Durante un evento dell’Ordine italiano alla presenza della moglie Stella, il presidente Bortoli ha sottolineato che la difesa del fondatore di Wikileaks è una battaglia per la democrazia
L’Ordine nazionale dei Giornalisti italiani ha conferito a Julian Assange una “tessera d’onore da giornalista“. Lo ha annunciato il presidente, Carlo Bortoli, in occasione di un convegno dal titolo Il caso Assange e il diritto alla verità svoltosi alla presenza di Stella Assange.
«Siamo qui a difendere non solo la causa di un uomo incarcerato ingiustamente, ma anche e di conseguenza, a difendere un principio che è quello della libertà dell’informazione – ha spiegato Bortoli. – Assange non è né una spia, come molti erroneamente hanno detto, né uno che ha comprato o trafugato documenti riservati mettendo a rischio, come sostengono gli americani, la vita di molte persone. Tutto questo è falso perché Assange è solo un editore che ha divulgato dei documenti che era nell’interesse di tutti conoscere e che nel farlo ha messo al riparo tutte le persone coinvolte, oscurando nomi e riferimenti», ha aggiunto riferendosi al caso WikiLeaks.
«In discussione, nel suo caso è la segretezza delle fonti. E non è solo la libertà d’informazione, ma anche quella d’espressione dei cittadini che va difesa perché con l’ingiusta detenzione si sta mettendo in discussione anche lo stesso Primo emendamento della Costituzione americana che difende la libertà di parola e di pensiero e questo è già di per sé paradossale. L’ulteriore anomalia è che tutto questo avvenga negli Usa”. Paradossale infatti è che si limiti la libertà di espressione dei cittadini. La sua difesa è una vera battaglia perché la democrazia non può né deve aver paura della verità. Continueremo a chiedere che Assange venga liberato», ha aggiunto il presidente dell’Ordine.
La storia di Assange
Il giornalista, hacker e informatico Julian Assange è detenuto nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh, soprannominato “la Guantanamo britannica”, accusato dagli Stati Uniti di aver violato la Computer Fraud and Abuse Act (CFAA), la prima legge contro gli hacker e le violazioni informatiche approvata dal Congresso degli Stati Uniti nel 1986.
I reati a lui contestati si riferiscono alle attività del sito web WikiLeaks, di cui è uno dei fondatori: la piattaforma era nata con lo scopo di pubblicare documenti governativi, militari e diplomatici coperti da segreto promettendo di garantire l’anonimato. Il dominio wikileaks.org venne registrato il 4 ottobre del 2006 e chiuso nel 2008 su sentenza di un tribunale della California dopo la denuncia della banca svizzera Julius Bär. Oltre ad Assange, i nomi di altri fondatori, così come dei donatori che ne hanno permesso lo sviluppo, sono rimasti un mistero.
Nel 2010 Assange ha contribuito alla pubblicazione di quasi mezzo milione di documenti relativi alle guerre statunitensi in Iraq e Afghanistan. Nello stesso anno, dopo un mandato di cattura internazionale per stupro e molestie emesso da un tribunale svedese, è stato arrestato a Londra e nel 2012 la giustizia britannica ha definitivamente respinto i suoi ricorsi contro l’estradizione in Svezia.
Per evitare di essere estradato negli Stati Uniti si è quindi rifugiato presso l’ambasciata ecuadoriana a Londra chiedendo e ottenendo asilo politico, status poi revocato nell’aprile del 2019 per violazioni della convenzione internazionale. Assange è stato quindi nuovamente arrestato su richiesta del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti: nel gennaio 2021 il tribunale penale di Londra ha respinto la richiesta di estradizione presentata dagli Stati Uniti, successivamente accolta dal governo britannico solo nel giugno 2022.
di: Alessia MALCAUS
FOTO: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI