Domenica i sostenitori del golpe sono scesi in strada inneggiando alla Russia
Tensione in Niger dopo il golpe. Il Burkina Faso e il Mali hanno dichiarato che qualsiasi intervento militare per riportare al potere il presidente destituito Mohamed Bazoum sarebbe come “dichiarare guerra” ai due Paesi.
Il comunicato congiunto dei due governi arriva dopo l’ultimatum della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas-Cedeao), che non esclude l’uso della forza in caso di mancato ripristino dell’ordine costituzionale.
La ministra degli Esteri francese Catherine Colonna ha smentito l’intervento militare della Francia in Niger, come paventato nelle scorse ore dai golpisti.
«È falso. Non bisogna cadere nella trappola» ha dichiarato Colonna, sottolineando che è ancora “possibile” riportare alle sue funzioni il presidente destituito Mohamed Bazoum alle sue funzioni. «È necessario perché queste destabilizzazioni sono pericolose per il Niger e i suoi vicini» ha affermato la ministra, secondo la quale Emmanuel Macron “segue attivamente la situazione in corso” e ha parlato con Bazoum e altri leader africani.
Secondo i media nigerini i golpisti erano convinti che la Francia intendesse intervenire “militarmente” nel Paese per ripristinare il governo del presidente Mohamed Bazoum.
In un comunicato delle forze che hanno appoggiato il golpe si legge: «nella sua linea di condotta che va nella direzione di ricercare modi e mezzi per intervenire militarmente in Niger la Francia con la complicità di alcuni nigerini, ha tenuto una riunione presso lo stato maggiore della Guardia nazionale del Niger per ottenere le necessarie autorizzazioni politiche e militari».
Domenica sono scesi in strada numerosi sostenitori del golpe che hanno sventolato bandiere russe e inneggiato a Vladimir Putin, scandendo inoltre slogan antifrancesi. C’è stato inoltre il tentativo di appiccare un incendio all’ambasciata francese con il tentativo di entrarvi con la forza, atti condannati da Parigi, con Macron che ha fatto sapere che nessun “attacco contro la Francia e i suoi interessi” verrà tollerato e che la Francia risponderà “immediatamente” in caso di attacchi verso i suoi cittadini.
Stando a quanto riferito, due italiani sarebbero rimasti bloccati nel Paese.
Tajani, Colonna e Borrell a colloquio
La situazione in Niger è stata al centro di colloqui telefonici tra il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, l’omologa francese, Catherine Colonna, e l’Alto rappresentante dell’Unione europea per la Politica estera, Josep Borrell. Su Twitter, Tajani dichiara: “l’Italia è in prima linea per affrontare la crisi in Niger. Ho avuto colloqui telefonici con l’Alto Rappresentante Ue, Josep Borrell, e la ministra francese degli Esteri, Catherine Colonna. Lavoriamo ad una soluzione diplomatica a tutela della democrazia. Seguiamo costantemente gli italiani in Niger”. In merito ai connazionali bloccati nel Paese, Tajani ha dichiarato che “non corrono alcun pericolo”. «Al momento sono poco meno di 100 gli italiani civili nel Paese africano, oltre a 400 militari. La nostra ambasciata li ha contattati uno per uno» ha dichiarato il vicepremier a RaiNews.
Crosetto: “intervento Ue potrebbe avere effetti deflagranti”
«Un intervento europeo per andare a incidere in una cosa interna rischierebbe di avere effetti deflagranti – ha dichiarato il ministro della Difesa Guido Crosetto – si cammina sulle uova e ogni atto bisogna valutarlo tre volte per quello che può essere l’effetto e per evitare che diventi una guerra sanguinosa; La situazione è recuperabile senza interventi troppo duri».
Cremlino: “non siamo sullo stesso piano del Gruppo Wagner”
Il Cremlino afferma che quanto sta accadendo in Niger è “fonte di grave preoccupazione” e che le considerazioni di Mosca “non dovrebbero essere messe sullo stesso piano semantico” di quelle fatte dal capo del Gruppo Wagner Yevgeny Prigozhin. Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, citato dalla Tass. Nei giorni scorsi Prigozhin aveva salutato con favore il golpe, assicurando che i suoi “possono ristabilire l’ordine”.
«Siamo favorevoli al rapido ripristino dello stato di diritto nel Paese, alla moderazione da parte di tutti – ha affermato Peskov – vogliamo che il Niger ripristini l’ordine costituzionale il prima possibile».
di: Flavia DELL’ERTOLE
aggiornamenti di: Francesca LASI
FOTO: EPA/ISSIFOU DJIBO