La ludopatia è una piaga sociale crescente in tutto il mondo, anche in Italia. Quando il divertimento diventa ossessione e rovina le famiglie

C’è chi compra gratta e vinci. Chi si lascia prendere la mano dal videopoker. Chi apre il portafoglio alle slot machine. Si gioca per evasione, inseguendo il sogno di cambiare vita, oppure per controllare le frustrazioni, per trovare un antidoto alla solitudine. Spesso si parte dagli spiccioli e piano piano si scivola in un vortice senza controllo, in quella che ormai da troppo tempo è riconosciuta come una vera e propria patologia, la ludopatia: una dipendenza che non implica l’uso di sostanze.

Dipendenza patologica dai giochi elettronici o d’azzardo” è, infatti, la ludopatia secondo il dizionario Treccani. Una malattia che colpisce attualmente oltre un milione e 300 mila italiani, dei quali almeno 12 mila (il 10%) sotto cure medico-psicologiche. Ed i giocatori sono di tutte le fasce anagrafiche: si passa dal pensionato che dilapida risparmi e sforzi di una vita, fino ai giovani e giovanissimi, con una media nazionale di spesa pro-capite che si attesta su oltre 1.400 euro.

I numeri sono sempre più preoccupanti nel nostro Paese. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato, che gestisce la parte legale del business, nell’ultimo Libro Blu (2021), ha presentato i dati principali relativi a macchinette, lotterie, Gratta e Vinci e giocate online. Il volume di denaro giocato in Italia è aumentato del 3,5%, attestandosi su un valore di 110,54 miliardi di euro. Negli ultimi cinque anni censiti (2015-2019) le dimensioni del gioco hanno seguito un trend crescente con un +25,3% per quanto riguarda la raccolta, +14,4% per la spesa e un bel +29,5% di incassi per il pubblico erario. Entrando nel dettaglio, quasi inarrestabile sembra essere la crescita della raccolta online che nel 2019 è stata pari a 36,4 miliardi di euro (+16% rispetto al 2018), un terzo delle giocate complessive in Italia. I più gettonati online sembrano essere i giochi di carte, quelli di sorte a quota fissa (tipo casinò, Lotto) e i giochi a base sportiva. Per quanto riguarda, invece, la raccolta sul gioco legato alla rete fisica i cosiddetti “apparecchi da intrattenimento”, ovvero slot machine e video lottery, si confermano, nonostante una tendenza in evidente calo, i più utilizzati: circa 46,7 miliardi di euro nel 2019, il 63% delle giocate complessive su rete fisica.

E durante la pandemia? Uno studio svolto dall’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa a giugno 2020 ha rilevato il cambiamento nei comportamenti: si è registrata una generale diminuzione del gioco fisico, con più del 35% dei giocatori che ha ridotto le puntate e quasi il 23% che ha addirittura smesso di giocare, mentre un intervistato su tre ha dichiarato di aver aumentato le giocate online.

Sono gli over 65 la fascia più a rischio. Come rivela una ricerca a livello nazionale dal titolo Anziani e Azzardo, fra Gratta e Vinci e Superenalotto sono molti quelli che rischiano di giocarsi, è proprio il caso di dirlo, la propria pensione. Ricevitorie e tabaccherie sono i luoghi in cui si gioca più frequentemente (44,9%); seguono i bar (24%), l’abitazione privata (8%) e i centri commerciali (6,4%). Il 45,3% degli anziani afferma di giocare per vincere denaro, il 19,7% lo fa per divertimento e solo l’8,8% per incontrare persone. La puntata massima dei giocatori anziani definibili come “patologici” va dai 1.500 euro per Bingo e scommesse, ai 6.000 euro per giochi di carte o slot, fino ad arrivare a casi rari quanto estremi di chi è arrivato a giocarsi fino a 20.000 euro al Lotto o al Superenalotto.

E questi sono solo i numeri “leciti”, perché il fenomeno del gioco d’azzardo, proprio per il volume di affari che produce nel nostro Paese, attira sempre più le brame delle organizzazioni mafiose. Un libro dal titolo Azzardopoli 2.0. Quando il gioco si fa duro… le mafie iniziano a giocare racconta giri d’affari criminali di quella che viene definita la “terza impresa” italiana. Daniele Poto la descrive come “l’unica azienda con un bilancio sempre in attivo e che non risente della crisi”, che può contare su ben 6.181 punti e agenzie sul territorio e che interessa ben 49 clan che gestiscono “i giochi delle mafie”. 

