COSPITO

L’anarchico resta detenuto in regime di carcere duro. La difesa: “è una condanna a morte”

La Cassazione ha rigettato ricorso presentato dalla difesa di Alfredo Cospito sul 41bis. La decisione della Corte Suprema è arrivata dopo 8 ore di consiglio.

L’anarchico, detenuto in regime di carcere duro nel reparto penitenziario dell’ospedale San Paolo di Milano, è in sciopero della fame da 120 giorni. In seguito alla decisione della Cassazione, Cospito avrebbe rinunciato ad assumere gli integratori, convinto che “morirà presto”. È quanto trapelato in ambienti ospedalieri e riferito dall’ANSA. Secondo le stesse fonti, l’attivista anarchico avrebbe dichiarato: «Spero che qualcuno dopo di me continuerà la lotta».

Dopo aver appreso la notizia, i partecipanti del sit-in in solidarietà a Cospito hanno urlato: «Assassini!». «Basta con questa giustizia di assassini, dove si assolvono i responsabili delle stragi e si applica il carcere duro per chi cerca un mondo diverso» hanno dichiarato i manifestanti.

Calia: “condanna a morte”

L’avvocata Caterina Calia, parte del collegio difensivo di Cospito, parla di condanna a morte.

«È molto difficile in questo momento dire qualcosa perché la viviamo come una condanna a morte. Si è fatto di tutto per non decidere in questi mesi, in quanto doveva essere il ministro Nordio a prendere una decisione politica e non rimandare e pensare che doveva essere la Cassazione – ha dichiarato Calia, citata da LaPresse – La Cassazione aveva tute le possibilità per intervenire, quanto meno di annullare con rinvio sulla base anche delle motivazioni indicate dal procuratore generale ma evidentemente qui c‘è una sorta di ragion di Stato che viene agitata da tutti. So solo che c’è una persona che sta morendo e che oggi non avrà nessuna alternativa se non andare avanti con il rischio concreto di arrivare all’alimentazione forzata. Mi auguro che almeno su questo non ci si accanisca arrivando ad un Tso rispetto ad una persona che ha sempre espresso fin dall’inizio la volontà di non essere sottoposto ad alcun trattamento. È una condanna a morte di fatto».

Il legale di Cospito: “speravamo nel diritto ma ci sbagliavamo”

 «Leggendo i pareri favorevoli della DNAA, DDA, DAP inviati al Ministro avevamo capito che la decisione ministeriale fosse stata politica e non giuridica. Dopo la lettura della requisitoria del PG Gaeta pensavamo che il diritto potesse tornare ad illuminare questa buia vicenda. La decisione di questa sera dimostra che ci sbagliavamo» ha dichiarato il legale di Cospito, Flavio Rossi Albertini.

Nordio: “prendiamo atto della decisione”

«Prendiamo atto della decisione della Corte di Cassazione. Come più volte illustrato in Parlamento, essa attiene al procedimento giurisdizionale di competenza esclusiva della magistratura nella sua piena autonomia e indipendenza» ha dichiarato il ministrod ella Giustizia Carlo Nordio.

Comitato Bioetica: “proseguiremo analisi sulle richieste di Nordio”

Il Comitato nazionale di Bioetica ha deciso di proseguire l’analisi sui quesiti posti “dal Ministero della Giustizia, in merito alle problematiche connesse all’autodeterminazione nel ricevere o meno i trattamenti sanitari offerti”.

Delmastro: “la Cassazione ha scritto la pagina definitiva”

«Le intimidazioni e le violenze non piegano lo Stato: Cospito rimane, correttamente, in regime di 41 bis. La Cassazione ha scritto la pagina definitiva. Abbiamo sempre difeso le istituzioni democratiche dalle violenze del terrorismo, senza alcuna indulgenza e senza farci intimorire. Oggi la Cassazione conferma che vi erano tutti i presupposti giuridici per il mantenimento del carcere duro a carico di Cospito» ha dichiarato il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro (FdI).

di: Francesca LASI

FOTO: ANSA/ANGELO CARCONI