Aveva le capacità e si è applicato. I 60 anni di quel trentenne che da un garage è arrivato a stravolgere tutto il mondo
È il 5 luglio del 1994 quando un trentenne di Albuquerque ha l’ambizione di dare vita alla, nelle sue intenzioni, più grande libreria globale. Questo il progetto iniziale di quello che diverrà il più importante eCommerce del mondo, Amazon. Jeff Bezos si è da poco licenziato dalla DE Shaw & Co, una società finanziaria di fondi speculativi – dopo aver già lavorato a Wall Street e nel 1986 essersi laureato in Ingegneria elettronica all’Università di Princeton – quando decide di tentare la strada dell’online, una vera e propria scommessa in quegli anni, con un investimento iniziale di 300 mila dollari.
In un primo momento il nome scelto per il nuovo sito Internet è Cadabra.com, ma ha troppe assonanze (tra cui cadavere) e, soprattutto, secondo Bezos c’è bisogno di un nome che inizi con la prima lettera dell’alfabeto, così da comparire tra le prime pagine degli elenchi. Viene così scelto il nome di uno dei fiumi più grandi del mondo – nel primo logo c’è un evidente rimando al Rio delle Amazzoni, con una A solcata da un corso d’acqua -, nome inoltre che contiene in sé la prima ma anche l’ultima lettera dell’alfabeto, così qualche anno dopo nel logo spunta una freccia che le collega, perché nel frattempo su Amazon è possibile trovare di tutto, dalla a alla z.
La piattaforma ingrana – una scelta che si dimostra vincente è quella della possibilità di inserire le recensioni ai prodotti acquistati su Amazon, una delle caratteristiche che apre le porte al Web 2.0 – e in pochi anni ai libri si affiancano anche DVD, videogiochi, macchine fotografiche ed elettrodomestici; il piano aziendale prevedeva cinque anni di perdite e i primi utili significativi arrivano in effetti nel 2001, così nei primi anni sono il fondatore e l’allora moglie MacKenzie Tuttle a occuparsi di tutto, dalle spedizioni alla contabilità, cercando di contenere i costi il più possibile.
Arriva il 1997 e Amazon.com entra nel mercato azionario, sul Nasdaq; Bezos ha ricordato su X nell’agosto del 2023 di aver conservato “questa storica copertina di Business Week del lontano 2006 incorniciata come promemoria. La ‘scommessa rischiosa’ che non piaceva a Wall Street era Amazon, che l’anno scorso ha generato entrate per oltre 62 miliardi di dollari”. Nel 1999 finisce su un’altra copertina, quella del Time, che considera “il re del cybercommerce” la persona dell’anno.
“Gradatim Ferociter” – che diverrà lo slogan della sua Blue Origin e significa “un passo alla volta, coraggiosamente” o “a poco a poco, con determinazione” – riassume perfettamente la filosofia e la storia di Bezos che sul finire degli anni ‘90, quando sembra andare tutto per il meglio, si trova a dover gestire lo scoppio della bolla Dot-com e vede le azioni di Amazon crollare da oltre 100 dollari a meno di 10. Lentamente le azioni si rialzano e il Ceo ha un’idea per l’espansione del gruppo: lanciare Amazon Web Services, l’infrastruttura su cui si poggiano i servizi, dall’hosting al cloud. Nel 2005 punta su un servizio premium di consegna a pagamento, Amazon Prime, e nel 2009 lancia il proprio lettore per eBook, il Kindle; sempre a proposito di libri Amazon sviluppa anche un sistema per pubblicare la propria opera online con Create Space. Nel 2010 è la volta dei dispositivi Echo, altoparlanti smart con un assistente personale intelligente, Alexa, che aprono ancor di più le porte di casa dei clienti di Amazon al portale.
La strada per il successo è lastricata, anche, di scivoloni. Quello di Bezos è il Fire Phone, lo smartphone che – annunciato dallo stesso Ceo nel 2014 – nelle intenzioni di Amazon avrebbe fatto concorrenza a Apple ma pochi mesi dopo il lancio vede la produzione interrompersi a causa di un invenduto da oltre 83 milioni di dollari.
Si torna allora a puntare sulle consegne con Amazon Prime Air, il servizio di spedizioni con droni che viene presentato nel 2016, parallelamente vengono ripensati anche i negozi fisici e in diverse città statunitensi vengono inaugurati gli Amazon Go, dei supermercati completamente automatizzati che non necessitano di lavoratori umani. Grazie ai due binari di commercio on e off line si aprono canali di guadagno diversi e si mettono anche le basi per futuri possibili avamposti dell’eCommerce in grado di garantire consegne super veloci o ordinare online e ritirare nello store.
