Tra i coinvolti anche un carabiniere. Scoperta una cordata di imprenditori legati alla mafia che avrebbero ottenuto commesse pubbliche
Tre imprenditori e un pubblico ufficiale sono stati posti agli arresti domiciliari come risultato di un’indagine, denominata Revolvo, condotta dalla Guardia di finanza di Reggio Calabria su presunti controlli della ‘ndrangheta su appalti e scommesse. I tre sono accusati, a vario titolo, di reati di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e turbata libertà degli incanti, con l’aggravante dell’agevolazione alla ‘ndrangheta.
I provvedimenti sono state eseguiti su ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta del procuratore di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri.
L’inchiesta del Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria conta anche altri 10 indagati tra cui alcuni funzionari del Comune di Reggio Calabria e il sequestro preventivo di 11 imprese attive nel settore edile, per un valore stimato in oltre 10 milioni di euro.
Le indagini hanno portato alla luce una cordata di imprenditori edili, contigui alla ‘ndrangheta e facenti capo a un unico gruppo familiare, che, grazie a cointeressenze e corruttele di individuati funzionari, sarebbero riusciti, in una trascorsa amministrazione cittadina, ad aggiudicarsi diverse commesse di edilizia pubblica.
E ancora, il pubblico ufficiale, un carabiniere, avrebbe consentito a uno dei tre ora ai domiciliari di disattendere sistematicamente le prescrizioni derivanti dalla misura cautelare.
di: Alessia MALCAUS