Il Ministro della Giustizia ha ribadito che gli atti divulgati dal sottosegretario Delmastro non sono segreti
«Le dimissioni di Delmastro? è un’ aspirazione velleitaria e metafisica che l’informazione di garanzia possa costiurie un progetto di dimissioni. Diversamente, devolveremmo all’autorità giudiziaria il destino politico degli appartenenti all’assemblea», dichiara il ministro della Giustizia, Carlo Nordio durante il question time del Giurì d’onore.
«La classificazione della natura segreta, riservata, per legge appartiene all’autorità che forma il documento. Spetta al ministero definire la qualifica degli atti. E su questi abbiamo già risposto». Nordio ha ribadito che gli atti divulgati dal sottosegretario Delmastro non sono segreti.
Ha poi aggiunto, riferendosi all’indagine aperta dalla procura di Roma: «se la qualifica della segretezza dell’atto non dovesse più dipendere dall’autorità che forma l’atto, cioè dal ministero ma devoluta all’interpretazione della magistratura, potrebbe crearsi una problematica. Questo Governo e, anche e soprattutto, questo Ministro, anche per chi ha letto i miei interventi anche in momenti precedenti, è profondamente convinto che, soprattutto dopo gli scandali emersi a suo tempo nel cosiddetto affare Palamara, vi sia la necessità di una profonda revisione dell’ordinamento giudiziario. Quindi è ferma volontà del Governo di esercitare la delega contenuta in questa legge con gli opportuni correttivi che riterremo di adottare».
Caso Donzelli
È il giorno del Giurì d’onore alla Camera intorno al caso del deputato Giovanni Donzelli. L’esponente di Fratelli d’Italia che inveì contro i colleghi dell’opposizione Debora Serracchiani, Andrea Orlando, Walter Verini e Silvio Lai che andarono in visita al carcere di Sassari da Alfredo Cospito.
La commissione, presieduta da Sergio Costa (M5S) è composta da: Roberto Giachetti (Terzo Polo), Alessandro Colucci (Noi Moderati), Anna Maria Patriarca (Forza Italia) e Massimo Cecchetti (Lega).
La prima ascoltata da Sergio Costa è stata Serracchiani, a seguire gli altri esponenti Dem fino a questo pomeriggio quando sarà il turno di Donzelli. Costa ha commentato ai giornalisti di aver “messo il segreto e quindi io rispetto la riservatezza” e la relazione conclusiva non arriverà “prima della prossima settimana“. Al termina della sua audizione Debora Serracchiani ha spiegato: «mi aspetto che si faccia chiarezza sulle dichiarazioni che hanno portato a questo Giurì», senza entrare in ulteriori dettagli dato che “si tratta di atti riservati e io rispetto sempre la riservatezza“, dello stesso avviso anche il deputato Lai che ha assicurato di attenersi ai criteri di riservatezza e non ha commentato l’audizione.
Al termine della sua audizione l’ex ministro Andrea Orlando ha dichiarato: «se andare a fare una visita in carcere fosse la causa della lesione dell’onorabilità dei parlamentari, e mi auguro questo non avvenga, sarebbe un vulnus all’istituto stesso, che nel corso degli anni ha portato risultati positivi. Al prossimo parlamentare a cui viene in mente di andare a fare una visita ci pensa due volte. Credo invece che, al di là della nostra situazione specifica – continua Orlando, – difendere questa pratica è difendere una molla che nel corso degli anni ha costituito uno stimolo a migliorare la situazione degli istituti di pena. E lo dico da ex ministro, che spesso si è mosso sulla base del fatto che parlamentari di tutti gli schieramenti politici mi segnalavano che c’erano situazioni di difficoltà che si registravano nelle carceri italiane».
Il Giurì dovrà stabilire se la frase pronunciata da Donzelli “dite se siete con la mafia e il terrorismo o con lo Stato” sia lesiva “della loro dignità e onorabilità“. In attesa di essere ascoltato il deputato di Fratelli d’Italia ha ribadito che non cambierebbe nulla di quanto detto o fatto, aggiungendo poi che “come sempre non commento per non alzare i toni esattamente come ha chiesto Giorgia Meloni“.
di: Flavia DELL’ERTOLE
Aggiornamento di: Alice GEMMA
FOTO: ANSA/GIUSEPPE LAMI