Non solo negli States, comunque, si investe. In Europa e quasi in tutto il mondo sorgono centri e magazzini; per quanto riguarda l’Italia sul portale About Amazon si legge che “i nostri investimenti nelle attività italiane sono in continua crescita e, dal 2010, hanno raggiunto un totale di 16,9 miliardi di euro. Questo include sia le spese in conto capitale (come le infrastrutture che costruiamo, i nostri centri logistici, gli uffici corporate e l’infrastruttura cloud), sia le spese operative (come gli stipendi che paghiamo ai nostri dipendenti in Italia). Solo nel 2022 abbiamo investito oltre 4,3 miliardi di euro”, inoltre “la forza lavoro di Amazon in Italia è cresciuta fino a raggiungere i 18.000 dipendenti, di cui 4.000 solo nel 2022. Secondo lo studio di The European House – Ambrosetti, Amazon mantiene la prima posizione tra le aziende private che hanno creato più posti di lavoro in Italia nel periodo 2013-2022, confermandosi come uno dei principali creatori di posti di lavoro del Paese. Si posiziona inoltre al terzo posto in termini di occupazione totale tra le aziende straniere che operano in Italia e al 20° posto tra tutte le aziende italiane (dal 27° posto occupato l’anno precedente)”.
Tornando a Jeff Bezos, nel 2018 festeggia il traguardo della capitalizzazione della società di mille miliardi – 10 anni prima il valore di Amazon era di 38 miliardi di dollari – e le azioni arrivano a toccare 2.050,27 dollari. Il Ceo intanto continua a diversificare i business puntando anche sull’intrattenimento con Amazon Unbox che viene lanciato nel 2006, nel 2008 cambia nome in Amazon Video on Demand, nel 2011 si trasforma in Amazon Instant Video per arrivare alla formula attuale, Amazon Prime Video, piattaforma che dal 2013 distribuisce contenuti originali prodotti dalla divisione Amazon Studios.
Bezos è dunque alla guida di una sorta di Idra di Lerna le cui teste ricrescono anche se tagliate, con eCommerce, cloud computing, device, supermercati fisici, musica in streaming, video on demand e logistica; una Idra di Lerna che gli permette di sedere tra gli uomini più ricchi del mondo. Nel 2023 si trova a essere al terzo posto nella consueta classifica redatta da Forbes con un patrimonio stimato di 153,8 miliardi di dollari. Bezos è stato all’apice della classifica della testata dal 2018 (quando ha scalzato Bill Gates) fino al 2021 (nel 2022 è stato sorpassato da Elon Musk e l’anno successivo entrambi sono stati superati da Bernard Arnault).
A febbraio del 2021 Bezos annuncia l’intenzione di lasciare il ruolo di amministratore delegato del gigante dell’eCommerce ad Andy Jassy (già AD di Amazon Web Services dal 2016), passaggio che avviene a luglio quando Jeff Bezos va a ricoprire l’incarico di Presidente esecutivo della società.
Lasciando il timone di Amazon Bezos non rimane certo con le mani in mano. Nel 2000 infatti fonda la società per voli spaziali umani Blue Origin che in 15 anni riesce a far volare il veicolo spaziale Shepard e dal 2019 pianifica voli per il turismo nello spazio, con l’obiettivo entro il 2025 di trasportare mezzi e persone sulla Luna, dove creare un insediamento umano perenne e trasferire l’industria pesante lasciando sulla Terra quella leggera e far sì che diventi un pianeta per lo più residenziale. Nel 2013 compra The Washington Post e anche qui riesce a mettere in atto una rivoluzione: investendo sulla tecnologia e rendendo la testata storica più contemporanea riesce a salvarla da un fallimento quasi certo. Mette accanto ai giornalisti programmatori, web analyst, big data analyst, web designer, video editor garantendo storie sempre più multimediali e in un solo anno il giornale vede il numero di abbonati raddoppiare.
Inoltre effettua investimenti con la sua società di venture capital, Bezos Expeditions; nel 2017 acquista la catena di supermercati da oltre 400 punti vendita in Canada, Stati Uniti e Regno Unito Whole Foods Market; e ne 2018 rileva anche la farmacia americana on line PillPack. Nel 2012 inoltre sposa la causa politica della legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso nello Stato di Washington donando 2,5 milioni di dollari.
