L’imprenditore milanese è accusato di aver violentato due donne dopo averle stordite con un mix di sostanze stupefacenti. La difesa punta sul vizio di mente dell’imputato

Prosegue il processo a rito abbreviato a carico di Alberto Genovese, l’ex imprenditore accusato di aver violentato, dopo aver somministrato loro un mix di cocaina e ketamina che le ha rese incoscienti, una ragazza di 18 anni e una di 23 in due occasioni distinte.

Genovese si è presentato nell’aula a porte chiuse del Palazzo di Giustizia di Milano per l’interrogatorio davanti al gup Chiara Valori. L’interrogatorio è stato richiesto dalla stessa difesa che contestualmente ha depositato un’ingente mole di documenti.

Fra questi vi sono anche relazioni mediche e referti inerenti la sua dipendenza da droghe e alcol e le sue condizioni psicologiche, che ne avrebbero compromesso la lucidità secondo la tesi difensiva che propende per il vizio di mente dovuto all’abuso cronico di stupefacenti. 

Prima di Genovese sarà ascoltata una psicologa nominata come consulente dalla difesa; presente in aula anche l’ex fidanzata dell’imprenditore, imputata per concorso nella violenza a Ibiza ai danni della 23enne.

La testimonianza della psicologa Chiara Pigni ha ripercorso il passato dell’ex imprenditore e analizzato gli schemi usati nelle relazioni affettive e il legame tra uso di sostanze stupefacenti e disturbi di personalità. Nella relazione della difesa, siglata da due esperti, è stata esposta la questione del vizio di mente.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/MATTEO CORNER