La denuncia arriva da un rapporto delle Nazioni Unite presentato a Ginevra: molte donne sarebbero state stuprate in cambio di cibo e acqua

Minacce, torture, violenze sessuali, omicidi.  È la denuncia di un nuovo rapporto dell’Onu sugli abusi subìti dai migranti detenuti in Libia. Nel rapporto, presentato oggi a Ginevra, gli investigatori delle Nazioni Unite parlano di migranti tenuti in schiavitù e di donne che violentate in cambio di cibo e acqua.

Nel documento – basato sulle testimonianze degli stessi detenuti – viene sottolineato che i migranti che cerano di raggiungere l’Europa subiscono violenze sessuali da parte dei trafficanti, spesso con l’obiettivo di estorcere denaro alle famiglie rimaste nei Paesi di origine.

Sono migliaia le persone detenute nei centri gestiti dalla Direzione per la lotta all’Immigrazione illegale (Dcim), in strutture controllate da gruppi armati non statali o tenuti prigionieri dagli stessi trafficanti.

Nel rapporto si legge che i migranti sono vittime di “omicidio, sparizione forzata, tortura, riduzione in schiavitù, violenza sessuale, stupro e altri atti disumani”. Le donne migranti, anche minorenni, “sono soggette a violenza sessuale sistematica” e affermano di essere state “costrette a fare sesso in cambio di cibo o altri prodotti essenziali”. Anche molti uomini subiscono violenza sessuale.

Proprio per questo motivo, alcune “donne e ragazze migranti si sono premunite attraverso impianti contraccettivi prima di intraprendere il viaggio verso la Libia per evitare gravidanze indesiderate”.

Una donna tenuta prigioniera ad Ajdabiya (Agedabia) ha raccontato agli investigatori che i suoi rapitori le chiedevano sesso in cambio di acqua, di cui aveva bisogno soprattutto per il suo bambino di 6 mesi, gravemente malato.

Anche molti uomini subiscono violenza sessuale.

La missione conoscitiva, creata nel giugno 2020 dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, ha il compito di documentare gli abusi commessi in Libia dal 2016. Il suo mandato sta volgendo al termine ma alcuni Paesi africani hanno depositato una bozza di risoluzione per prorogarlo di 9 mesi.

Lo scorso ottobre, gli investigatori hanno ammesso che in Libia dal 2016 sono stati commessi crimini di guerra e crimini contro l’umanità. L’elenco degli autori di queste atrocità, però, è ancora riservato.

di: Francesca LASI

FOTO: SHUTTERSTOCK