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Proteste davanti all’ambasciata francese

Adesso, dopo il golpe di mercoledì 26 luglio in Niger, il controllo è nelle mani di una giunta guidata dal generale Abdourahamane Tchiani, comandante della Guardia presidenziale.

L’ Ecowas, ovvero gli Stati membri della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale, hanno deciso di interrompere le transazioni commerciali e finanziarie con il Niger. Ha poi dato un ultimatum di una settimana ai golpisti in Niger per il ripristino dell’ordine costituzionale e del governo civile del presidente Mohamed Bazoum. I capi di governo dei 15 Paesi africani hanno dato alla giunta militare in Niger una settimana di tempo affinché tutto torni come prima. Hanno diffuso sanzioni finanziarie sui golpisti.

Hanno assicurato di prendere “tutte le misure per ripristinare l’ordine costituzionale, compreso l’uso della forza” annunciando anche “la cessazione di tutta l’assistenza finanziaria al Niger e il congelamento dei  beni” dei golpisti.

In un tweet l’Alto rappresentante Ue Jesep Borrell ha espresso la posizione dell’Unione rispetto alle decisioni prese in merito alla situazione in Niger dall’organizzazione che rappresenta 15 Paesi dell’Africa occidentale: “l’Ue sostiene tutte le misure adottate da Ecowas come reazione al colpo di Stato avvenuto in Niger e le appoggerà rapidamente e con decisione. È importante che la volontà popolare espressa attraverso le elezioni venga rispettata”.

Arrestati quattro ministri

Il partito del presidente ha denunciato l’arresto di quattro interni: il ministro del Petrolio Abba Sani Issoufou Mahamadou, figlio dell’ex presidente Issoufou Mahamadou, mediatore nella crisi in corso, e il presidente del Partito nigeriano per la Democrazia e il Socialismo (Pnds) Foumakoye Gado, che vanno a unirsi al ministro dell’Interno, Hama Amadou Souley, e al ministro dei Trasporti, Oumarou Malam Alma, che erano stati arrestati nelle prime ore del golpe. Fonti vicine al partito hanno inoltre dichiarato che non si hanno notizie del Ministro delle Finanze Ahmat Jidoud e del Ministro della Pianificazione Abdou Rabiou.

I manifestanti davanti all’ambasciata francese

Migliaia di manifestanti favorevoli alla giunta si sono ritrovati domenica 30 luglio di fronte all’ambasciata francese a Niamey, la capitale del Niger, dopo che Parigi ha sospeso gli aiuti. Lo hanno fatto con slogan a sostegno dei golpisti e sventolando bandiere russe. La Francia, che non riconosce i golpisti, ha deciso di sospendere la cooperazione bilaterale con il Niger, come ha fatto anche l’Unione europea.

Parigi: “Reagiremo in caso di attacco”

“Condanniamo gli atti di violenza  intorno alla nostra ambasciata in Niger e chiediamo alle autorità di  garantirne la sicurezza – ha scritto in una nota il Quai d’Orsay -. Le forze nigerine hanno l’obbligo di garantire la sicurezza delle nostre missioni diplomatiche e dei nostri consolati come parte della Convenzione di Vienna, e le esortiamo ad adempiere a questo obbligo loro imposto dal diritto internazionale. La Francia risponderà immediatamente e con decisione in caso di attacco contro i suoi cittadini”, si legge nella nota.

L’intervento di Blinken

“Accolgo con grande favore e sostengo la leadership dei capi di Stato e di governo dell’ECOWAS per difendere l’ordine costituzionale in Niger. Il governo legittimo e democraticamente eletto deve essere ripristinato immediatamente”, ha scritto su Twitter il  il segretario di Stato degli Stati Uniti, Anthony Blinken.

Il tentativo di mediazione del Ciad

Mahamat Idriss Déby, capo della giunta militare del Ciad, ha incontrato a Niamey i militari golpisti e il presidente Bazoum, per provare a mediare la situazione. Il presidente ciadiano ha scritto sui social che ci sono state “profonde discussioni che si sono svolte in un approccio fraterno che mira a esplorare tutte le strade per trovare una soluzione  pacifica alla crisi che sta scuotendo il Paese vicino”.

Déby è stato inviato in Niger dalla Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas), nonostante il Ciad non sia membro di questo  organismo.

di: Alice GEMMA

FOTO: EPA/ISSIFOU DJIBO