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Peskov: “nessuna pace senza regioni annesse a Russia”

“Non c’è posto che non sia coperto di sangue a Bakhmut, nella regione del Donetsk, e solo pochi civili continuano a vivere in città”; a seguire nel post del presidente ucraino Volodymyr Zelensky su Telegram, le foto della città distrutta dai russi: “l’anno scorso vivevano lì 70.000 persone. Ora vi sono rimasti solo pochi civili. Non c’è posto che non sia coperto di sangue. Non c’è ora in cui il terribile ruggito dell’artiglieria non risuoni. Tuttavia, Bakhmut resiste. La nostra difesa, le nostre forze stanno in piedi. Il Donbass ucraino sta in piedi”, ha affermato Zelensky.

La Russia chiude la porta alle trattative di pace

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che “nessun piano di pace per l’Ucraina può esistere se non tiene conto dell’annessione delle quattro regioni ucraine alla Russia”: «ancora una volta non può esistere un ‘piano di pace’ per l’Ucraina che non tenga conto delle realtà odierne, con il territorio russo, con l’ingresso di quattro nuove regioni in Russia. Nessun piano che non tenga conto di queste realtà può pretendere di essere pacifico».

Zelensky a colloquio con Giorgia Meloni

“Ho ringraziato Giorgia Meloni per la solidarietà e il supporto all’Ucraina. Ho lodato lo stanziamento del governo italiano di ulteriori 10 milioni di euro in aiuti”. Lo scrive sul suo account Twitter il presidente ucraino Volodymyr Zelensky che aggiunge ” Meloni mi ha informato che si sta valutando la questione della fornitura di sistemi di difesa aerea a protezione dei cieli ucraini. Abbiamo discusso del piano di pace”

È intervenuto anche il ministro della Difesa italiano Crosetto: «non abbiamo ancora cominciato la costruzione del sesto decreto. Di certo Kiev sta chiedendo da mesi un supporto contro gli attacchi aerei su obiettivi civili: case ospedali, scuole, centrali elettriche. Se sarà possibile, certamente li aiuteremo a difendersi: la Russia ha superato un confine che non doveva superare».

Cosa succede al fronte

Sono passati 10 mesi dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina.

Il 28 dicembre su tutto il territorio del Paese invaso sono risuonati gli allarmi antiaerei: sono in arrivo i Mig russi. Lo ha scritto il gruppo di monitoraggio bielorusso Gayun: gli aerei, tanto il MiG-31K ‘Kinzhaliv’, così come l’aereo di tracciamento radar a lungo raggio Il-76 A-50 ‘Serhiy Atayants’, sono decollati dall’aeroporto bielorusso Machulyshchi. Alcune bombe avrebbero già colpito la martirizzata Kherson, dove per ora il bilancio (in aggiornamento) è di un morto.

È Kreminna, intanto, la nuova “linea del Piave” della resistenza ucraina. Il governatore regionale in esilio Sergii Gaidai ha reso noto che il comando russo ha lasciato la città Kreminna, dove sono in corso intensi combattimenti. Secondo Gaidai la liberazione di Kreminna aprirà la strada alle forze armate ucraine a Starobilsk, o in direzione di Rubizhny e Severodonetsk.

L’Onu intanto lancia l’allarme per le vittime civili: l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr) ha dichiarato che il conteggio del numero di vittime ucraine indica che i morti accertati tra il 24 febbraio e il 26 dicembre sono 6.884, di cui 429 bambini. L’agenzia, però, sottolinea che è probabile che la cifra effettiva sia “considerevolmente più alta, poiché le informazioni da zone in cui ci sono state intense ostilità è ritardata e molti rapporti sono ancora in attesa di conferma”.

A Kharkiv, nell’est dell’Ucraina, sono state segnalate diverse esplosioni. “La città è sotto tiro”, ha scritto su Telegram il sindaco, Igor Terekhov, invitando la popolazione a rimanere nei rifugi e ad adottare misure di precauzione.

