Nel 2020 sembrava impossibile tornare a stringere una transenna sotto un palco, oggi il popolo dei concerti torna a unirsi
Al contrario della celebre canzone intonata da Ornella Vanoni, la musica non è finita, anzi, ha dimostrato di essere un elemento fondamentale per unire le persone distanziate durante la prima fase di pandemia.
Tra un “andrà tutto bene” e un concerto improvvisato sul balcone, i mesi sono passati e i contagi pian piano diminuiti. Quello che sembrava impossibile, ritrovarsi vicini a migliaia di sconosciuti, è tornato a essere sempre più reale.
Il ritorno ai concerti non è stato facile, tra tavoli e trattative dei lavoratori dello spettacolo e il ministro Franceschini.
Secondo quanto dimostrato da uno studio del Dipartimento di Neuroscienze del Massachusetts Institute of Technology di Boston, il bisogno di socievolezza ha aspetti molto simili all’appetito. Un fame di socialità che negli anni scorsi ha colpito i tanti che alla prima occasione si sono riversati nei concerti, ma anche a cinema e teatro. È stato dimostrato che anche la necessità di stare in compagnia è classificabile come bisogno primario, come la necessità di nutrimento, dato che a livello cerebrale la motivazione ad agire per soddisfare il desiderio è analoga in entrambi i casi. Il soddisfacimento del desiderio, inoltre, è soggetto a due condizionamenti: da una parte l’istinto, dall’altra l’influenza dell’ambiente esterno, dal contesto di appartenenza. Così come vengono soddisfatti i propri gusti per il cibo, così per gli eventi culturali la scelta ricade su ciò che è più congeniale al proprio carattere e ai gusti intellettuali.
In Italia il primo grande evento live è stato il Concertone del Primo Maggio in Piazza San Giovanni. Secondo Massimo Bonelli, organizzatore e direttore artistico del Primo Maggio Roma, «da quando organizzo il Concertone non penso di aver mai visto la piazza gremita come quest’anno» a testimoniare la fame di eventi e di musica dopo due anni di “digiuni intermittenti”, perché per tornare agli eventi come quelli di questa estate, le date da oltre 100 mila spettatori per Vasco, le spiagge di Jovanotti, il Campovolo di Ligabue il percorso è stato difficile e l’Italia è stata l’ultima in Europa a riprendere con gli eventi live.
Dapprima il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo aveva concesso regole talmente stringenti da rendere impossibile per i gestori dei locali riprendere le attività live, poi a seguito della campagna di vaccinazione, il calo dei contagi e le istanze portate dai collettivi come Scena Unita, da maggio è stato sempre più gestibile il ritorno ai grandi eventi dal vivo.
Scena Unita nasce alla fine del 2020 su iniziativa di Fedez e altri 154 grandi nomi della musica italiana tra cui Gianni Morandi, Achille Lauro e Manuel Agnelli, con l’obiettivo di dare un aiuto concreto ai lavoratori dello spettacolo creando un fondo gestito da Fondazione Cesvi, in collaborazione con La Musica Che Gira e Music Innovation Hub. Grazie alla collaborazione di tutti gli artisti che si sono prestati come cassa di risonanza per tutti gli addetti ai lavori meno conosciuti sono stati raccolti circa cinque milioni di euro e finanziati oltre 100 progetti.
A livello mondiale il 25 gennaio 2021 è stata la data zero per i concerti in Nuova Zelanda dove 20mila spettatori si sono ritrovati sotto il palco a Waitangi senza dover osservare distanziamento o indossare le mascherine.
In Europa la capofila è stata l’Inghilterra, dove il 19 aprile 2021 a Liverpool la band Blossoms ha suonato di fronte a cinquemila spettatori liberi dalle restrizioni, unico obbligo il tampone negativo per accedere all’evento.
Tra l’11 e il 15 agosto 2021 sempre in Regno Unito si sono svolti due grandi festival, uno a Newquay, il Boardmasters e uno nel Suffolk, il Latitude.
Il 13 agosto 2021 in Italia un concerto senza regole di contenimento avvenne, scatenando le polemiche degli artisti, Fedez per primo. Salmo decise di organizzare un concerto per sostenere la Sardegna, colpita dagli incendi. Le polemiche furono asprissime.
Per un primo assaggio di normalità bisognerà aspettare il 29 ottobre del 2021 quando gli Eugenio in Via di Gioia tornano a riempire una sala al 100% della capienza, seppur con l’obbligo di indossare le mascherine.
Il primo vero e proprio grande evento live senza mascherine e distanziamento è stato il Radio Italia Live, che si è svolto a Milano il 22 maggio del 2022, di fronte a un pubblico di 20mila affamati di concerti.
Il percorso per il ritorno agli eventi live senza restrizioni ha portato a risultati, ma il long Covid ha colpito anche la platea di fruitori di eventi culturali: secondo i dati Istat la percentuale di persone che ha svolto almeno due attività culturali tra il 2020 e il 2021 è del solo 8,3% degli italiani intervistati, meno di un quarto rispetto ai dati del 2019. Dal 2005 al 2019 le persone fra i 6 i 34 anni che fruivano dell’offerta culturale oscillavano fra il 40 e il 50%, nel 2020-21 la percentuale si ferma all’11%. Tra gli over 55 dal 20% si è passati al 7%.
Nonostante le percentuali demoralizzanti ci insegna Finardi che la musica “ti vibra nelle ossa, che ti entra nella pelle, che ti dice di uscire, che ti urla di cambiare, di mollare le menate e di metterti a lottare” e quindi, come sempre, la musica tornerà e troverà sempre braccia aperte e cuori pulsanti di fronte a lei.