Trump: “Israele finisca il lavoro una volta per tutte”

Se ieri Haaretz aveva reso noto che tentativi di trattative erano in corso fra Hamas e Israele, pur senza esiti, ancora oggi un accordo sembra lontanissimo fra le parti. In stallo anche un possibile scambio tra ostaggi e prigionieri. Parlando alla tv pubblica israeliana Kan, una fonte ha riferito che “ci sono discussioni costanti, vengono proposte idee sulla questione del rilascio dei rapiti e ci sono contatti sull’argomento. Ma come già detto: non c’è alcuna conclusione“.

Intanto si contano le vittime del raid israeliano che ha colpito la scuola Al-Buraq nel quartiere di Al-Nasr di Gaza. Secondo Wafa hanno perso la vita almeno 50 persone, di cui soprattutto donne, bambini e anziani estratti dalle macerie già senza vita.

Rispondendo proprio in merito agli attacchi sulle strutture civili, ospedali in primis, il portavoce militare Richard Hech afferma che “se l’esercito israeliano vede i terroristi di Hamas sparare dagli ospedali di Gaza, farà quello che è necessario fare“.

Tel Aviv conferma anche avanzamenti nel piano di distruzione di Hamas. La 401esima brigata avrebbe infatti distrutto la roccaforte Badr del battaglione Shati di Hamas. Uccisi nel nord della Striscia 150 terroristi negli ultimi giorni. La roccaforte si trovava vicino a edifici civili e a un campo profughi; l’esercito ha anche attaccato un hotel sulla costa in cui, sempre secondo l’Idf, si nascondevano 30 terroristi.

Vittime civili: bilanci impietosi

Quanto alle vittime dello scorso 7 ottobre durante l’attacco di Hamas, Israele ha rivisto al ribasso il bilancio, confermando 1.200 morti rispetto ai 1.400 inizialmente indicati. Questo «è dovuto al fatto che c’erano molti cadaveri che non sono stati identificati e ora pensiamo che appartengano a terroristi, non a vittime israeliane».

Sul fronte palestinese prosegue lo stillicidio: secondo il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, “in media a Gaza viene ucciso un bambino ogni 10 minuti“, una situazione “impossibile da descrivere” con “feriti, malati e morenti” che si rifugiano in ospedali e scuole “alla disperata ricerca di cibo e acqua“, anche se “nessun luogo e nessuna persona è al sicuro“.

Erdan parla al Consiglio di Sicurezza

Proprio sui ripetuti appelli dell’Onu relativi alla preoccupazione per le vittime civili si apre uno scontro aperto: il rappresentante di Israele alle Nazioni Unite Gilad Erdan, intervenendo al Consiglio di sicurezza, ha attaccato le Nazioni Unite accusando l’Onu di essere “complice” di Hamas, “incluso tristemente lo stesso segretario generale”.

«Chiedo al Consiglio di invitarmi a condividere con loro la visione delle immagini del massacro compiuto da Hamas e ripreso dai terroristi perché capiate con i vostri stessi occhi il male da cui Israele si sta difendendo» ha dichiarato. «Questo – prosegue Erdan – è il modo con cui Hamas agisce da anni».

Trump: Israele finisca il lavoro

Mentre Blinken ha espresso preoccupazione per il numero di vittime palestinesi, “troppo alto“, Donald Trump è convinto che Israele debba essere in grado di “finire il lavoro una volta per tutte“. Lo ha dichiarato nel corso di un’intervista con Univision. L’alleato statunitense deve, secondo l’ex presidente, anche migliorare “nelle pubbliche relazioni“, un fronte sul quale “l’altra parte lo sta battendo“.

Trump ha colto l’occasione per ribadire che se lui fosse stato presidente “avremmo avuto un accordo con l’Iran“, con cui “in realtà andavamo d’accordo“, e che l’attacco di Hamas non sarebbe avvenuto.

di: Marianna MANCINI

FOTO: EPA/JUSTIN LANE