Arrestata Darya Tryopova. Per l’attentato è stata usata una “statuetta bomba”. Il marito della donna: “è stata incastrata”
Attentato a San Pietroburgo.
In un bar nel centro città, lo Street bar, un ordigno contenuto in una statuetta è esploso uccidendo sul colpo il blogger militare russo Vladlen Tatarsky, il cui vero nome era Maxim Fomin. Sono rimaste ferite altre 32 persone.
Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa russa Interfax, per l’attentato è stata arrestata una donna di 26 anni, Darya Tryopova, che avrebbe consegnato a Tatarsky una scatola contenente un suo busto che si sarebbe poi rivelato essere l’ordigno esplosivo. Sempre secondo quanto riporta Interfax Tryopova aveva posto alcune domande e scambiato osservazioni con Tatarsky nel corso di una discussione e in un video si vede il blogger scherzare sul busto regalatogli e porlo vicino a lui sul tavolo, poco prima dell’esplosione. Proprio questa statuetta sarebbe esplosa e avrebbe provocato anche 32 feriti, oltre al danneggiamento della facciata dell’edificio.
Tatarsky era passato agli annali della cronaca per i suoi pronunciamenti spavaldi e la sua retorica a favore della guerra. Aveva più di 560mila follower su Telegram ed era diventato particolarmente famoso l’anno scorso dopo aver pubblicato un video girato all’interno del Cremlino in cui diceva: “sconfiggeremo tutti, uccideremo tutti, deruberemo tutti come necessario. Proprio come piace a noi”.
L’agenzia Tass ha annunciato che Daria Trepova ha confessato di aver portato un busto esplosivo, lo ha dichiarato in un video che è stato pubblicato dall’ufficio stampa del ministero degli Esteri russo. La donna dice di aver “fatto entrare di nascosto una statua, che è esplosa“, e alla domanda sul perché fosse stata trattenuta ha risposto “per essere stata sulla scena dell’omicidio di Vladlen Tatarsky“.
Il marito della donna Dmitry Rylov non è però convinto dalla versione fornita nel video: «non avrebbe mai ucciso qualcuno» spiega l’uomo, al momento non in Russia, secondo cui sua moglie è stata incastrata. Sembra che la donna avesse già acquistato dei biglietti per fuggire in Uzbekistan. «Daria ha detto di essere stata incastrata, e io sono completamente d’accordo: nessuno se lo aspettava – afferma Dmitry Rylov -. Per quanto ne so, era necessario consegnare questa statuetta, in cui c’era qualcosa… Ne abbiamo parlato almeno due volte. Dasha, in linea di principio, non è il tipo di persona che potrebbe uccidere qualcuno».
Secondo un sito web di San Pietroburgo, l’esplosione sarebbe avvenuta in un caffè che un tempo era appartenuto a Prigozhin, “lo chef di Putin”, il cui nome è stato collegato al Gruppo Wagner.
Anche il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha commentato l’accaduto. Secondo quanto riportato da Ria Novosti Peskov ha dichiarato che “il regime di Kiev sostiene azioni terroristiche” e questo piega il “perché l’operazione militare speciale in Ucraina viene compiuta“, secondo Peskov “questo regime è dietro l’assassinio di Darya Dugina e molto probabilmente dietro l’assassinio di Fomin“.
La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha commentato la vicenda: «i giornalisti russi subiscono costantemente minacce di rappresaglie da parte del regime di Kiev e dei suoi ispiratori, che vengono sempre più attuate. Sono sottoposti a molestie, stigmatizzati in senso letterale con contrassegni speciali sulle piattaforme digitali» e ha sostenuto che venga organizzata una “una ‘caccia alle streghe’ nei media occidentali. Tutto questo avviene con una tacita noncuranza da parte delle strutture internazionali competenti, che non può più essere interpretata come conciliazione, ma come complicità».
Continua Zakharova: «fino a poco tempo fa, l’Occidente combatteva l’estremismo e il terrorismo, marciando come un fronte unito a Parigi in difesa dei giornalisti contro cui erano stati commessi attacchi terroristici. Oggi, la mancanza di reazioni alla Casa Bianca, a Downing Street, all’Eliseo e così via, data la loro presunta preoccupazione per il benessere dei giornalisti e la libertà di giornalismo, parla da sola». E conclude: «colpisce invece la reazione di Kiev, dove i beneficiari delle sovvenzioni occidentali dimostrano una non celata gioia per l’accaduto».
di: Micaela FERRARO
aggiornamento: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO:EPA/ANATOLY MALTSEV