Lavrov: “da Occidente rischi scontro diretto tra potenze nucleari”

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha dichiarato che l’Occidente sta rischiando di mettere in atto uno scontro armato diretto tra potenze nucleari con “il corso politico” che “mira alla totale repressione della Russia”.

Lavrov ha aggiunto che Mosca ha ribadito più volte che “non ci possono essere vincitori in una guerra nucleare e che pertanto non deve essere mai scatenata”.

«Il nemico è ben consapevole delle nostre proposte sulla smilitarizzazione e la denazificazione dei territori controllati dal regime di Kiev. Vogliamo l’eliminazione delle minacce alla sicurezza della Russia che include i nostri nuovi territori (le repubbliche di Donetsk e Lugansk e le regioni di Kherson e Zaporizhzhia). Non resta molto da fare: accettare queste proposte in modo amichevole, o in caso contrario sarà l’esercito russo ad occuparsi della questione» ha concluso Lavrov.

Kuleba parla di summit per la pace

Il ministro degli esteri ucraino Dmytro Kuleba ha dichiarato che Kiev mira a ottenere un summit di pace presso le Nazioni Unite entro la fine di febbraio. Lo ha riferito RaiNews, citando un’intervista del ministro all’AP.

Secondo TgCom24, tra i possibili mediatori potrebbe esserci il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres.

Zelensky: “9 milioni di persone sono rimaste senza elettricità”

Il presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato che in Ucraina 9 milioni di persone sono rimaste senza elettricità

«Voglio ringraziare tutti i lavoratori delle imprese energetiche, tutte le squadre di riparazione per il fatto che questo sabato e domenica, alla vigilia di Natale e a Natale, è stato possibile dare più energia alle persone – ha dichiarato il leader ucraino- Il numero e la durata delle interruzioni stanno gradualmente diminuendo. Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questo risultato».

“La libertà ha un prezzo elevato. Ma la schiavitù costa ancora di più“, ha scritto su Telegram il presidente ucraino. “In questa battaglia abbiamo un’arma potente ed efficace. Il martello e la spada del nostro spirito e della nostra coscienza. Il coraggio e l’audacia. Virtù che ci spingono a compiere buone azioni e a vincere il male. L’atto principale del coraggio è la resistenza e il portare a termine il proprio lavoro nonostante tutto. La verità illumina il nostro cammino. La conosciamo. La proteggiamo. La nostra verità è la lotta per la libertà”

La guerra dall’Europa

Il 45% dei tedeschi è contrario a fornire carri armati Leopard 2 all’Ucraina, secondo un sondaggio commissionato dalla Dpa all’istituto demoscopico YouGov. Il 33% è a favore dell’invio dei carri armati, che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky chiede da mesi, mentre il 22% non ha un’opinione in merito. Si ribalta la situazione con i socialisti in larga parte contrari, mentre tra i Verdi solo il 25% degli elettori è contrario. Tra i Liberali dell’Fdp, il 42% è contrario e il 33% a favore. I seguaci dell’opposizione conservatrice sono in maggioranza contrari.

E mentre l’opinione pubblica di uno dei paesi cruciali tra gli alleati di Kiev si divide, in Austria si mette in guardia i vicini europei per il possibile verificarsi di black out, a causa di potenziali attacchi russi alle linee elettriche. “La possibilità di blackout in alcune parti dell’Unione europea è molto alta. La questione non è se accadranno, ma quando accadranno”, ha detto Klaudia Tanner, ministra della Difesa di Vienna, al quotidiano tedesco Die Welt. Un altro rischio alle infrastrutture energetiche potrebbe essere un’attentato informatico da parte di hacker russi: “non dobbiamo fingere che sia soltanto un consiglio. Austria ed Europa devono prepararsi ai blackout”.

di: Francesca LASI

aggiornamenti: Micaela FERRARO e Caterina MAGGI

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