Pechino ha annunciato sanzioni anche contro l’Hudson Institute e i loro direttori come ritorsione per l’incontro tra lo speaker della Camera e la presidente di Taiwan
La tensione tra Cina e Stati Uniti è molto alta, una situazione che si è acuita con l’incontro tra la presidente di Taiwan Tsai e lo speaker della Camera McCarthy. Tsai è rientrata a Taiwan nella serata di venerdì 7, dopo il doppio scalo negli Stati Uniti oggetto delle accuse di Pechino; il suo aereo è stato sorvegliato a distanza dalle forze armate Usa mentre sorvolava l’Oceano Pacifico.
In ritorsione all’incontro avvenuto mercoledì 5 aprile, Pechino ha annunciato una serie di sanzioni contro la Reagan Library, l’Hudson Institute e i loro direttori.
Il ministero degli Esteri cinese tramite una nota ha riferito: “nonostante le ripetute rappresentazioni e la ferma opposizione della Cina, gli Stati Uniti hanno insistito per consentire alla leader taiwanese Tsai Ing-wen di “transitare” negli Usa per impegnarsi in attività politiche dal 29 al 31 marzo e dal 4 al 6 aprile 2023″.
Pechino accusa l’Hudson Institute e la Reagan Library di aver fornito a Tsai una “piattaforma e una convenienza per impegnarsi in attività separatiste di indipendenza di Taiwan negli Stati Uniti“, violando gravemente il principio della ‘Unica Cina’, le disposizioni dei tre comunicati congiunti sino-americani e danneggiando la sovranità e l’integrità territoriale della Cina. Perciò i responsabili, Sarah May Sterne John P. Walters, presidente del board e direttore dell’Hudson Institute; John Heubusch e Joanne M. Drake, ex direttore esecutivo e direttore amministrativo della Fondazione Reagan, subiranno un “congelamento di beni mobili, immobili e altri tipi di beni all’interno” della Cina, oltre che il blocco del rilascio dei visti e lo scambio con entità cinesi.
Sono state annunciate sanzioni anche dall’Ufficio per gli affari di Taiwan del governo centrale contro la Prospect Foundation e il Council of Asian Liberals and Democrats, due istituzioni dell’isola, e i loro responsabili, per il loro impegno finalizzato all’indipendenza di Taipei.
Il portavoce dell’Ufficio, Zhu Fenglian, ha dichiarato che «agendo su istruzioni delle autorità del Partito democratico progressistale due organizzazioni, con il pretesto di democrazia, libertà e cooperazione, e con il pretesto di scambi accademici e seminari, hanno voluto solo spacciare l’idea di indipendenza di Taiwan nell’arena internazionale e hanno fatto di tutto per ingraziarsi le forze anti-cinesi impegnandosi in incidenti che hanno promosso ‘una Cina, una Taiwan’, ‘due Cine’ e altre violazioni del principio della ‘Unica Cina’ nel tentativo di espandere il cosiddetto spazio internazionale di Taiwan».
Il presidente cinese, Xi Jinping, ha assicurato che Taiwan è il “fulcro degli interessi della Cina” e per questo Pechino non scenderà ad alcun compromesso.
Nella nota diffusa dalla diplomazia cinese si leggono queste parole del presidente: «chiunque faccia storie su una questione cinese non sarà mai d’accordo con il governo e il popolo cinese. È un pio desiderio aspettarsi che la Cina scenda a compromessi su Taiwan».
di: Micaela FERRARO
aggiornamento di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/EPA/ETIENNE LAURENT MCCARTHY TSAI ING WEN USA TAIWAN