Il regista di pulp fiction e genio del cinema splatter rimase scosso dalla storia del cerbiatto Disney

Cosa potrebbe mai scuotere un bambino che fin dalla più tenera età è stato portato dai genitori al cinema a vedere film per adulti per le scene di violenza, per i temi di sesso, sangue, guerra, omosessualità, ecc.? A quanto pare, Bambi della Disney. Lo rivela il mago del cinema splatter Quentin Tarantino, che dal 21 marzo uscirà in libreria con Cinema Speculation (edito in Italia da La nave di Teseo). Una “cine biografia” del grande regista americano in cui per la prima volta racconta la sua passione per il cinema nata nel 1970. Quell’anno infatti la madre Connie e il patrigno Curt lo portarono al cinema Tiffany di Hollywood a vedere un doppio spettacolo composto da La guerra del cittadino Joe di John G. Avildsen e da Senza un filo di classe di Carl Reiner. Peccato che Tarantino all’epoca avesse 7 anni, e comprensibilmente si addormentò prima della fine.

Sempre in tenera o tenerissima età il piccolo Quentin vide pellicole su pellicole della New Hollywood, ossia film in cui i temi vietati dal Codice Hays potevano ora essere espressi esplicitamente. Il Codice era composto di norme di autocontrollo rigidissimo e bigotto e venne poi sostituito dai rating dell’Academy, ossia le fasce di età a cui il film si rivolgeva che potevano vedere i minori solo se accompagnati. «Alcuni di questi film da adulti erano pazzeschi – scrive il regista – M.A.S.H., la Trilogia del dollaro di Sergio Leone, Dove osano le aquile, Il padrino, Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo!, Il braccio violento della legge, Il gufo e la gattina e Bullitt».

Eppure, nonostante i film non propriamente adatti a un bambino (che però altrimenti forse non sarebbe mai diventato il mostro sacro di oggi), una pellicola lo impressionò terribilmente. Si tratta di Bambi di Walt Disney. «Bambi che si smarrisce, la madre uccisa dal cacciatore e il rogo della foresta mi scioccarono più di qualunque altra cosa avessi visto al cinema. Solo L’ultima casa a sinistra di Wes Craven, che vidi nel 1974, ci andò vicino» rivela Tarantino.

di: Caterina MAGGI

FOTO: ANSA/ETTORE FERRARI