Accanto a tutti questi progetti Jeff Bezos negli anni si impegna in varie operazioni filantropiche: finanzia in più occasioni il Fred Hutchinson Cancer Research Center, la no-profit fondata da un ex dipendente Amazon, Worldreader, ma anche il Bezos Center for Innovation al Museo di storia e industria di Seattle nonché il recupero di due motori F-1 Rocketdyne Saturn V del primo stadio che si trovavano nel fondo dell’Oceano Atlantico (si tratta di parti dello stadio S-1C della missione Apollo 11). Bezos ha inoltre fatto donazioni milionarie al Reporters Committee for Freedom of the Press che si occupa della protezione dei diritti dei giornalisti americani e a TheDream.US, un fondo per borse di studio rivolte agli immigrati senza documenti che hanno raggiunto gli Stati Uniti da minorenni. Inoltre ha finanziato la Breakthrough Energy Coalition di Bill Gates che si impegna a promuovere energia senza emissioni.
Ad accomunare Bill Gates e Jeff Bezos c’è anche l’immenso peso che i due hanno nel settore dell’informazione. Come detto il fondatore del colosso dell’eCommerce ha acquistato uno dei giornali più importanti del pianeta, il Washington Post, il padre di Microsoft, invece, attraverso la sua Bill and Melinda Gates Foundation ha effettuato donazioni per centinaia di milioni di dollari per finanziare decine di mass media e associazioni giornalistiche.
Quella della filantropia è, inoltre, la via preferenziale delle persone più ricche del mondo per ottenere maggior consenso pubblico; come spiegano Milena Gabanelli e Francesco Tortora sul Corriere in un articolo del 2021, “la filantropia è storicamente una strategia del potere economico per guadagnare rispettabilità sociale e orientare la politica. Il meccanismo delle fondazioni, giustamente favorito da una bassissima tassazione, ha via via cambiato natura”, si sottolinea come il fondatore del colosso dell’eCommerce “ha lanciato a febbraio il Bezos Earth Fund, fondazione da 10 miliardi di dollari per sostenere la lotta al cambiamento climatico. Amazon, la multinazionale che Bezos ha fondato nel 1994, è una dei complici nella crisi dell’effetto serra: nelle consegne a domicilio in tutto il mondo non risulta utilizzi mezzi elettrici, al contrario, spesso i furgoni utilizzati dai suoi fornitori sono vecchi e inquinanti”.
Jeff Bezos come i coniugi Gates, Mark Zuckerberg e George Soros, portano avanti cause filantropiche che da un lato, seppur trattandosi di somme enormi, non intaccano il patrimonio personale, mentre dall’altro ottengono una riabilitazione mediatica.
Il 23 novembre 2023 Bezos, ad esempio, ha annunciato in un’intervista alla Cnn di aver donato 123 milioni di dollari ad associazioni che combattono l’emergenza delle persone senza casa, soldi distribuiti a 40 organizzazioni attraverso il fondo creato dallo stesso Bezos Day One Fund; nel corso dell’intervista il multimiliardario ha dichiarato di voler donare gran parte del suo patrimonio per aiutare le persone più bisognose e per la lotta al cambiamento climatico, ma “non è facile. Costruire Amazon non è stato facile. Ci è voluto molto duro lavoro, un gruppo di compagni di squadra molto intelligenti, compagni di squadra che lavorano sodo, e sto scoprendo che la beneficenza, la filantropia, è molto simile”. Mentre cerca di risolvere questi nodi, Bezos si trova anche a dover gestire le critiche di chi lo condanna per non aver firmato il Giving Pledge, una promessa che impegna centinaia delle persone più ricche del mondo che hanno aderito all’appello di donare la maggior parte della propria ricchezza a cause di beneficenza.
In materia di lotta al cambiamento climatico, poi, l’impegno di Bezos e dei suoi “colleghi” multimiliardari deve fare i conti con quanto questo ristretto gruppo di persone inquini. Secondo un report redatto dall’organizzazione no profit Oxfam (Oxford Committee for Famine Relief) e pubblicato sul Guardian il 22 novembre 2023, 12 milionari sono i responsabili di 17 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra l’anno. L’analisi pone l’attenzione non solo sulle emissioni generate dagli affari dei milionari, ma anche dai loro stili di vita. Bezos si trova al terzo posto della classifica, dietro a Carlos Slim e Bill Gates.
Arrivando a spegnere 60 candeline il 12 gennaio 2024 Jeff Bezos si trova, a mo’ di Giano, l’antico dio romano degli inizi, a essere una creatura bifronte che alle sue spalle vede di essere stato in grado di dare il via alla più grande rivoluzione commerciale del mondo contemporaneo, mentre davanti si pone sempre nuove sfide. Sfide da intraprendere – ça va sans dire – “gradatim ferociter”.