Altre organizzazioni non governative hanno deciso di interrompere le attività dopo il divieto di lavorare imposto alle donne
Sono cinque le ong che hanno deciso di lasciare l’Afghanistan dopo il divieto, imposto dai talebani, del lavoro per il personale femminile.
L’ultima a interrompere le attività è stata Christian Aid, ente di beneficenza britannico che, stando a quanto affermato dal responsabile dei programmi globali Ray Hasan, “sta cercando di fare chiarezza su questo annuncio e ha sollecitato le autorità a revocare il divieto”.
Le altre organizzazioni non governative che hanno lasciato il Paese sono Save the Children, il Consiglio norvegese per i rifugiati, Care e l’International Rescue Committee.
Le reazioni
La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha commentato il divieto del governo talebano, che nei giorni scorsi ha anche impedito l’accesso all’istruzione universitaria alle donne.
«L’inaccettabile discriminazione delle donne da parte dei talebani sta avendo un effetto devastante sulla società afgana – ha scritto Metsola su Twitter – Le donne devono avere uguali diritti di studio, lavoro e vita. Saluto tutte le coraggiose donne e le ragazze afghane che stanno lottando per i propri diritti. Siamo con voi».
I talebani mettono al bando la coltivazione di oppio
Nel frattempo il ministero dell’Interno talebano ha messo al bando la coltivazione di oppio in tutto l’Afghanistan.
«Abbiamo combattuto la coltivazione e il traffico per un anno e continueremo a farlo» ha dichiarato ai media locali il portavoce del ministero Nafi Takor, rivendicando una decisione che sarebbe stata assunta sin dalla presa al potere a Kabul nell’agosto del 2021.
Secondo Takor, diverse coltivazioni sono già state riconvertite in cotone. Il mese scorso, però, da un rapporto Onu è emerso che l’85% dell’oppio viene prodotto nel Paese.
di: Francesca LASI
FOTO: ANSA/EPA/STRINGER