non è un segreto che sia gli Stati Uniti che l’Europa stiano cercando di attrarre investimenti nei loro territori per costruire le proprie fabbriche di microchip. Ad esempio, in Italia è stata pianificata la costruzione di un impianto Intel, con un investimento iniziale di 4,4 miliardi di euro. Tuttavia, per Miin Wu, queste iniziative sono ben lungi dall’essere una minaccia: “È una questione di cultura del lavoro. Gli occidentali sono bravi a innovare, ma non hanno la disciplina degli asiatici, come Cina, Taiwan, Corea o Giappone”. Il CEO di Macronix ha spiegato che Taiwan ha le capacità tecnologiche che conosciamo oggi grazie alla sua azienda. Nel 1989-1991, dopo la laurea alla Stanford University e diversi anni di esperienza in Intel, convinse numerosi taiwanesi a tornare sull’isola. “Era un periodo in cui Taiwan educava molte élite, che poi andarono a lavorare negli Stati Uniti. Sono stato il primo a provocare un massiccio ritorno di ingegneri” ha detto con entusiasmo. Inoltre, è stato il primo a introdurre i Big Data nel mondo dei Semiconduttori. A 74 anni, il fondatore di Macronix si vanta di essere riuscito a invertire la tendenza della fuga dei cervelli che esisteva nel suo Paese: inizialmente “ho portato circa 40 persone e poi ho cominciato a formarne altre per ottenere il design adeguato. Oggi Taiwan si sta muovendo verso una situazione di prosperità grazie alle persone che ho addestrato” ha detto Miin Wu. E, nonostante le minacce, “la nostra gente va avanti, lavorando molto, per inventare nuove tecnologie”.