La federcalcio femminile australiana ha criticato la scelta di Fifa: “una calciatrice è ammirata per ciò che fa in campo e non per il suo aspetto”

Fifa sceglie la super modella e imprenditrice brasiliana Adriana Lima come prima Global Fan Ambassador dell’organizzazione in vista dei mondiali femminili, che si terranno in estate in Australia e in Nuova Zelanda, ed è subito polemica.

Dirigenti ed ex calciatrici hanno protestato per definire inappropriata la scelta di Gianni Infantino per quanto riguarda una figura che non ha nessun legame con il mondo del calcio.

«Che messaggio si manda alle aspiranti calciatrici e alle tifose che amano questo sport perché dimostra cosa sono l’emancipazione e le pari opportunità?» ha dettol’ex vicecapitana della nazionale australiana Moya Dodd che aveva guidato la task force della Fifa sul calcio femminile. «Una calciatrice è ammirata per ciò che fa in campo e non per il suo aspetto – ha continuato – e questo la pone su un livello di parità con i suoi fratelli che può cambiare tutta la traiettoria delle sue ambizioni». 

La 41enne di Bahia, ex modella di Victoria’s Secrets, è stata descritta da Infantino come una persona che “vive e respira ‘futebol'” ma è anche una figura controversa che in passato raccontò di non aver mangiato per nove giorni prima di una sfilata e nel 2006 definì l’aborto “un crimine”.

«Il diverso approccio rispetto agli uomini: per i mondiali maschili l’uomo copertina sarebbe Cristiano Ronaldo, non si capisce perché non possano scegliere campionesse come Meg Rapinoe, o Sam Kerr, o altri talenti dello sport che si vuole rappresentare», protesta la fercalcio femminile australiana pronta a promuovere la parità di genere.

Adriana Lima ha 15 milioni di follower su Instagram, e dovrebbe sviluppare, promuovere e partecipare a iniziative globali, trascinando fan di tutto il mondo. La sua nomina arriva dopo che la comunità Lgbtq+ ha criticato la scelta della Fifa di accettare una sponsorizzazione dell’Arabia Saudita per i mondiali femminili, nonostante le violazioni dei diritti civili nel regno wahabita.

di: Alice GEMMA

FOTO: EPA/VICKIE FLORES