Dopo cinque giorni di proteste la Turchia ha acconsentito all’ingresso graduale di alcuni pazienti
Nel Nord- Ovest della Siria vengono negate le cure a centinaia di persone malate di tumore. Secondo l’organizzazione indipendente Still I Rise sono 282 donne, 235 uomini e 91 bambini a non avere accesso ad alcun trattamento. Molti di loro hanno manifestato per cinque giorni insieme agli attivisti locali. Una protesta che ha portato a una prima conquista: l’ingresso graduale in Turchia tra i 70 e gli 80 pazienti a settimana.
Nella zona gli ospedali e le strutture mediche sono praticamente inesistenti. Una situazione peggiorata dopo il terremoto al confine con la Turchia, che ha devastato la regione nella notte tra il 5 e il 6 febbraio 2023. Prima Ankara consentiva l’ingresso alle persone con patologie oncologiche negli ospedali del Paese ma dopo il sisma è diventato impossibile ricevere cure.
Ad aggravare il quadro anche il mancato rinnovo dell’autorizzazione all’uso del corridoio di Bab al-Hawa, al confine tra Siria e Turchia, da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu a causa del veto posto dalla Russia.
«È davvero difficile assistere a questa situazione. Queste persone stanno morendo, sanno che probabilmente non potranno essere salvate, ma vogliono combattere affinché altri possano avere accesso alle cure a loro negate – ha dichiarato Abdulkafi Alhamdo, Program Manager di Still I Rise nel Nord Ovest della Siria – Grazie alla nostra protesta, nel corso dei prossimi due mesi tutti i pazienti dovrebbero essere in grado di entrare in Turchia. È un tempo lungo, ma non abbiamo davvero altre alternative. Il problema adesso è il lungo termine: continuiamo a vivere sotto scacco e con sempre meno aiuti dalla Comunità Internazionale non abbiamo speranze per il futuro».
di: Francesca LASI
FOTO: ANSA/EPA/YAHYA NEMAH