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Attesa per le parole del figlio di re Carlo III

Il principe Harry è arrivato all’Alta corte di Londra per la sua testimonianza. Il principe ha fatto causa al Mirror Group Newspapers per presunte intercettazioni illegali avvenute tra il 1995 e il 2011.

Sarebbero 313 le intercettazioni avvenute in maniera illegale.

La testimonianza del principe inizia con un colpo di scena, dato che per la prima volta un membro della monarchia commenta la vita politica del Paese. «Il nostro Paese è giudicato nel mondo intero in base allo stato della nostra stampa e del nostro governo, che entrambi, credo, abbiano toccato il fondo – sostiene Harry. – La democrazia fallisce quando la stampa non riesce a controllare e richiamare alle sue responsabilità il governo, e invece sceglie di conviverci in modo da avere garantito lo status quo». Dopo queste prime parole passa in rassegna la sua vita e l’influenza che i media hanno avuto fino alla decisione di trasferirsi in California “dovuta alla costante intrusione, all’incitamento all’odio e alle molestie da parte della stampa scandalistica in ogni aspetto della nostra vita privata, che ha avuto un effetto devastante impatto sulla nostra salute mentale e sul nostro benessere“. Harry ha aggiunto che lui come la moglie Meghan Markle, erano “anche molto preoccupati per la sicurezza e l’incolumità di nostro figlio

«Da adolescente e poco più che ventenne, ho finito per sentirmi come se stessi giocando a molti dei titoli e degli stereotipi che volevano addossarmi principalmente perché pensavo che, se stavano stampando questa spazzatura su di me e la gente ci credeva, forse potevo davvero comportarmi in quel modo – continua Harry. – Era una spirale discendente, per cui i tabloid cercavano costantemente di convincere me, un giovane ‘danneggiato’, a fare qualcosa di stupido per scrivere una bella storia e vendere un sacco di giornali. Ripensandoci ora, tale comportamento da parte loro è stato assolutamente vile».

Il secondogenito di re Carlo III dichiara: «semplicemente non capisco (e non ho mai capito) come i dettagli intimi e privati delle mie relazioni… possano avere qualcosa a che fare con il benessere della società o la gestione del paese e quindi essere di pubblico interesse». Passando poi a spiegare i primi sospetti di essere vittima di un hackeraggio telefonico: «i tabloid pubblicavano regolarmente articoli su di me che erano spesso sbagliati ma intervallati da frammenti di verità, che ora penso siano stati molto probabilmente raccolti dall’intercettazione di messaggi vocali e/o dalla raccolta illegale di informazioni. I miei messaggi vocali includevano informazioni incredibilmente private e sensibili sulle mie relazioni, la mia sicurezza operativa e quella della mia famiglia [e negli anni successivi] il mio lavoro sia nell’esercito che come membro anziano della famiglia reale». Harry fa inoltre riferimento a piccoli “inconvenienti” telefonici che lo portavano a aspettare sempre più dato che “sentivo per la prima volta un messaggio vocale che non era nuovo, a volte il simbolo che mi notificava il messaggio spariva prima che avessi la possibilità di ascoltare il messaggio vocale“.

La Corte ha poi chiesto spiegazioni in merito a una frase nella deposizione di Harry “quanto sangue ancora macchierà le loro dita che scrivono prima che qualcuno possa porre fine a questa follia” e il principe ha spiegato di riferirsi ai giornalisti “responsabili di aver causato molto dolore“, la Corte poi chiede se il principe si trova in Aula per “porre fine a questa follia” e Harry risponde: “questa è la mia speranza“.

Durante l’interrogazione dell’avvocato Andrew Green, che rappresenta il Mirror Group, Harry ha spiegato che “ogni articolo mi ha fatto soffrire” e alla domanda del legale del perché aver scelto determinati articoli, il principe ha spiegato di aver scelto quelli che hanno “hanno mostrato gli elementi più evidenti di attività illecite intrusive“. Harry sostiene inoltre che in occasione di un articolo pubblicato a settembre 2000 nel quale vengono raccontati due suoi appuntamenti in un pub di non sapere “come qualcuno avrebbe potuto sapere che fossi in quel pub, in quel particolare momento. Ho sempre trovato strano questo tipo di ‘coincidenze’“.

di: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: ANSA/EPA-EFE/Andy Rain