Si tratterebbe del quarto caso nel giro di poche settimane quello avvenuto al Poliambulatorio di Lampedusa
Al Poliambulatorio di Lampedusa si sospetta di casi di malasanità. Una 30enne all’ottavo mese di gravidanza si è recata al centro medico intorno alle 9 di martedì 18 luglio e il personale medico l’ha rassicurata, circa un’ora e mezza dopo la donna è tornata al Poliambulatorio e i battiti del bimbo che portava in grembo risultavano pericolosamente lenti. Allertato l’elisoccorso è stata trasportata alle 13 all’ospedale Civico di Palermo, dove i medici non hanno potuto che constatare il decesso del bambino.
insieme alla donna, consigliera comunale, anche il marito che annuncia battaglia affinché venga fatta chiarezza sull’accaduto e intende fare denuncia appena avrà acquisito le cartelle cliniche. Il caso della donna, infatti, sarebbe il quarto nel giro di poco tempo: «non ci devono essere altri Giacomo, Fortunato e Alessandro che non sono riusciti a nascere. Se mia moglie fosse stata trasferita subito – dichiara il marito – dopo il primo accesso al Poliambulatorio, forse mio figlio ci sarebbe ancora. Per i soccorsi dell’elicottero del 118, il protocollo prevede che si debba attendere, nel caso in cui stiano arrivando migranti, se ci sono feriti, malati o partorienti. Non è possibile che non vi siano attrezzature adeguate, e questo vale sia per i lampedusani sia per i tanti migranti che sbarcano sulla nostra isola. Lampedusa è una realtà dove, in proporzione al numero di abitanti, ci sono più concepimenti che altrove. Solo che a Lampedusa non si nasce, lo si fa ad Agrigento o a Palermo».
di: Flavia DELL’ERTOLE
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