Ma i veri protagonisti non sono i numeri: sono le storie di chi purtroppo rimane incastrato in una trappola psicologica ed economica, come nel caso di Marina che per ben 7 anni è rimasta schiava del gioco. «Perché ho cominciato devo ancora capirlo – ci ha confessato – forse per curiosità, noia, solitudine. All’inizio sembrava tutto normale: passavo del tempo divertendomi. Poi si è complicato tutto quando dovevo recuperare quello che avevo perso. Ho venduto i miei gioielli più preziosi ed ho prosciugato il bancomat, senza ovviamente risolvere nulla. Facevo sparire gli estratti conto della banca per non essere scoperta ma mio marito non era uno scemo e se n’è accorto. È grazie a lui se oggi riesco a parlare del mio problema. Mi ha convinto a chiedere aiuto al gruppo di Giocatori Anonimi. Lì sono rinata: confrontarmi con persone con il mio stesso problema mi ha aiutata a liberarmi e a non sentirmi giudicata. Ancora non ne sono uscita del tutto ma faccio un passo per volta».

E siccome la ludopatia è un problema che coinvolge tutta la famiglia, anche il marito di Marina, Antonio, ha chiesto aiuto a Gam-Anon, un’associazione che supporta parenti ed amici di giocatori.

E i minorenni? Per loro l’azzardo sarebbe vietato. I titolari degli esercizi pubblici che lo consentono sono puniti con sanzioni pecuniarie che vanno dai 5.000 ai 20 mila euro, oltre al rischio di chiusura del locale fino ad un massimo di 30 giorni. Tuttavia, i numeri di Assoutenti parlano chiaro: il 29,2% degli studenti minorenni ha provato il gioco d’azzardo almeno una volta, il 3% ha un comportamento di gioco problematico e il 3,5% è a tutti gli effetti un giocatore a rischio. Un problema che coinvolge in totale 670 mila minorenni. Il 45,7% inizia per curiosità, il 38,6% per divertimento, il 5,4% per noia. «Non serve a nulla credere nella favola che i giovani non possono accedere ai giochi vietati ai minori di 18 anni – spiega Federico Tonioni, psichiatra e psicoterapeuta, considerato uno dei maggiori esperti del gioco d’azzardo patologico – perché possono benissimo utilizzare le carte di credito e i dati dei loro genitori. E poi sono continuamente tartassati da pubblicità e spot che anticipano il contatto con questo mondo creando un rapporto di confidenza». Secondo Tonioni il campo mentale di un giocatore è invaso dall’azzardo anche quando non gioca e questo rappresenta un disturbo del pensiero prima che del comportamento. Come è accaduto a Beatrice, una ragazza caduta a soli 15 anni in questo tunnel: «Ho cominciato comprando gratta e vinci ogni tanto quando mi capitava di passare da un tabaccaio. Con il passare del tempo ho iniziato a esagerare. Mia sorella maggiore mi fece notare che stavo andando oltre e mi suggerì di smettere. Smisi da sola ma solo per qualche mese. Presto ricominciai di nuovo spendendo cifre notevoli. Usavo i risparmi, le paghette e quando non mi bastavano riuscivo comunque a trovarli in casa. Un giorno su internet, per caso, ho scoperto un sito di gratta e vinci e slot machine online e nel giro di pochi mesi ho bruciato centinaia di euro destinati in realtà a comprare libri. Oggi sono in cura da uno psicologo ed anche se in certi momenti è difficile so di essere sulla strada giusta».

