Il mantenimento del deficit consentirà un taglio del cuneo fiscale per dipendenti con redditi medio-bassi per oltre tre miliardi
Il Consiglio dei ministri riunito a Palazzo Chigi ha approvato il Def. La riunione è ancora in corso ed ha approvato anche lo stato d’emergenza per l’immigrazione, oltre a pene più severe per atti vandalici contro opere d’arte.
Secondo alcune voci trapelate il 10 aprile, il Documento di economia e finanza avrebbe stimato una crescita del Pil all’1%, in lieve rialzo rispetto allo 0,9% inizialmente previsto, con un deficit al 4,35%. Il quadro economico-finanziario rimane comunque “incerto e dubbioso”, a causa della “guerra in Ucraina, di tensioni geopolitiche elevate, del rialzo dei tassi di interesse ma anche per l’affiorare di localizzate crisi nel sistema bancario e finanziario internazionale“.
Meloni rivendica il documento che “traccia linea di stabilità, credibilità e crescita“, precisando che “rivediamo al rialzo con responsabilità le stime del Pil e proseguiamo il percorso di riduzione del debito pubblico. Sono le carte con le quali l’Italia si presenta in Europa“.
Buoni i dati sul rapporto debito/Pil che nel 2022 è risultato pari al 144,4%, con 1,3 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni di novembre. Questa diminuzine secondo il Mef “coerentemente agli obiettivi indicati nello scenario programmatico continuerà progressivamente nel 2023 al 142,1%, nel 2024 al 141,4, fino a raggiungere il 140,4% nel 2026“. Il Governo non manca di rimarcare su questo gli effetti negativi del Superbonus, i cui impatti sui saldi hanno impedito ulteriori riduzioni.
Come si legge nel documento, il mantenimento dell’obiettivo di deficit esistente consentirà “un taglio dei contributi sociali a carico dei lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi di oltre tre miliardi a valere sull’anno in corso“. Ciò, spiegano dal Mise, “sosterrà il potere d’acquisto delle famiglie” e “contribuirà alla moderazione della crescita salariale” contro “una pericolosa spirale salari-prezzi“.
Oltre alle stime, il Cdm di oggi affronta il nodo delle nomine, con il rinnovo dei vertici alle partecipate statali. In gioco Eni, Enel, Terna e Poste, le cui nuove nomine saranno indissolubilmente legate al Pnrr.
Meloni avrebbe già scelto su Eni, con la conferma di Claudio Descalzi come amministratore delegato. Scambio di carte per Enel dove dovrebbe approvare Donnarumma, ora a Terna; qui si parla di Giuseppina Di Foggia, direttamente da Nokia. Si attende anche il ritorno in campo di Cingolani, ex ministro della Transizione ecologica nel Governo Draghi che dovrebbe arrivare a capo di Leonardo. Matteo Del Fante dovrebbe rimanere a Poste.
Quanto ai componenti della Consob, su proposta di Meloni il Cdm ha nominato Gabriella Alemanno e Federico Cornelli.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/ FILIPPO ATTILI – UFFICIO STAMPA