Insomma, ce n’è abbastanza per dire che il decreto firmato lo scorso anno dal ministro della Salute Roberto Speranza, per l’adozione di un regolamento nazionale per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle persone affette da questo disturbo, non è affatto sufficiente. Manca una legge organica del settore. Il gioco d’azzardo era legalizzato in Italia durante il governo di Mussolini, con il primo casinò autorizzato che ha iniziato la sua attività negli anni ’30. Ciò nonostante, l’industria non è stata adeguatamente regolamentata fino al 1948, quando è stato emanato il Decreto Legislativo n. 496, ancora il principale atto legislativo in materia. In base a tale legge gli operatori che intendono svolgere attività di gioco d’azzardo nel nostro Paese devono ottenere una licenza dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. L’iter burocratico per aprire una nuova sala giochi non è cosa da poco: è necessario dar vita a una nuova impresa attraverso la registrazione di una partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, procedura che viene accompagnata dall’iscrizione al Registro delle Imprese che viene effettuato presso la Camera di Commercio locale. Il gestore di una sala giochi deve mettersi in regola anche con il pagamento dei diritti SIAE, inoltre se il locale può ospitare più di 100 persone al suo interno, dovrà essere richiesto anche il Certificato di Prevenzione Incendi rilasciato dal Comando Provinciale Vigili del Fuoco. Per l’avvio dell’attività va presentata allo sportello SUAP del Comune di competenza una SCIA, la Segnalazione Certificata di Inizio Attività. Il tutto, di solito, avviene nel giro di 30 giorni. Si possono installare fino a 30 slot per una metratura da 50 a 100 mq, 70 fino a 300 mq e fino 150 macchine oltre i 300 mq. E non è tutto: altro aspetto da considerare è l’ubicazione. Esistono infatti delle specifiche leggi che vietano di scegliere locali nelle vicinanze di luoghi detti “sensibili”, come possono essere le scuole, le banche, i centri ricreativi, le discoteche, gli ospedali. Si parla cioè di tutti quei luoghi che potrebbero essere frequentati da soggetti a rischio o particolarmente sensibili che vanno tutelati da simili “tentazioni”. I costi, infine, per l’apertura di una nuova sala giochi non sono bassi: è possibile ipotizzare un investimento iniziale nell’ordine dei 70-90 mila euro, anche se dipende molto dalla tipologia di locale utilizzato e dal numero di attrazioni previste. L’unica nota positiva è che essendo tutte macchine automatizzate il personale che deve gestire la sala è ridotto a solo una persona che può essere il titolare stesso.

Il gioco d’azzardo online è stato invece legalizzato in Italia con un decreto introdotto nel 2006. Anche in questo caso gli operatori devono ottenere una licenza dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, molto attenta a rilasciare il certificato solo a soggetti qualificati e rispettabili. Per prevenire ulteriormente il gioco illegale l’Italia ha adottato misure di sicurezza aggiuntive, con gli ISP (fornitori di servizi Internet) che bloccano i siti Web di gioco d’azzardo senza licenza.

Ma anche in questo caso la “sorveglianza” non è abbastanza. Un nuovo rapporto dell’Asian Racing Federation Council su Anti-illegal Betting and Related Financial Crime ha avvertito che il 40% dei 262 siti di scommesse più popolari a livello globale sono non regolamentati o sottoregolati. In particolare, il 23% è concesso in licenza ma sotto-regolamentato, poiché opera in alcune giurisdizioni in cui non dispone di una licenza, mentre il 17% è stato etichettato come senza licenza e non regolamentato. Il rapporto ha rilevato che una tendenza particolarmente comune sono i “siti web mirror”, in cui il portale di scommesse è ospitato su più di un URL al fine di eludere l’attenzione normativa. 

È chiaro quindi che i problemi da affrontare sono ancora molti, in Italia e nel mondo. Il quadro normativo è carente e non basta neanche che la pubblicità promuova i giochi di fortuna con l’avvertenza finale “Gioca il giusto”. Se sempre più persone finiscono sul lastrico, con un passatempo apparentemente innocuo, viene da chiedersi “qual è il giusto?”.

Box 1 – I Paesi dove si gioca di più

Ogni volta che viene menzionato il gioco d’azzardo vengono in mente le sfavillanti immagini di Las Vegas. Tuttavia, l’America non è il Paese dove si gioca di più. Al primo posto si piazza l’Australia dove il gioco d’azzardo è talmente diffuso che il governo ha deciso di aumentare i tassi d’interesse. In media si perdono 1.128$ a persona. Al secondo si piazza Singapore che si è affacciato al business del casinò soltanto nel 2010 ma ha raccolto in pochi anni dati incredibili: le perdite ad adulto equivalgono a 1.174$. C’è poi l’Irlanda dove le persone destinano alle scommesse circa 600$ a persona, una cifra importante che il governo sta cercando di controllare attraverso nuove leggi. In Canada il gioco d’azzardo trova la sua massima espressione nella lotteria con perdite di 568$ pro-capite. Oltre il 41% della popolazione adulta in Finlandia gioca settimanalmente. L’età minima è stata aumentata da 15 a 18 anni nel tentativo di scoraggiare il fenomeno tra i bambini. Ad appassionare sono soprattutto le slot machine, la roulette e i giochi di carte. E l’Italia? È al sesto posto della top ten seguita da Hong Kong, Norvegia, Grecia e Spagna.